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12.08.2022 - 22:29

Vacanze costose e beni di lusso con i guadagni della cocaina

Condannato a 4 anni e 3 mesi (più l’espulsione dalla Svizzera) un 35enne recidivo e reo confesso. La Corte: ‘Prognosi nefasta’

di Andrea Antonini e Marino Molinaro
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Ti-Press

«La prognosi non solo è negativa, ma anche nefasta. Dal profilo soggettivo la colpa è grave perché ha delitto esclusivamente per scopo di lucro, per divertirsi, comprare abiti firmati, un’auto di lusso e fare vacanze al di sopra delle sue possibilità. Questo mentre ha accumulato 80mila franchi di debiti con le casse malati e lo Stato per imposte non pagate. A nulla è servito il campanello d’allarme suonato in occasione delle precedenti condanne, dalle quali non ha tratto alcun insegnamento». Con queste motivazioni la Corte delle assise criminali del Tribunale penale cantonale, presieduta dal giudice Amos Pagnamenta, ha condannato oggi a Lugano un 35enne bosniaco domiciliato a Bellinzona a 4 anni e 3 mesi di reclusione effettiva, cui si aggiunge un’espulsione dalla Svizzera per 7 anni, poiché colpevole di infrazione aggravata alla Legge sugli stupefacenti. La colpa? Tra gennaio 2020 e ottobre 2021, quando è infine stato arrestato, ha venduto 687 grammi di cocaina ad alcune persone.

Dallo scorso dicembre l’imputato – che è recidivo specifico e reo confesso, tanto che in aula si è detto dispiaciuto e ha chiesto scusa – si trova in stato di esecuzione anticipata della pena e al Penitenziario cantonale della Stampa dovrà ancora restarci a lungo; mentre la difesa, rappresentata dall’avvocato Rocco Taminelli, per ora inoltrerà dichiarazione di ricorso in Appello essendosi battuta per una pena contenuta in due anni di reclusione, di cui uno posto al beneficio della sospensione condizionale, e la proroga per ulteriori 18 mesi della sospensione dei precedenti due anni non scontati in occasione della precedente condanna per droga inflittagli nel 2018 (tre anni di reclusione).

Il castello accusatorio ha retto

Ad eccezione del reato di riciclaggio di 40mila franchi (soldi transitati nel suo appartamento solo per pochi minuti e appartenenti a una conoscente), il castello accusatorio allestito dalla procuratrice Valentina Tuoni ha dunque retto al giudizio della Corte. Rappresentata in aula dalla pp Chiara Borelli, l’Accusa aveva infatti proposto in mattinata 30 mesi di reclusione da scontare più i 24 precedenti sospesi, per un totale di 54. Alla fine gliene sono stati irrogati 51 essendo stata riconosciuta la parziale collaborazione con gli inquirenti avendo ammesso i fatti e fornito loro alcuni dettagli; non riconosciuta invece la lieve scemata imputabilità per consumo di stupefacenti, visto l’esiguo quantitativo. Quanto all’espulsione, la Corte ha evidenziato che sebbene abbia qui una relazione stabile e i familiari, l’imputato ha anche amicizie nel suo Paese d’origine, di cui conosce la lingua, e dove aveva a suo tempo avviato una compravendita d’auto con la Svizzera; per contro in Ticino, oltre ad aver accumulato debiti e aver vissuto a carico dell’assistenza, non sembra aver legami particolari col territorio né con associazioni locali.

I precedenti penali

L’accusato dall’età di un anno vive in Ticino, dov’era giunto con i genitori. Dopo aver ottenuto la licenza di scuola media, non è riuscito a completare nessun percorso formativo, finendo in brutti giri. Già nel 2013 è stato ritenuto colpevole di lesioni semplici, poi nel 2018 di infrazione aggravata alla Legge stupefacenti e infine nel 2019 per infrazione alla Legge sulla circolazione. Durante il processo ha ribadito di aver spacciato a causa dei debiti accumulati. Ma sia il giudice Pagnamenta, sia la pp Borelli gli han fatto presente che se dei debiti gli fosse importato qualcosa non avrebbe speso i guadagni in beni di lusso e vacanze costose a Portofino e Gstaad. Durante la requisitoria la procuratrice ha dunque espresso forti dubbi sul fatto che l’imputato provi pentimento e consapevolezza e voglia realmente ritrovare la retta via, viste le diverse occasioni fino a oggi sprecate: «Cresciuto qui, aveva tutte le possibilità per costruirsi una vita onesta, ma evidentemente non ha imparato nulla dal padre falegname».

‘Atteggiamento propositivo’

Il difensore dal canto suo ha evidenziato gli aspetti favorevoli al suo assistito, pur dicendosi consapevole della situazione piuttosto precaria. In particolare l’avvocato Taminelli ha rimarcato che ha preso coscienza dei propri errori: «In carcere si sta comportando bene ricercando, in modo propositivo e con l’aiuto dell’assistente sociale, la motivazione per rifarsi una vita dignitosa insieme alla propria compagna che a sua volta lo sta aiutando». Vana però la richiesta di dargli un’altra occasione per rimettersi in carreggiata qui.

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