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14.09.2022 - 11:50
Aggiornamento: 15:25

Truffa Covid: 32 mesi da espiare per il legale bernese

Pene sospese per gli altri cinque imputati rei confessi. Giudizio decisamente più pesante per l’avvocato che ha sempre negato: ‘Era lui mente e mandante’

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Ti-Press

Sei condanne, una pena detentiva interamente da espiare e nessuna espulsione. Si conclude così il processo a carico di sei imputati riconosciuti colpevoli di aver messo in atto una truffa per circa 840mila franchi nell’ambito della concessione, da parte della Confederazione, dei crediti a condizioni vantaggiose per aziende e società durante la prima ondata di coronavirus. Essendo cinque dei sei uomini rei confessi, questa mattina era particolarmente attesa la decisione della Corte delle Assise criminali di Bellinzona sul conto del 60enne avvocato bernese, il quale si è sempre detto estraneo ai fatti, parlando di una caccia alle streghe, nonostante sia stato definito la mente dell’operazione da tutti i complici.

Presieduta dal giudice Amos Pagnamenta, la Corte ha optato per una pena detentiva di 32 mesi interamente da espiare, ritenendo sufficienti per una condanna gli argomenti sollevati dalla pubblica accusa. «Non si può non osservare che è stato chiaramente chiamato in causa: contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa, i coimputati hanno fornito dichiarazioni lineari, logiche e coerenti». Per la Corte, ha proseguito Pagnamenta, non è poi dimostrata l’inimicizia che avrebbe portato in particolare due complici a tirare in ballo il 60enne, accusandolo senza motivo.

Avvocato bernese non presente in aula: ‘È rientrato al domicilio’

La Corte ha accertato che è stato il legale a concepire l’idea di trovare società compiacenti a ottenere crediti maggiori di quanto avrebbero beneficiato gonfiando la cifra d’affari, la cui somma veniva poi spartita tra le società e gli imputati con una percentuale pure stabilita dal 60enne. Il suo profilo di avvocato esperto di diritto societario, ha ripreso Pagnamenta, si presta all’elaborazione della contabilità fittizia. «Era lui il mandante, la mente, colui che con il suo 30% traeva il massimo guadagno». La Corte ha sottolineato come l’uomo non abbia imparato nulla dalla condanna a 28 mesi sospesi inflittagli nel 2015 per amministrazione infedele, reato per cui fino al 2019 è stato sospeso dalla facoltà di esercitare la professione di avvocato. «La prognosi è ovviamente negativa: non ha collaborato, negando anche l’innegabile». Da notare che l’uomo non era presente oggi in aula: il suo avvocato Brenno Martignoni Polti – ieri battutosi per il proscioglimento invocando il principio ‘in dubio pro reo’ – ha riferito che il suo assistito è rientrato ieri al domicilio per l’aggravarsi di problemi di salute.

Venendo agli altri cinque imputati, la Corte ha inflitto una pena detentiva di otto mesi di carcere sospesa con la condizionale sul conto del consulente assicurativo ticinese, reo di aver portato la truffa a Sud delle Alpi. Il proprietario della piccola ditta del Bellinzonese che si era prestato alla truffa (le tre aziende d’Oltralpe compiacenti sono già state perseguite penalmente in altri cantoni) è invece stato condannato a 12 mesi pure sospesi per due anni.

Tenendo conto della collaborazione dimostrata da tutti e cinque gli imputati, la Corte ha ridotto anche le pene sul conto dei tre uomini residenti Oltralpe proposte lunedì dalla procuratrice pubblica Chiara Borelli: 20 mesi sospesi per l’imputato che si occupava di rintracciare le società (invece di 30 mesi sospesi di cui 8 da espiare), 22 mesi sospesi per il primo intermediario (invece di 29 mesi di cui 6 da espiare) e 24 mesi sospesi per due anni per il secondo intermediario (invece di 28 mesi di cui 6 da espiare). «In generale la colpa di tutti gli imputati è grave dal momento che, per puro fine di lucro, hanno abusato degli aiuti economici della Confederazione in un momento di grande crisi. Tutti avevano le risorse economiche per non superare la linea dell’illegalità». La colpa dei due ticinesi – entrati nel giro poco prima dei primi fermi in Ticino – è stata definita inferiore (entità medio-bassa) rispetto agli altri imputati.

Per i quattro cittadini stranieri – i due imputati residenti in Ticino e due domiciliati oltre Gottardo – la Corte ha riconosciuto il caso di rigore e non ha dunque decretato l’espulsione. La Corte ha inoltre imposto agli imputati di risarcire le tre società di fideiussioni truffate, rappresentate in aula dall’avvocato Davide Ceroni.

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