Il Municipio di Bellinzona ha avallato l’operazione interpartitica convalidando 3’738 delle 4’650 firme consegnate

Referendum ritenuto regolare e ricevibile, convalidate 3’738 firme delle 4’650 depositate l’11 maggio e popolazione chiamata alle urne il prossimo 27 settembre. Questi gli estremi della decisione municipale adottata ieri sul referendum ‘Salviamo i nostri castelli’ lanciato a Bellinzona contro lo stanziamento di 19 milioni votati in marzo dal Consiglio comunale per la realizzazione della prima fase di rilancio turistico, storico e culturale della Fortezza e per la progettazione della seconda fase. Il referendum, ricordiamo, è stato lanciato da un gruppo interpartitico coordinato dall'ex sindaco Brenno Martignoni Polti e costituito da esponenti di Udc, Partito comunista, Avanti con Ticino&Lavoro e sostenuto da altre forze come Movimento per il socialismo ed HelvEthica.
Le 3’738 forme convalidate superano ampiamente il minimo di tremila richiesto. Significativo il numero di firme per contro escluse, più di 900, riconducibili e persone non domiciliate e a stranieri, quindi senza diritto di voto a Bellinzona e rispettivamente in generale in Svizzera.
Tre gli elementi principali della contestazione: la denominazione Fortezza anziché Castelli, l'entrata a pagamento di alcuni settori oggi liberi e l'assegnazione della gestione a una Fondazione formata dalle varie istituzioni anziché al Comune. Un quarto elemento, inizialmente non presente al momento del lancio della raccolta firme, è l'ammontare dell'investimento, che specialmente Avanti con Ticino&Lavoro ritiene sproporzionato e insostenibile coi tempi che corrono, sebbene suddiviso fra Città, Cantone proprietario, Confederazione e qualche ente privato. Tutte tesi che il Municipio e la maggior parte dei partiti respingono, difendendo la necessità di concretizzare il progetto strategico così com'è stato finora concepito dai vari attori istituzionali, peraltro atteso da molti anni e in grado di portare più visitatori nella capitale e linfa al tessuto economico.
Il dibattito pubblico, oltre che politico, è lanciato e si preannuncia molto accesso.