Bellinzonese

Fortezza, firme raccolte distorcendo uno dei tre temi

A Sementina un addetto ingaggiato dai referendisti invita la gente a votare ‘contro la privatizzazione dei castelli’

I referendisti schierati davanti al Sasso Corbaro
(Foto Regione)
16 aprile 2026
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Piazzale della Coop a Sementina, mercoledì 15 aprile verso le 9.30 del mattino. Come sempre un luogo brulicante di gente che va in farmacia, a fare la spesa, a sbrigare qualche commissione in Posta o a scambiare due chiacchiere al bar. Un uomo sulla settantina si avvicina ai passanti, li ferma e gentilmente pone loro la domanda da 19 milioni di franchi: «Buongiorno, vuole firmare il referendum contro la privatizzazione dei castelli?». Una parte dei passanti nemmeno lo considera, altri ascoltano distrattamente e non gli danno retta, pochi firmano e qualcuno reagisce dicendogli che non ci pensa nemmeno a sottoscrivere il referendum. Lui in tutta risposta rincara la dose: «Allora preferisce che diventino di una fondazione e non più pubblici?».

Bam. Quanto basta per dire che da qualche parte nella Bellinzona aggregata, almeno un raccoglitore di firme ingaggiato dai referendisti non la dice giusta, sia nel porre la domanda, sia nello sviluppare il tema qualora qualcuno affermi di non pensarla come lui. Perché semplifica, ribalta e distorce ciò che mai nessuno ha detto o pensato, nemmeno lo hanno fatto i più ostili col Municipio. I referendisti – o meglio la parte comunista di loro, che cammin facendo ha saputo aggregare altri politici ignari del tema fino all’altroieri, fino a quando qualcuno li ha convinti a salire sul carro – chiedono infatti una cosa chiara, ossia di evitare che passi a una fondazione non già la proprietà dei castelli e delle murate, che rimane del Cantone, bensì la gestione della Fortezza una volta rilanciata dal profilo culturale e turistico con un investimento (prima tappa) di appunto 19 milioni.

Una bella differenza quella che passa fra proprietà e gestione, specialmente su un tema tanto sensibile – perlomeno a Bellinzona, vista la sua storia politica dal 2000 a oggi – come quello del “cosa dev’essere pubblico e cosa può essere privatizzato”, che fa presa sui politici e anche sulla gente comune, quella che la mattina assorta nei suoi pensieri va a fare le commissioni e rischia sui due piedi di farsi intortare, e che in definitiva esercita poi il diritto di voto.

La reazione: ‘Non va bene, si dica il giusto’

Sorpreso dell’accaduto il consigliere comunale Brenno Martignoni Polti (Noce) che insieme al Partito comunista guida la cordata dei referendisti: «Ero ignaro di quanto accaduto a Sementina – ci dice quando gli chiediamo spiegazioni – ed evidentemente non va bene che il tema venga esposto alle persone in questo modo. Specialmente in politica la trasparenza dev’essere messa al primo posto e farò dunque le mie verifiche, affinché chi raccoglie le firme adotti il giusto approccio. Dev’essere chiaro che le tre motivazioni alla base del referendum sono: il nome che deve rimanere ‘Castelli’ e non ‘Fortezza’, l’accesso agli spazi aperti e alle murate che deve rimanere libero e non a pagamento, la gestione che non va affidata a una fondazione ma mantenuta saldamente in mano pubblica».

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