Federpesca, Wwf, Pro Natura, Ficedula e Birdlife si oppongono al metodo classico previsto dalle Ofible

Il presidente di Federpesca, Urs Lüchinger, ce lo aveva già detto lo scorso 9 marzo: «Preferiamo la soluzione da noi suggerita». E così, visto che le Officine idroelettriche di Blenio (Ofible) vogliono adottarne una diversa, la stessa Federazione ticinese per l’acquicoltura e la pesca insieme a Wwf, Pro Natura, Ficedula e Birdlife hanno presentato opposizione alla richiesta di autorizzazione per lo spurgo della diga della Val Malvaglia presentata un mese fa dalle Ofible. Le quali prevedono l'utilizzo della tecnica tradizionale di spurgo per il rilascio di 220/240'000 metri cubi di sedimenti fini su due stagioni (2029 e 2030). Vale a dire un rilascio di 110/120’000 metri cubi a stagione nell’arco di due settimane. Rilascio che avverrebbe direttamente nel riale Orino situato a valle dello sbarramento, che poi confluisce nel fiume Brenno che a sua volta sfocia nel fiume Ticino.
Le associazioni ambientaliste e i pescatori contestano fermamente questa modalità, definendola incompatibile con la salvaguardia della vita acquatica e con gli attuali vincoli normativi: “È in contrasto con i principi fondamentali della legislazione ambientale vigente, che impone la massima tutela delle acque e della biodiversità. Non è ammissibile che la gestione dei sedimenti avvenga a scapito dell'ecosistema fluviale. È necessario adottare altre soluzioni tecnologiche che permettano la rimozione dei sedimenti senza devastare il corso d'acqua. Esistono oggi alternative valide che devono essere valorizzate e preferite al metodo tradizionale, ormai superato e pericoloso”. Il Brenno, in particolare, “versa in una situazione di grave difficoltà ecologica. Il rilascio di una massa così consistente di sedimenti comporterebbe conseguenze letali per la fauna ittica e alterazioni irreversibili dell'habitat. Il pericolo non si limita al tratto locale: l'impennata di torbidità si propagherebbe a valle, interessando direttamente il fiume Ticino e minacciando la preziosa zona della Bolla di Loderio, area protetta di rilevanza federale”.
La massa complessiva di limo da eliminare ammonta a 450mila metri cubi: circa 200/220mila, la parte più grossolana, sarebbero estratti dal lago e stoccati in loco; per gli altri 220/240mila Federpesca già nel 2023 aveva proposto uno spurgo più ‘morbido’ e con tempistiche più lunghe. Come? Diluendo maggiormente i sedimenti, così da evitare uno scarico diretto e far passare l’acqua dalla condotta forzata per due/tre anni, con relativo turbinaggio e produzione di elettricità alla centrale Ofible di Biasca. «Questo anche perché Ofible ha mantenuto una vecchia turbina giunta a fine vita che potrebbe venire usata per l’acqua sporca», evidenziava sei mesi fa Lüchinger. Così facendo si eviterebbe di incidere sugli iniziali 15 km di fiume. Ma Ofible temendo la compromissione delle turbine propende per la terza via, ossia insufflare aria nei sedimenti fini, rimescolare l’acqua e spedirla nel fiume Orino tramite un monitoraggio costante che bloccherebbe l’evacuazione in caso di eccessiva torbidità.