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laR
 
21.03.2022 - 05:15

Un negoziante contromano: ‘Difendo la Zona d’incontro’

Bellinzona, Marcello Stivan (Mobilità 2.zero) si distanzia dalle rivendicazioni della Società commercianti sulla nuova viabilità in piazza Governo

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E c’è chi pedala contromano. Mentre Municipio di Bellinzona e Dipartimento del territorio stanno contando e leggendo le decine di lettere e le opposizioni contrarie alla Zona d’incontro che mira a introdurre il limite di 20 km/h in piazza Governo, rivede la viabilità motorizzata nelle strade adiacenti ed elimina i dieci posteggi presenti accanto al Teatro Sociale introducendo in questo tratto il divieto di transito, c’è chi sposa in pieno il progetto elaborato da Città e Cantone e la cui pubblicazione è terminata settimana scorsa. Marcello Stivan è il vulcanico titolare della società ‘Mobilità 2.zero’ con sede alla stazione Ffs. Esperto di mobilità dolce, vive e lavora di bicicletta. Da proporre ai turisti per lo svago e ai ticinesi come mezzo silenzioso, poco ingombrante, salutare e green per gli spostamenti quotidiani. Per quelle brevi percorrenze che troppe persone – e non è il solo a dirlo – si ostinano a compiere in auto pretendendo di trovare uno stallo sempre pronto all’utilizzo davanti al negozio o al bar o al posto di lavoro.

‘Molti limiti ed effetti collaterali’

Mentre il comitato della Società dei commercianti in una lettera indirizzata a Città e Cantone riassume le prese di posizione critiche, le preoccupazioni e le rivendicazioni trasmessele da una ventina di negozianti ed esercenti (vedi la ‘Regione’ dell’11 marzo), Stivan definendosi «commerciante direttamente coinvolto» replica a quell’articolo e ribalta l’ordine delle cose. La premessa abbraccia il contesto generale: «Il commercio al dettaglio all’interno dei nostri centri urbani soffre da decenni per una lunga serie di motivi che vanno dalla concorrenza dei centri commerciali, all’alto costo delle superfici occupate, alla diminuzione delle unità abitative a favore di spazi amministrativi, all’avvento dell’e-commerce e, mi sia concesso dirlo, anche dalla scarsa capacità di innovazione e originalità da parte degli attori stessi, ossia commercianti e amministratori pubblici». Gli stessi insomma che di fronte alle troppe difficoltà accumulatesi specialmente negli ultimi anni giudicano negativamente un ulteriore intralcio al traffico privato veicolare. Stivan dal canto suo invita a incanalare la visione in un cambiamento di paradigma: «La società e l’ambiente in cui viviamo sono l’espressione delle nostre azioni e spesso fatichiamo a vederne i risultati con distacco e obiettività. Di fronte ai grandi temi legati all’ambiente, alla salute e alla qualità di vita di tutti noi, dovremmo chinarci con più attenzione e ponderare meglio i modelli di sviluppo che hanno dimostrato i loro limiti ed effetti collaterali».

‘Tornare all’incontro e al dialogo’

La questione porta con sé riflessioni anche di natura sociologica e antropologica: «Nell’ambito sociale, ad esempio, il commerciante svolge un ruolo sempre più importante poiché agisce a stretto contatto con la cittadinanza e, di conseguenza, con le preoccupazioni che questa nutre nel suo quotidiano. Di fronte all’isolamento di una società sempre più frenetica, il centro cittadino dovrebbe tornare a essere quel luogo da frequentare con i tempi e i mezzi che favoriscano l’incontro e il dialogo fra le persone». Ma anche in questo i grandi magazzini sembrano già aver messo la freccia per effettuare la manovra di sorpasso. Da febbraio in Francia due catene hanno infatti introdotto in via sperimentale in 150 loro supermercati la figura del cassiere Blablabla «che si prende il tempo per ascoltare e dialogare con il cliente e ristabilire quel ruolo socializzante che una volta si poteva ritrovare nella bottega di paese», per buona pazienza, si potrebbe aggiungere, di chi doveva sorbirsi le chiacchiere altrui attendendo il proprio turno. Ciò che era tuttavia insito nella concezione locale del commercio al dettaglio ben nota anche a Bellinzona e di cui è rimasta traccia nel tradizionale mercato cittadino del sabato e in alcuni negozi.

