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laR
 
25.01.2022 - 10:00
Aggiornamento : 12:19

Colline antirumore fattibili ma solo in un parco fluviale

Bellinzona-Riviera: lo studio piace al Cantone ma pone alcuni vincoli per una valorizzazione paesaggistica, naturalistica e fruitiva del fiume Ticino

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Correva la primavera 2017, mancava poco alla nascita della Bellinzona aggregata e gli allora Comuni di Gorduno, Claro, Gnosca, Preonzo e Moleno si chinavano sul finanziamento di uno studio di fattibilità per realizzare delle colline artificiali antirumore lungo l’autostrada. Alte quattro metri, simili a quella già realizzata fra Preonzo e Moleno per 1,5 km, venivano immaginate per contenere l’impatto fonico su abitati e zone fluviali. Il tutto completato da puntuali opere di rinaturazione. Trascorsi cinque anni, quella che era un’intenzione abbastanza condivisa ha compiuto significativi passi avanti e assunto una valenza ancor più ampia. «Tanto che l’esame preliminare cantonale del 2020 sul nostro studio di fattibilità concluso nel 2019 – spiega a ‘laRegione’ il vicesindaco di Bellinzona Simone Gianini, capodicastero Territorio e mobilità – ritiene il progetto fattibile, ma esclusivamente qualora non lo si limiti ai soli aspetti acustici e a qualche miglioria puntuale, ma rientri in un più ampio progetto di riqualifica che dovrà essere ecologica e orientata a una valorizzazione paesaggistica, naturalistica e fruitiva anche di quel tratto del fiume Ticino». Tradotto: per poter realizzare le colline antirumore l’azione dovrà mirare a realizzare un parco fluviale strutturato anche a nord di Gorduno, sul modello di quello in via di realizzazione a sud della Torretta tra Bellinzona, Giubiasco, Sementina, Monte Carasso e Gudo. Il tutto accompagnato da una variante pianificatoria comunale o cantonale. Tale evoluzione del dossier «rende l’iter molto più complesso – annota Gianini – ma lo apre anche a grandi prospettive e interessanti visioni che richiederanno il coinvolgimento di più attori: dai Comuni ai consorzi che gestiscono i tratti interessati del fiume Ticino, fino al Cantone e alla Confederazione». Questo anche nell’ottica del finanziamento.

Le critiche del 2017

Partendo nel 2017 da una stima dei costi pari a 10 milioni di franchi – cifra che lo studio di fattibilità ha corretto al rialzo – l’esecuzione dello stesso aveva ricevuto il sostegno del Dipartimento del territorio, disposto a finanziarlo al 50%, e l’adesione dei legislativi di Moleno, Preonzo, Gorduno e Gnosca coinvolti per il 25%. Credito bocciato, invece, per due soli voti dal Consiglio comunale di Claro, a cui carico risultava il restante 25%. Fra le criticità emerse vi era la necessità di una procedura partecipativa che veniva ritenuta maggiormente garantita nell’ambito del ‘Masterplan operativo per la riqualifica dei corsi d’acqua in Riviera tra la confluenza del fiume Brenno a Biasca e la foce della Moesa a Castione’; temuti anche alcuni aspetti ambientali tra cui la necessità di procedere con dei disboscamenti puntuali, l’impatto dell’opera sul territorio, il trasporto in loco del materiale di riempimento e il costo a carico dei rispettivi Comuni poi confluiti nella nuova Bellinzona.


Il vicesindaco di Bellinzona Simone Gianini (Ti-Press)

Nel Masterplan ‘maggiore solidità’

