Bellinzonese

‘Sull’ex Lati incongruenze e informazioni parziali o assenti’

La nuova caserma dei Pompieri di Bellinzona prevista a Sant’Antonino registra la quinta interpellanza. Mossi Nembrini: ‘Il Cc deve poter deliberare con cognizione di causa’

L’ex fabbrica di formaggi di Sant’Antonino, chiusa da alcuni anni
(Ti-Press)
18 agosto 2026
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«Troppe incongruenze, informazioni parziali, imprecise, sbagliate, infondate o assenti. Ciò che rende impossibile al Legislativo di Bellinzona deliberare con cognizione di causa, condizione imposta dalle leggi e ribadita dai tribunali, pena la nullità della decisione». Ne è convinta la consigliera comunale Maura Mossi Nembrini (Più Donne) che con queste parole spiega il senso della sua dettagliata interpellanza di undici pagine e 40 domande con cui chiede al Municipio di esporre meglio – prima che il Cc affronti il tema in seduta plenaria durante l’autunno – il messaggio sull’acquisto dell’ex Lati di Sant’Antonino (spesa 14 milioni) proposto nell’ottica di trasformare il grande complesso (investimento pari a circa 20 milioni) nella nuova sede dei Pompieri cittadini, della Protezione civile regionale (“ai cui organi il progetto non è finora mai stato presentato”) e dei magazzini per le necessità di segnaletica stradale ed eventi.

Un’interpellanza i cui molti dubbi combaciano con le varie opinioni scettiche tutt’oggi presenti nei gruppi politici e in seno alla Commissione gestione preposta a elaborare all’indirizzo del Legislativo uno o più rapporti sul messaggio municipale firmato lo scorso dicembre e che cancella de facto l’opzione sempre portata avanti nell’arco degli ultimi vent'anni all’ex Birreria di Carasso, ritenuta dall’Esecutivo più cara di 8-10 milioni. Messaggio la cui analisi pre-voto sta richiedendo una tempistica eccezionalmente lunga, contraddistinta finora da ben cinque fra interrogazioni e interpellanze (due della stessa Mossi Nembrini), di cui due pendenti. Ciò che, a rigor di logica, potrebbe far slittare il tema dalla seduta di Cc del 21 settembre a quella agendata il 19 ottobre. A meno che il Municipio ottenga di poter rispondere per iscritto all’interpellanza prima del 21 settembre. Pur cosciente, fra l’altro, che qualcuno ha già annunciato di voler lanciare un referendum contro l’eventuale avallo. Referendum motivato anche dal fatto di spostare l’ubicazione al di fuori del comprensorio cittadino, favorendo un Comune che nel 2015 votò contro l’aggregazione.

Il precedente al Tram del Quartiere Officine

“Non si tratta semplicemente dell'acquisto di un immobile – premette l’interpellante – ma di una scelta che comporterà un investimento di decine di milioni di franchi e che condizionerà per molti decenni l'organizzazione dei servizi di soccorso, la pianificazione territoriale e le finanze della Città. Perciò il Consiglio comunale ha il diritto, ma soprattutto il dovere di deliberare sulla base di informazioni complete, corrette, trasparenti e verificabili”. Lo ha peraltro detto il Tribunale amministrativo cantonale accogliendo parzialmente lo scorso ottobre il ricorso di un gruppo di cittadini (fra cui la stessa Mossi Nembrini) contro la decisione del Cc sul Piano particolareggiato del nuovo Quartiere Officine.

Vuoto comunicativo e destinatari dei 14 milioni

A far storcere il naso, per cominciare, è la tempistica relativa al messaggio sull’unificazione dei Corpi pompieri di Bellinzona, Cadenazzo e Gambarogno (aprile 2025), i primi contatti avuti dal Municipio (inizio 2025) con la proprietaria dell’ex Lati (la Cooperativa dei produttori di latte della Svizzera centrale, Zmp) e il messaggio sull’acquisto di mappale e stabile (dicembre 2025) presentato “senza che al Legislativo sia stato sottoposto alcun atto interlocutorio”. Questo mentre nel messaggio di aprile, che ha di fatto rivisto l’organizzazione dei pompieri nella capitale e nel Gambarogno, “non compare alcun riferimento a un’ubicazione al di fuori del territorio cittadino”. Il Legislativo “ha dunque deliberato sull’assetto del Corpo pompieri senza essere informato di una trattativa già avviata e destinata a determinarne la sede”. Il vuoto informativo, ai danni del Cc, riguarda anche la destinataria dei 14 milioni, visto che nel 2019 il capitale della Lati fu ripartito fra Zmp Invest Ag, Cetra Alimentari Sa e Federazione ticinese produttori di latte, che resta a sua volta titolare della Fela Ticino Sa e della Cantina di Giubiasco Sa. Il ricavo della vendita dell'immobile “è dunque suscettibile di ripartirsi, o di essere destinato al rimborso di apporti e crediti, all'interno di una compagine composta da società attive nel medesimo settore e legate fra loro da rapporti di partecipazione. È un elemento che il Cc deve poter conoscere prima di deliberare l'impiego di 14 milioni di denaro pubblico”.

