Bellinzonese

Seghezzone di Giubiasco ‘da dezonare per il nuovo ospedale?’

Le deputate di ‘Più Donne’ chiedono lumi al governo sul vasto terreno di Giubiasco dove il Cantone intende alloggiare migranti ma anche costruire scuole

Il terreno misura 34’500 metri quadrati
(Ti-Press)
23 marzo 2026
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Quale futuro per il vasto terreno del Seghezzone di Giubiasco e per le sedi scolastiche nelle quali in Ticino si formano i giovani nelle professioni sanitarie e sociali? Lo chiedono al Consiglio di Stato le granconsigliere di ‘Più Donne’ Maura Mossi Nembrini e Tamara Merlo alla luce di tre elementi: dapprima i previsti spostamenti (fra provvisori e definitivi) di alcune scuole cantonali oggi presenti nel Sopra e Sottoceneri; poi l’altrettanto previsto utilizzo cantonale di una parte del vasto mappale giubiaschese quale centro d’accoglienza provvisorio di richiedenti asilo durante i prossimi tre/quattro anni; in terzo luogo la voce circolante secondo cui lo stesso Cantone (Dipartimento del territorio) vorrebbe dezonare il Seghezzone (ossia rendere non più edificabili i suoi 34’500 metri quadrati) nell’ambito della compensazione pari a 100mila metri necessaria per consentire la realizzazione del nuovo ospedale di Bellinzona previsto alla Saleggina occupando appunto dieci ettari di terreno attualmente in gran parte verde.

Nel Piano regolatore di Giubiasco – ha dal canto suo spiegato di recente il Municipio di Bellinzona rispondendo a un'interpellanza della stessa Mossi Nembrini – il Seghezzone, di proprietà del Consorzio correzione fiume Ticino (con diritto di superficie accordato nel 2001 al Cantone per la durata di 90 anni), figura come area per attrezzature ed edifici pubblici, destinata al Centro comando della Polizia cantonale (mai realizzato in quel luogo), a uffici amministrativi e quale area di svago. Per contro sin dal 2022 il Cantone (Dipartimento finanze ed economia e Dipartimento educazione, cultura e sport) prevedono di realizzarvi un polo formativo con una scuola media e le sedi centralizzate della Scuola specializzata superiore di cure infermieristiche (prima a Lugano, ora provvisoriamente a Manno) e della Scuola specializzata delle professioni sanitarie e sociali (Sspss ora a Giubiasco e Trevano, il cui complesso sarà ristrutturato).

Sopraceneri penalizzato?

Un quadro abbastanza complesso sul quale le due deputate vogliono vederci chiaro, a partire dal messaggio governativo firmato l’11 marzo per la sottoscrizione di due contratti di locazione (spesa annua 1,34 mio) e la richiesta di un credito d’investimento di 8,8 mio per la riorganizzazione logistica del complesso Galleria 2 di Manno dove inserire a titolo provvisorio anche il Centro professionale sanitario e sociale medico tecnico e il Centro cantonale di simulazione. È dunque a Manno che il Cantone intende centralizzare le formazioni sociosanitarie? E quali sarebbero allora le prospettive per il Sopraceneri, che già oggi vede una progressiva riduzione dell’offerta formativa, con il trasferimento parziale o totale di formazioni verso il Luganese? In particolare, la sede della Scuola specializzata superiore in cure infermieristiche di Bellinzona è destinata a essere completamente trasferita a Manno oppure sono previsti investimenti o nuove strutture nel Bellinzonese? La Sspss che lascerà Trevano dal 2029 è ancora prevista in una sede centralizzata unica al Seghezzone? In caso contrario, dove s’intende collocarla? Sempre per il Seghezzone, l’utilizzo provvisorio per i migranti è compatibile con la pianificazione a medio-lungo termine per un possibile polo scolastico? E corrisponde al vero che vi siano ipotesi di dezonamento o ridefinizione pianificatoria del Seghezzone, anche in relazione a possibili sviluppi per l’ospedale alla Saleggina?

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