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09.08.2022 - 17:03
Aggiornamento: 18:09

Progetto Ritom a tetto: così cambia l’idroelettrico leventinese

Ffs e Aet presentano l’avanzamento del cantiere. Poi toccherà alla centrale del Piottino. Valutazioni in corso per Lucendro e alcune riversioni

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Ti-Press/Filippi
L’interno della nuova centrale
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Mentre in un misto d’incredulità e preoccupazione anche a Sud delle Alpi ci s’interroga sull’allarme lanciato dal presidente della Commissione federale dell’energia elettrica (ElCom) Werner Luginbühl, secondo cui il prossimo inverno potrebbero esserci in Svizzera interruzioni della fornitura di elettricità per alcune ore al giorno, nell’Alto Ticino avanzano i lavori di potenziamento dell’impianto idroelettrico del Ritom a Piotta. Giunto a tetto il cantiere da 300 milioni di franchi promosso e coordinato insieme dalle Ferrovie federali svizzere e dal Cantone tramite la sua Azienda elettrica ticinese. Quasi ultimato il grande involucro di calcestruzzo sorto fra la vecchia centrale Ffs (in funzione dal 1920, verrà in gran parte dismessa insieme alla condotta forzata che continuerà però ad affiancare la funicolare) e la centrale Stalvedro (che viene inglobata) realizzata da Aet a fine anni 60 e approvvigionata con le acque di Gottardo e Val Bedretto.

Il bacino salva Ticino

Pure quasi conclusa la realizzazione del prospiciente bacino di demodulazione da 100mila metri cubi che garantirà un afflusso d’acqua nel fiume Ticino da un minimo di 3 a un massimo di 24 metri cubi al secondo. Un miglioramento rispetto a prima, quando l’afflusso poteva essere – a dipendenza delle condizioni meteo e della produzione idroelettrica – pari a zero o di oltre trenta metri cubi, sbalzi che causavano seri problemi all’ecoesistenza del principale corso d’acqua del Ticino. Proprio a seguito di un rilascio che dovrà essere sempre assicurato, la nuova centrale del Ritom insieme a quella inglobata di Stalvedro produrranno un po’ meno energia elettrica, con una media annua calcolata di 193 GWh anziché 202. Il calo sarà compensato dall’aumento dei rendimenti delle nuove macchine e dal nuovo sistema di ripompaggio nel lago che sfrutterà la nuova condotta forzata di 1,5 km quando questa non sarà usata per il turbinaggio. Condotta forzata il cui scavo, ultimato lo scorso febbraio, è stato effettuato in forte pendenza da una mini fresa di tre metri di diametro.

A posto per 80 anni

Tutto ciò – è stato sottolineato stamane in occasione di un incontro stampa organizzato nell’Infopoint allestito a Piotta nella stazione di partenza della funicolare del Ritom – mira a consolidare per i prossimi 80 anni l’approvvigionamento elettrico di trazione per le Ffs, con l’aggiunta di corrente anche per le economie domestiche. L’entrata in servizio è prevista nel 2025, una volta ultimata l’imminente posa delle turbine e il relativo collaudo. Obiettivo dichiarato: triplicare la potenza dagli attuali 40 megawatt a 120 grazie a due turbine per la produzione di corrente per Ffs e Aet, e a quella di ripompaggio che garantirà un accumulo maggiore del 25% e di conseguenza un approvvigionamento più regolare e costante di ‘oro blu’.

