PREONZO

Petrolchimica, la bonifica non è dietro l'angolo

Sono iniziati i carotaggi per capire l'entità dell'inquinamento, ma per il risanamento completo ‘occorrerà ancora qualche anno’, precisa Mauro Togni

Le strutture sono state smantellate, ma il terreno rimane inquinato
(Ti-Press)
10 febbraio 2026
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Gli odori sgradevoli percepiti di recente dagli abitanti di Preonzo non sono dovuti all'attività della Ecotechnology, azienda che produce bottiglie in Pet, bensì al lavoro dei servizi cantonali incaricati di sondare il terreno dove un tempo sorgeva la Petrolchimica – ditta che produceva idrocarburi – in vista di una prossima bonifica delle zone inquinate. Lo ha confermato il Municipio di Bellinzona in risposta a un'interrogazione della consigliera comunale Elisa Chiapuzzi (Verdi). La Petrolchimica ha chiuso i battenti nel 1996 e dopo che nel 2021 la Città di Bellinzona aveva provveduto allo smantellamento delle vecchie strutture, i primi passi per rimettere a nuovo il terreno sono stati effettuati, come conferma Mauro Togni, responsabile dell'Ufficio dei rifiuti e dei siti inquinati: «In effetti, stiamo eseguendo dei carotaggi del terreno per prelevare e analizzare i campioni di materiale di scavo. Si stanno inoltre posando dei piezometri per permettere il prelievo e l'analisi delle acque di falda».

La bonifica vera e propria, tuttavia, non è dietro l'angolo. Ancora Mauro Togni: «I lavori in corso sono svolti nell’ambito dell’indagine dettagliata ai sensi dell’Ordinanza sul risanamento dei siti inquinati (OSiti) e dovrebbero concludersi tra qualche mese con l’inoltro del rapporto di indagine di dettaglio. In seguito è probabile che bisognerà eseguire alcune campagne di monitoraggio delle acque sotterranee, per stabilire la necessità di risanamento. Se verrà confermata l’esigenza di risanamento, prima di iniziare i lavori veri e propri occorrerà seguire i diversi passi della procedura, rappresentati in particolare dallo studio delle varianti di risanamento e dall’elaborazione del progetto di risanamento. Verosimilmente passerà ancora qualche anno».

Siccome le analisi dei prelievi effettuati potrebbero richiedere parecchie settimane, al momento non è possibile determinare se l'inquinamento sia più o meno esteso rispetto a quanto ipotizzato e in quale modo occorrerà intervenire: «Le modalità e la tecnica di risanamento da applicare saranno stabilite in base alla valutazione delle varianti di risanamento».

In un primo tempo, il costo dell'intera operazione era stato stimato in 20-25 milioni di franchi (a carico del Cantone). Un importo che, secondo Mauro Togni, per ora non può essere confermato: «Al momento non è possibile stimare i costi di risanamento, neppure indicativamente. La cifra di 20-25 milioni era stata ipotizzata in passato quale ordine di grandezza, in base ai pochi dati allora a disposizione e supponendo che tutto il materiale presente fosse inquinato e da asportare. Al temine di questa fase di indagine saranno disponibili nuovi dati più precisi (volumi e tipologie dei materiali inquinanti presenti). Con lo studio delle varianti di risanamento (sulla base anche di nuove tecniche di risanamento a disposizione), e successivamente con il progetto di risanamento si potrà formulare un preventivo attendibile».