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La presidente nazionale del sindacato Vania Alleva
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20.05.2022 - 19:06
Aggiornamento: 19:27

‘No a Avs 21 e nel 2023 un nuovo sciopero femminista’

La presidente Vania Alleva è intervenuta alla Conferenza nazionale delle donne Unia che ha riunito a Bellinzona 150 delegate

Dire no alla riforma Avs 21 perché significa rendite inferiori per le donne e rappresenta un antipasto dell’aumento generalizzato dell’età di pensionamento. Questo in sintesi il pensiero delle circa 150 delegate riunite oggi e domani all’Hotel Unione di Bellinzona per la biennale Conferenza nazionale delle donne di Unia. «Al centro del dibattito c’è proprio la questione delle pensioni, e in questa sala sarà ribadita l’opposizione a Avs 21 – afferma a colloquio con ‘laRegione’ la presidente nazionale del sindacato Vania Alleva –. Si tratta infatti di una riforma fatta a scapito delle donne, che vedranno ridursi le proprie pensioni quando già attualmente sono troppo basse». La due giorni di Bellinzona porrà l’accento su quelle che Alleva definisce «discriminazioni multiple con le quali le lavoratrici sono confrontate, in primis di tipo salariale, dal momento che le donne continuano ad avere in media un 20% in meno di salario, comportando poi ripercussioni sulle pensioni. Le professioni dette femminili non sono valorizzate quanto dovrebbero. C’è poi la questione del dumping salariale, aspetto molto sentito in Ticino, dove tocca tante lavoratrici frontaliere. Avremmo dunque avuto bisogno di una riforma che tenesse conto di queste problematiche».

Alle urne il prossimo autunno

Approvata lo scorso dicembre da Consiglio nazionale e Consiglio degli Stati, la riforma Avs 21 porterà il popolo svizzero alle urne il prossimo autunno: dovrà esprimersi da un lato sull’innalzamento dell’Iva, che sottostà a referendum obbligatorio, e dall’altro lato sul progetto di modifica della legge sull’Avs, visto che il referendum lanciato contro il progetto di legge è riuscito lo scorso 29 aprile: i contrari, rappresentati da sindacati, partiti di sinistra e associazioni femminili, hanno infatti depositato alla Cancelleria federale oltre 50mila firme valide. Lo scopo della riforma è garantire il finanziamento del Primo pilastro fino al 2030. Per riuscirci il progetto prevede diverse misure, le più significative sono l’aumento dell’età pensionabile per le donne e l’incremento dell’Iva. Il popolo dovrà esprimersi due volte su uno stesso tema. La riforma potrà entrare in vigore solo se verranno accettati entrambi gli oggetti. Già durante il dibattito in Parlamento, l’elemento più controverso e discusso era stato l’innalzamento di un anno, a 65 anni, dell’età pensionabile per le donne, misura che permetterà di sgravare l’Avs di 1,4 miliardi nel 2030. «Una riforma che va oltre all’aumento dell’età di pensionamento delle donne», continua Vania Alleva, riferendosi all’iniziativa popolare dei Giovani Plr – riuscita nel 2021 con la raccolta di 145mila firme – che verosimilmente porterà a un’altra votazione popolare. Iniziativa che chiede che l’età pensionabile per entrambi i sessi sia prima aumentata da 65 a 66 anni e poi legata alla speranza di vita. Concretamente l’età pensionabile verrebbe innalzata a 66 anni entro il 2032. In seguito dovrebbe essere adattata alla speranza di vita aumentando di 0,8 mesi per ogni mese di aspettativa di vita supplementare. In base alle previsioni attuali, i promotori stimano che l’età pensionabile salirà a 67 anni nel 2043 e a 68 nel 2056.

Verso un nuovo sciopero femminista

Durante la due giorni si parlerà anche dello sciopero femminista annunciato per il 2023 in risposta alla Strategia per la parità 2030 del Consiglio federale. Un’azione che seguirà l’onda viola del 2019 – quando circa mezzo milione di persone era sceso nelle piazze svizzere – rivendicando i seguenti aspetti: tolleranza zero verso il sessismo e le molestie sul posto di lavoro, rifiuto di qualsiasi aumento dell’età pensionabile per le donne e miglioramento del livello delle pensioni, salario minimo nazionale con rivalutazione delle professioni a prevalenza femminile e assicurazioni sociali favorevoli alle donne. «Un nuovo sciopero proprio perché la collera è tanta dopo quello del 2019, organizzato tra l’altro anche per chiedere l’aumento delle pensioni delle donne. Oggi siamo invece confrontati con proposte che non tengono conto delle problematiche», conclude Vania Alleva.

Nella sala conferenze dell’Hotel Unione, spazio anche a testimonianze di esperienze di lotta e mobilitazione di lavoratrici impiegate in Svizzera in diversi settori, tra cui un collettivo del settore delle badanti in Ticino. Oltre a sindacalisti tedeschi e francesi, è presente a Bellinzona pure una rappresentante delle lavoratrici migranti di un hotel vicino a Parigi di proprietà della catena alberghiera Ibis, che dopo uno storico sciopero di 22 mesi hanno visto esaudite le loro rivendicazioni.

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