Dalla Nuova Biaschina in poi, fino alle riversioni

L’odierna presentazione – con tanto di visita sul cantiere curata da Luigi Cadola ed Edy Losa, rispettivamente direttore e vice della Ritom Sa – ha permesso anche di gettare uno sguardo sui lavori di ammodernamento che Aet ha recentemente ultimato (in un caso) e che intende portare avanti a medio e lungo termine negli impianti di sua proprietà diffusi in Leventina. Dal prossimo inverno e in più tappe fino al 2027 altri 45 milioni di franchi saranno investiti nel rinnovo della centrale del Piottino, situata a Nivo e risalente agli anni 30 del secolo scorso; in particolare saranno aggiornate le sue tre macchine che vantano ormai una lunga ‘carriera’. Questo dopo che nel 2019 era stato completato un analogo rinnovo triennale delle turbine alloggiate nella centrale Nuova Biaschina di Personico, risalente agli anni 60. Tutti interventi che mirano a incrementare resa e potenza, in questo ultimo caso del 9%. Nel frattempo sono state avviate le trattative col Canton Uri volte a stabilire chi in futuro potrà avere il maggior peso nella gestione del Lucendro, situato sul Passo del Gottardo in gran parte in territorio urano. In divenire tema di discussione saranno poi le probabili riversioni a favore di Aet degli impianti attualmente di competenza di Ofima (Valmaggia) e Ofible (Blenio).

Val d’Ambra 2 resta nel cassetto

Per il momento rimane invece ancora nel freezer, dov’è finita nel 2015, l’idea sviluppata una dozzina d’anni fa di raddoppiare la produzione idroelettrica in Val D’Ambra, sopra Personico, aggiungendo un secondo bacino a monte dell’esistente e un sistema di pompaggio in quota. Sostenuto da Comune e Patriziato locali, il progetto era allora stato contestato dagli ambientalisti. Anche per altri motivi – considerato il quadro energetico di allora – era stato congelato in attesa di tempi migliori. O peggiori, come l’attuale caratterizzato da molte incognite sorte attorno al nucleare francese e al gas russo. Qui s’incunea la Strategia energetica della Confederazione: votata nel 2017 dal popolo svizzero, mira a concretizzare una svolta completa entro il 2050 riducendo i consumi di corrente, aumentando l’efficienza energetica e promuovendo le rinnovabili. Il tutto senza costruire nuove centrali nucleari e spegnendo le attuali quando non saranno più sicure. E sempre a Personico, ricordiamo, Aet intende realizzare un secondo invaso artificiale, a valle della centrale Nuova Biaschina: lungo due chilometri, avrebbe una capacità cinque volte superiore a quella del Ritom, ciò che richiederebbe un importante sacrificio di territorio (zona cava a sud dell’abitato) sempre però con l’obiettivo di mitigare gli effetti nel fiume Ticino dell’acqua turbinata. Un terzo bacino di demodulazione è infine previsto dalle Ofible nella zona industriale di Osogna.

‘In linea con la strategia federale’

«In tutti i casi – evidenzia il direttore di Aet Roberto Pronini – le trattative sono lunghe e complesse. Basti pensare che nel caso del Ritom hanno richiesto vent’anni di tempo», concludendosi nel 2010. Il tutto agevolato dal fatto di voler concretizzare insieme un progetto con l’obiettivo di evitare spese che altrimenti sarebbero state maggiori. Guardando poi ai futuri consumi prevedibili, Beat Deuber, presidente del Cda della Ritom Sa nella quale il Cantone figura al 25% e le Ffs al 75%, evidenzia che «nei prossimi anni aumenterà la richiesta di trazione da parte delle Ferrovie per il trasporto di persone e merci. Anche noi ci troviamo quindi, in linea con la strategia federale, nella condizione di concentrarci sullo sviluppo delle energie rinnovabili. Il progetto Ritorm s’inserisce proprio in questo filone, permettendo peraltro di far funzionare la rete ferroviaria ticinese in autonomia qualora vi fosse un guasto importante sulla rete nazionale». Il vicepresidente del Cda, Sandro Pitozzi, sottolinea dal canto suo «le importanti ricadute sul territorio sia nella fase realizzativa (appalti a favore di ditte esterne), sia in quella della produzione idroelettrica». Degni di nota infine i compensi ambientali realizzati anche nella regione del Piora, oltre che a favore del fiume Ticino. Cui si è aggiunto – nella rinaturazione dell’Alpnachersee – il riutilizzo parziale del materiale di scavo della nuova condotta: il trasporto Oltralpe è peraltro avvenuto su vagoni ferroviari evitando così 20’000 viaggi con camion.

Leggi anche:

Il presidente di ElCom ribadisce: possibili blackout in inverno

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