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‘Non è la Russia la responsabile delle tensioni’
19.02.2022 - 15:49
Aggiornamento: 20.02.2022 - 15:24

Dal presidio, dito puntato contro la Nato

Buona rispondenza al raduno promosso da Gioventù Comunista contro la guerra. Ay: ‘Se la situazione dovesse precipitare, lo rirpoporremo’

Discreta partecipazione di persone al presidio contro la guerra contro la Russia, in relazione alla crescente tensione con l’Ucraina. Tensioni che, a detta dei convenuti a Bellinzona all’incontro – promosso dalla Gioventù Comunista in collaborazione con il Partito Comunista, il Partito Operaio e Popolare, il Movimento Svizzero per la Pace e il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (Sisa) –, hanno la Nato e la sua politica espansionistica a oriente che minerebbe gli equilibri geopolitici, fra i principali responsabili.

Il presidio, fanno sapere gli organizzatori, «è stata l’occasione per ribadire dei concetti fondamentali, come la necessità di mobilitarsi in modo massiccio e unitario per la pace e contro la Nato, ma anche l’importanza di lottare per una Svizzera realmente sovrana e neutrale, non sottomessa dunque ai dettami di Nato e Ue. Soltanto così, infatti, ci si potrà rendere promotori di un mondo realmente multipolare e di pace».

Soddisfatto a fine presidio Massimiliano Ay: «A essere sincero, avrei ipotizzato che il presidio si rivelasse qualcosa di più, ma alla fine possiamo essere contenti di come la gente vi abbia aderito. A titolo indicativo, avevo segnalato alla polizia la potenziale presenza di una cinquantina di persone, ma nell’arco dell’ora-ora e mezza della sua durata, il presidio è stato frequentato anche da più persone. Più vicine al centinaio che alle cinquanta nei momenti di maggiore affluenza». E ora? Quello odierno è stato un unicum o sono previste altre iniziative analoghe? «Quello era l’unico nella nostra agenda. Ma non è escluso, e lo abbiamo detto alle rappresentanze della comunità russa e di quella ucraina presenti oggi a Bellinzona, non è escluso che si possano riproporre altre iniziative analoghe, qualora la situazione al confine ucraino dovesse precipitare».

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