«Dopo l’aggregazione – evidenzia Simone Gianini – il Municipio cittadino ha ripreso il dossier e, tenendo presenti le criticità emerse, ha incaricato per l’esecuzione dello studio la Filippini & Partner ingegneria Sa, per gli aspetti tecnici, e lo studio di architettura Ferrari e Gaggetta per quelli paesaggistici. La voluminosa documentazione prodotta è poi stata sottoposta al Dipartimento del territorio che nel 2020, come detto, ha elaborato e trasmesso il proprio preavviso di massima. Per finire, l’anno scorso abbiamo ottenuto l’inserimento dello studio di fattibilità nel Masterplan Riviera, ciò che gli conferisce maggiore solidità e interesse, pur senza figurare ancora nelle opere che verrebbero realizzate e finanziate nel Masterplan stesso, ma tra quelle accessorie di competenza comunale». Masterplan, ricordiamo, incentrato su molteplici aspetti idrologici del fiume Ticino, come la necessità di risolvere la discontinuità dei deflussi generata dagli impianti idroelettrici e di rinaturare i corsi d’acqua laterali minori. Parimenti, il concetto di colline foniche è anche contemplato nel Programma d’azione comunale di Bellinzona che per primo lo ha messo in relazione con la rinaturazione e lo svago del comparto golenale, preconizzando proprio un grande parco fluviale da Gudo sino a Moleno. L’idea interessa pure ai Comuni confinanti, in particolare a nord, i quali hanno pure nel frattempo avviato approfondimenti.

Tre delle 19 colline irrealizzabili

Le colline prese in esame sono 19 per una lunghezza totale di 6,3 chilometri e un volume di 400mila metri cubi. All’altezza di Moleno ne sono indicate due sul lato destro dell’A2 per 1,2 km e otto sul lato sinistro per 1,8 km; a Claro, sempre lato sinistro, sei colline per complessivi 2,4 km e infine tra Gnosca e Gorduno le ultime tre per 0,9 km. Immaginati inoltre ripari fonici leggeri in corrispondenza dei manufatti esistenti. Obiettivo: ridurre le immissioni foniche a valori inferiori ai 50-55 decibel nelle aree del parco fluviale, valore ritenuto accettabile per un’area di svago. «Lo studio di fattibilità e il preavviso cantonale indicano alcuni punti da risolvere», rileva Simone Gianini. Dal profilo tecnico, per esempio, si giunge alla conclusione che le tre colline tra Gnosca e Gorduno non sarebbero realizzabili per motivi statici del terreno, influendo negativamente sulla stabilità dell’autostrada. Inoltre, è emerso dallo studio, l’impatto fonico dell’autostrada (e quindi quello che verrebbe ridotto negli abitati interessati) non è elevato a tal punto da obbligare l’Ufficio federale delle strade a realizzare pareti foniche artificiali o naturali, ciò che finisce per ripercuotersi finanziariamente su Comune e Cantone venendo a mancare il contributo della Confederazione previsto per legge a precise condizioni. Confederazione che potrebbe tuttavia entrare in materia di un co-finanziamento – com’è il caso alla Saleggina e a Gudo – qualora l’intervento fosse inserito in una rinaturazione del tratto fluviale. Non mancano peraltro altri vincoli, come quello che vieta la posa delle colline su Superfici agricole per l’avvicendamento colturale (Sac) consentendola comunque nelle zone golenali e boschive a patto che gli alberi tagliati vengano compensati con nuove piantumazioni.

Materiale a chilometro zero

«Un nodo da sciogliere, legato a quello finanziario, è la reperibilità del materiale di riempimento», aggiunge il vicesindaco. Infatti nel 2017 si immaginava di poter ospitare, finanziando così una parte dell’opera, la roccia frantumata che dal 2024 uscirà dal Gottardo durante lo scavo del secondo tunnel autostradale. Materiale che ha però nel frattempo conosciuto la sua destinazione definitiva nel risanamento ambientale del fondovalle di Airolo e nella rinaturazione del Lago dei quattro cantoni. Qualcuno aveva poi suggerito il pietrame di scarto presente in grandi quantità nelle cave della regione (che andrebbe però pagato) oppure quello che uscirebbe dalla montagna in zona Giustizia, qualora si realizzasse in caverna una parte del bacino di demodulazione previsto nella zona industriale di Osogna per mitigare gli effetti dei deflussi discontinui. A Claro erano poi emersi timori circa il rischio di veder messo a dimora materiale edile proveniente da discariche di inerti. Ma il Cantone esclude ora tutto ciò scrivendo nel preavviso che il materiale “deve avere origine prevalentemente da interventi di rivitalizzazione delle golene del fiume Ticino che implichino l’allargamento della sezione idraulica e la ricostruzione dei processi naturali di erosione e sedimentazione che caratterizzano gli ambienti alluvionali”. Un riutilizzo a chilometro zero, conclude Gianini, «che permetterebbe di contenere la spesa e di favorire gli attesi miglioramenti territoriali nei quartieri nord della città».

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