‘Seguire i buoni esempi’

Andando al nocciolo della questione, Marcello Stivan evidenzia come «sotto l’aspetto ambientale dovremmo ormai tutti riconoscere come l’abuso della mobilità motorizzata incida sulla qualità della nostra vita e come venga sempre più bandita anche dalle città europee più importanti. Londra, Parigi, Oslo sono solo alcuni esempi di chi ha deciso di voltar pagina togliendo non solo i parcheggi ma anche negando l’accesso ai veicoli a motore nei loro quartieri commerciali. Al loro posto sono sorte aree riqualificate dove pedoni e ciclisti possono dedicarsi agli acquisti in ambienti rilassanti e accoglienti per tutte le età».

‘La scelta sbagliata’

Il tema in fondo è sempre lo stesso: pensare di arrivare sulla porta del negoziante in automobile «è la scelta sbagliata sia per il commerciante sia per il cliente. Innumerevoli studi hanno dimostrato che lo spazio occupato da un solo veicolo (nel 90% dei casi occupato da una sola persona) genera meno indotto rispetto allo stesso spazio occupato da dieci biciclette». Il pedone e il ciclista «acquistano meno prodotti ma ritornano più spesso dal negoziante!». Secondo il nostro interlocutore questi «dati inconfutabili trovano ulteriore conferma nelle nostre esperienze individuali che sicuramente abbiamo vissuto in località turistiche e non. Con questo intendo rimarcare quanto sia importante che la qualità e il decoro dei nostri centri si distinguano ancora maggiormente dai centri commerciali che offrono solo anonime superfici asfaltate, affollate da rumorose e puzzolenti automobili».

‘Pigrizia e malavoglia’

Il discorso abbraccia poi il cosiddetto ‘spazio attorno a noi’, quello che dovrebbe essere di tutti: «Non è infinito! E quello occupato dalle automobili appartiene a tutta la comunità. Spazio che andrebbe rimesso a disposizione della collettività e non solo a beneficio di pochi utenti alla ricerca della comodità e praticità individuale spesso frutto di pigrizia e malavoglia». Un esempio molto concreto è quello dei due autosili (Cervia e piazza del Sole) presenti ai due lati del centro storico turrito: «Distano pochi passi dai negozi. Inoltre i servizi pubblici sono stati notevolmente potenziati e fra qualche anno, con l’aggiunta della fermata dietro piazza Indipendenza, saremo una delle poche città svizzere ad avere due fermate del treno in centro città». Da qui l’auspicio «affinché si valorizzino queste unicità mettendole in risalto. E si valorizzi l’esperienza dello shopping cittadino con ulteriori offerte che invoglino a trascorrere qualche ora in un ambiente privo di polveri fini e rumori molesti. Un centro storico animato da artisti di strada e dove poter gustare un aperitivo in compagnia allietati da un sottofondo musicale». Oltralpe molte cittadine hanno fatto questo passo (la capitale ticinese stenta a farlo ma è pur vero che alcuni negozianti ed esercenti ci stanno mettendo il loro impegno) e la gente dimostra di saperlo apprezzare. L’appello di Marcello Stivan alle autorità e agli stessi bellinzonesi in definitiva mira a «valorizzare i vecchi parcheggi con spazi ricchi di sorprese e bellezze che faranno la gioia di entrambi, commercianti e clienti». Senza andare troppo lontano, il lungolago di Muralto, dove diversi stalli durante la pandemia sono spariti per far spazio a seggiole e tavolini che creano un ambiente più gradevole e accogliente, è lì a dimostrarlo.

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Esercenti e commerci contro la zona d’incontro in Piazza Governo

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