Il giudice dei provvedimenti coercitivi ha accolto le richieste della Procura cantonale e di quella federale titolari delle rispettive inchieste

Quasi una formalità. Sono stati confermati gli arresti del 24enne che il 28 gennaio ha ucciso la madre nel proprio appartamento di via Mirasole 15 a Bellinzona e della donna che il 30 gennaio ha minacciato i commessi di un negozio in viale Stazione, sempre a Bellinzona. La doppia decisione è stata adottata dal giudice dei provvedimenti coercitivi sulla base delle richieste inviategli dai rispettivi inquirenti. Considerato il loro precario stato psicofisico, entrambi gli arrestati sono attualmente ancora gestiti dai servizi sanitari che li avevano presi a carico al momento dei fermi.
Nel secondo caso, ricordiamo, l’inchiesta è stata assunta dal Ministero pubblico della Confederazione, intenzionato a chiarire l'eventuale movente terroristico avendo la donna minacciato il personale del negozio urlando ripetutamente ‘Allah Akbar’, che significa ‘Dio è grande’, espressione araba solitamente usata dagli attentatori. Titolari dell’inchiesta sono la procuratrice federale Valentina Lavagno e l'assistente procuratore Giacomo Respini.
Nel primo caso, stando alla Rsi, il procuratore pubblico Zaccaria Akbas ha potuto sentire il giovane e richiedere al gpc una carcerazione preventiva di almeno tre mesi, accordata, per i reati di assassinio (l’uccisione della madre) e di tentato omicidio nei confronti del compagno 61enne di lei, rimasto gravemente ferito.