Anche la Polcom ‘extra muros’?

Entrando poi nello specifico della struttura, l’interpellanza chiede di dimostrare il dimensionamento del programma degli spazi. Infatti “la documentazione trasmessa al Cc non contiene alcun documento di analisi dei fabbisogni, un concetto operativo o uno studio di fattibilità che espliciti i parametri sui quali tale programma è stato dimensionato, ossia numero di militi professionisti e volontari, numero e tipologia dei mezzi da ricoverare, posti letto e amministrativi”. Idem per Pci e magazzini per segnaletica ed eventi. Quindi l’affondo sulla comparazione col sito di Carasso: “Nel messaggio viene ripetutamente affermato che la variante ex Birreria limiterebbe gli sviluppi futuri. Tuttavia, non risulta allegato alcuno studio che dimostri tale conclusione”. Un accenno riguarda anche la Polizia comunale, responsabile del materiale segnaletico: “Visto che il messaggio prospetta, fra i vantaggi del sedime, la possibilità per la Città di inserirvi in futuro (su 3’670 metri quadrati su superficie utile lorda residua) altri contenuti che necessitano spazi, senza indicare quali, non è forse che si sta ipotizzando, in prospettiva, di trasferire a Sant’Antonino anche la Polizia cittadina?”.

Confronto con Mendrisio, Zurigo e Lucerna

Pure criticato il metodo utilizzato dal Municipio per confrontare ex Lati con ex Birreria, laddove sostiene che il secondo comparto non consentirebbe l'inserimento del programma di spazi richiesto: “Rispetto a quanto già pianificato e progettato nel corso degli anni l’affermazione è grave e infondata”. Gli analoghi servizi di Mendrisio e Lugano infatti “occupano superfici e volumi uguali o inferiori rispetto all’ex Birreria”. Inoltre “il confronto sembra essere stato effettuato applicando criteri differenti” sui locali richiesti; e quanto ai piazzali esterni pavimentati “il programma degli spazi prevede una quantità sproporzionata” rispetto a Mendrisio, Zurigo e Lucerna. Criticato pure il modo con cui le superfici vengono conteggiate, con differenze sensibili di pagina in pagina, fra riassunti e tabelle, che impediscono un confronto chiaro. Pure assenti – lamenta l’interpellante – il programma funzionale, il preventivo e il progetto alla base dell’investimento stimato in 38-42 milioni nell’ex Birreria. Così facendo “il confronto con i 34 milioni dell’ex Lati non consente di stabilire se si stiano effettivamente confrontando due progetti equivalenti”, con in più la necessità di aggiungere i costi di progettazione fin qui sostenuti per l’ex Birreria. Sempre per Carasso poi il Municipio indica che 5 milioni sono necessari per la premunizione idraulica di due torrenti, opere che andrebbero però a favore dell’intera area artigianale. Pure criticato, poiché incompleto, il confronto dei tempi di percorrenza (trasferte quotidiane e urgenze antincendio) fra ex Birreria, ex Lati e attuale sede di via Mirasole.

Magazzini, ‘manca un concetto globale’

Infine il capitolo magazzini comunali: a Sementina è prevista una nuova struttura da 14 milioni, mentre una parte finirebbe a Sant’Antonino. “Non è chiaro secondo quale strategia complessiva alcune attività vengano centralizzate e altre rimangano distribuite sul territorio”. Maura Mossi Nembrini sollecita dunque “un concetto globale dei magazzini comunali e della logistica della Città esteso ai 13 quartieri. Prima di procedere con investimenti di questa portata sarebbe opportuno conoscere quali sedi si intendono mantenere, quali dismettere, quali funzioni centralizzare e dove, quanti dipendenti e mezzi saranno trasferiti e quali saranno le conseguenze in termini di percorrenze, tempi di lavoro e costi d'esercizio”. In chiave strategica “occorre chiedersi se la progressiva concentrazione delle attività in pochi grandi poli produca effettivamente benefici per la manutenzione dei 13 quartieri oppure se, al contrario, determini maggiori spostamenti di personale, mezzi e materiali, tempi improduttivi e una minore presenza quotidiana sul territorio”. Frecciatina finale: “A dieci anni dall’aggregazione, la necessità di una pianificazione di collocamento territoriale di qualsiasi servizio dovrebbe essere ormai una realtà consolidata”.

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