La deflagrazione verificatasi questa mattina nel vecchio complesso del Ritom ha fatto due vittime. Il cordoglio dell’azienda, delle Ffs proprietarie e del governo

Sono entrambi deceduti gli operai dell'Azienda elettrica ticinese (Aet) coinvolti nell'esplosione verificatasi oggi alle 9.30 nella vecchia centrale del Ritom a Piotta, più precisamente al piano interrato -1. Lo comunica la Polizia cantonale. Si tratta di un 55enne svizzero domiciliato nel Luganese; per contro è ancora in corso il riconoscimento formale del collega, sebbene le sue generalità siano note ai loro colleghi e al datore di lavoro. A nulla è valso il trasporto d'urgenza all'ospedale con la Rega.
Alla Centrale comune d'allarme è stata segnalata la presenza di un incendio sviluppatosi all'interno dell'edificio. Sul posto sono intervenuti gli agenti della Polizia cantonale, i militi del Corpo pompieri di Biasca, dell'Alta Leventina e di Bellinzona, che hanno provveduto alle operazioni di spegnimento e di messa in sicurezza dell'area, nonché Tre Valli Soccorso e Rega. Al momento dell'evento sul posto erano al lavoro i due operai. Per prestare sostegno psicologico alle persone coinvolte è stato richiesto l'intervento del Care Team. L'inchiesta è coordinata dalla procuratrice pubblica Valentina Tuoni.
Si registrano ingenti danni alla struttura. L'esplosione, come detto, si è verificata al piano interrato -1 e lo spostamento d'aria è stato importante: «A tal punto che al pianterreno sono state divelte le finestre e il portone principale», ci spiega Corrado Grassi, comandante del Centro soccorso cantonale di Biasca presente sul posto a sostegno del Corpo pompieri dell'alta Leventina. Le cause e l'esatta dinamica di quanto avvenuto sono al momento oggetto di accertamenti. Diverse le ipotesi al vaglio. Possiamo citare ad esempio un possibile problema verificatosi a un apparecchio di grosse dimensioni, quale può essere un convertitore di frequenza per lo scambio tra la rete elettrica di Ffs e quella dell'Aet; come pure un cortocircuito. «La potenza e la tipologia dell'esplosione verificatasi nella centrale – dettaglia Grassi restando sempre nel campo delle ipotesi – sono del tutto simili a quelle riconducibili a fughe di gas. Ma il Centro chimico cantonale di Bellinzona, ben presto giunto sul posto, ha analizzato la situazione e non ha ravvisato alcuna fuga. Inoltre il gas utilizzato per isolare le grosse apparecchiature elettriche presenti nelle centrali è inerte, vale a dire che non esplode». In definitiva sarà compito dei tecnici di Aet e della Polizia scientifica risalire alla causa esatta. «Se posso azzardare un'ipotesi abbastanza attendibile, parlerei di cortocircuito», conclude Grassi: «In base all'esperienza, posso affermare che quando dei cortocircuiti si verificano in grosse apparecchiature elettriche, l'effetto generato, la potenza e lo spostamento d'aria sono del tutto simili a quanto verificatosi oggi».
Nel corso del pomeriggio in comunicato stampa congiunto le due aziende titolari della Ritom Sa – società partecipata al 75% dalle Ferrovie federali e al 25% dal Cantone Ticino con Aet – hanno espresso il loro cordoglio: “Le Ffs, proprietarie della centrale, e Aet, i cui collaboratori si trovavano nella centrale per svolgere le mansioni assegnate, esprimono profondo cordoglio per le due vittime. Roberto Pronini, direttore dell’Aet, e Nicolas Ecoffey, responsabile energia delle Ffs, esprimono la loro vicinanza ai famigliari e si dicono profondamente scossi dal tragico incidente”. Ffs e Aet sono in stretto contatto con le autorità competenti, che chiariranno le cause e l’esatto decorso dell’evento. Entrambe le aziende, conclude il comunicato, “analizzeranno l’accaduto per comprendere le cause e trarre gli insegnamenti necessari”.
Anche il Consiglio di Stato tramite una nota stampa comunica di aver “appreso con immensa tristezza e sgomento la notizia dell’infortunio sul lavoro” e “a nome di tutta la popolazione ticinese esprime un pensiero di cordoglio, vicinanza e solidarietà alle famiglie delle persone decedute”.
Intanto a sette anni di distanza – sempre restando nel campo delle Ferrovie federali – non si conoscono ancora le responsabilità del dramma consumatori il 5 febbraio 2019 ad Airolo dove un 40enne di Arbedo-Castione addetto alla verifica/manutenzione dei binari ferroviari era stato travolto da un treno TiLo mentre a bordo di un carrello d’ispezione diretto a Erstfeld, e in compagnia di un collega 39enne rimasto gravemente ferito, aveva da poco oltrepassato il portale sud della galleria del San Gottardo. Sulle prime l'allora procuratrice pubblica Marisa Alfier aveva ipotizzato il reato di omicidio colposo nei confronti di quattro persone: lo stesso collega della vittima, pure lui come detto investito dal convoglio, il capo sicurezza, la capo movimento e un addetto di Securitrans, la società incaricata di garantire la sicurezza sui binari. Dopo i primi interrogatori erano emerse due versioni discordanti sui fatti, in particolare su quale raccordo ferroviario era stato raccomandato di tenere chiuso per poter eseguire i lavori sulla linea. Nel 2022 la pp Alfier aveva prospettato l’abbandono del procedimento penale a carico della donna. Ma l'elenco degli indagati si era allungato, coinvolgendo anche il superiore dei due operai e un capo team attivo nell’ambito della sicurezza ferroviaria. Tutti respingevano gli addebiti. L’inchiesta ha dovuto chiarire aspetti molto complessi, specie di natura tecnica, e non si è ancora conclusa.