Una mozione interpartitica chiede al Municipio di avviare un progetto pilota in una o due sedi di Scuola dell’infanzia entro l'anno scolastico 2027/2028

Avviare “un progetto pilota per l'attivazione di sezioni a orario prolungato” in una o due sedi di Scuola dell’infanzia di Bellinzona “entro l'anno scolastico 2027/2028”. In altre parole, una mozione interpartitica – prima firmataria Camilla Guidotti (Centro) – chiede alla Città di mettere a disposizione uno spazio per accogliere bambini dell'asilo anche al di fuori dall'orario ordinario. E questo per rispondere alla necessità “di conciliare meglio i tempi di lavoro delle famiglie con quelli scolastici, garantendo un'accoglienza sicura e pedagogicamente curata, in stretta collaborazione con la scuola dell'infanzia”. L'atto parlamentare – firmato pure da consiglieri comunali di Unità di sinistra, Verdi/Fa, Lega, Mps e Avanti con Ticino&Lavoro/Più Donne/Noce – incarica inoltre il Municipio di “inserire nei preventivi 2027 e 2028 il credito necessario per il primo anno scolastico, comprensivo di adeguamento degli spazi e di personale aggiuntivo”, così come di “valutare entro giugno 2028 i risultati del progetto pilota in termini di efficacia educativa, sostenibilità finanziaria e soddisfazione delle famiglie, definendo la formula ottimale (tariffe proporzionali al reddito, numero minimo di iscritti, orari) per un'eventuale estensione a tutto il territorio comunale”.
Stando ai consiglieri comunali le famiglie che potrebbero beneficiare maggiormente di tale servizio sono quelle con bambini di 3 anni che iniziano a frequentare l'anno facoltativo della Scuola dell'infanzia. E sono parecchie, visto che si stima che “oltre il 90%” scelga di iscrivere i propri figli già a partire da questa età. Il fatto è che “nei primi mesi l'organizzazione oraria ridotta e graduale dell'inserimento rende complicata la gestione quotidiana per molte famiglie, soprattutto quelle prive di una rete di supporto”. In sostanza i bambini ‘facoltativi’ cominciano a frequentare l'asilo inizialmente solo alla mattina. Di conseguenza “i bambini non trovano possibilità di proseguire la giornata in un contesto educativo strutturato”. Inoltre, questa frequentazione limitata della scuola dell’infanzia “rende la loro integrazione nei centri extrascolastici logisticamente più complessa e meno sostenibile dal punto di vista organizzativo”. A tutto ciò si aggiunge pure “una forte disomogeneità sul territorio comunale: alcune zone possono contare su realtà più flessibili o su deroghe che permettono l'accoglienza dei più piccoli; altre invece non offrono alcuna possibilità pomeridiana”. La situazione attuale, stando ai mozionanti, genera quindi “disuguaglianze tra famiglie e tra quartieri, nonché un carico organizzativo difficile da gestire per chi lavora a tempo pieno”.
In questo contesto, una risposta concreta “può essere rappresentata dall'introduzione di sezioni di scuola dell'infanzia a orario prolungato – almeno una per zona – accessibili a tutti i bambini che frequentano le scuole comunali e non solo a quelli dell'anno facoltativo”, si sottolinea nel testo. “Queste sezioni, attive prima e/o dopo l'orario scolastico ordinario, offrono un contesto socio-educativo continuativo in cui i bambini possono giocare, socializzare e sviluppare autonomia sotto la guida di personale specialmente formato, diverso dal corpo docenti”. Questo servizio di accoglienza – già consolidato a Lugano, Locarno, Mendrisio e Chiasso – con orari che si estendono dalle 7 alle 19 circa permetterebbe “ai genitori di conciliare meglio lavoro e vita familiare, garantendo al tempo stesso ai bambini una transizione più serena nella giornata scolastica”. A ciò va poi aggiunto che “restare negli stessi ambienti rafforza il senso di appartenenza al gruppo e alla scuola, elemento che sostiene lo sviluppo dell'autonomia e delle competenze sociali”. Insomma, “l'introduzione di una sezione a orario prolungato per zona – partendo dalle sedi dove il bisogno è più evidente – rappresenterebbe quindi una misura concreta, sostenibile e socialmente giusta, capace di rispondere a bisogni reali con strumenti pedagogici già sperimentati e apprezzati in altri contesti”.