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14.01.2022 - 05:300
Aggiornamento : 19:06

Piano di Magadino, ‘trovare soluzioni’ contro le brutture

La fondazione del Parco elaborerà un catasto per risolvere un problema definito ‘prioritario’ dal direttore Giovanni Antognini

Individuare le situazioni di degrado presenti sul Piano di Magadino e trovare delle soluzioni per risolverle. Si tratta di un «obiettivo prioritario» che si è posto la fondazione del Parco del Piano, come ci spiega il direttore Giovanni Antognini. Un’altra priorità è quella di «individuare delle misure per contrastare la problematica degli ungulati che provocano danni importanti alle colture». Per portare avanti queste strategie di manovra sono tuttavia necessari anche i relativi mezzi finanziari. E in questo senso la commissione ambiente, territorio ed energia ritiene che gli investimenti previsti dalla fondazione “meritano di essere sostenuti", si legge nel relativo rapporto – relatore Fabrizio Garbani Nerini (Ps) – datato 10 gennaio. Commissione che invita quindi il Gran Consiglio ad approvare il credito di circa 2,72 milioni di franchi proposti dal governo cantonale per il periodo 2021-2024. Il credito dovrebbe essere discusso durante la prossima seduta del parlamento cantonale che inizierà lunedì 24 gennaio.

Entusiasmo apprezzato

Lo scorso 2 dicembre la commissione parlamentare ha audizionato i dirigenti del Parco: «I deputati hanno riconosciuto che il Piano di Magadino è l’ultimo polmone verde del cantone e hanno quindi mostrato una grande sensibilità agricolo-ambientale», sottolinea Antognini che era presente assieme al presidente Giacomo Zanini e il vicepresidente Ulrico Feitknecht. «Abbiamo presentato le nostre attività e i nostri obiettivi che sono stati giudicati validi. Inoltre anche il nostro entusiasmo è stato apprezzato» tanto da convincere la maggioranza dei commissari a sostenere la richiesta di un credito quadro d’investimenti di 2’231’000 franchi al quale si aggiunge un credito di gestione di 488’860 franchi.

Catasto entro la fine dell’anno

Questi fondi, se saranno approvati dal Gran Consiglio, serviranno quindi per portare avanti diversi progetti già avviati o in fase di realizzazione. In questo senso una delle priorità è quella di «elaborare un catasto che elenchi le situazioni non conformi», rileva Antognini. Da anni sul Piano di Magadino sono infatti presenti diverse costruzioni fatiscenti o abbandonate a sé stesse. Situazioni di degrado che non rappresentano certamente un bel biglietto da visita per un territorio che, oltre all’attività agricola, intende puntare anche sullo svago e il turismo. In particolare quando queste baracche si trovano lungo una ciclovia che viene percorsa da sempre più persone. E infatti «per noi è prioritario elaborare questo catasto entro la fine di quest’anno. In seguito lavoreremo in collaborazione con gli uffici tecnici dei rispettivi Comuni [il Parco tocca i territori di Bellinzona, Sant’Antonino, Cadenazzo, Cugnasco-Gerra, Gambarogno, Gordola, Tenero e Locarno, ndr] per trovare delle soluzioni concordate con i proprietari. Non vogliamo imporre nulla, ma trovare soluzioni condivise, perché il nostro ruolo è anche quello di mediare fra i vari attori coinvolti».

Misure per contrastare i danni degli ungulati

Un’altra problematica urgente riguarda gli ungulati. Stando a un recente studio di Federico Tettamanti che ha analizzato il conflitto tra cervi e agricoltura, il Parco da diversi anni deve fare i conti con una costante crescita di questi animali (nel 2020 ne sono stati osservati 72, il doppio rispetto al 2017) che provocano ingenti danni all’agricoltura. «Prossimamente presenteremo agli agricoltori e a tutte le persone interessate questo studio e le misure che propone per capire quali sono effettivamente attuabili». Anche in questo caso si cercherà quindi di trovare delle soluzioni che possano accontentare tutti gli attori coinvolti.

Si punta sulla mobilità lenta

Uno degli obiettivi della fondazione è poi quello di valorizzare le offerte di svago e turistiche del Parco. In questo senso durante l’audizione davanti ai commissari è emersa anche la necessità di trovare un equilibrio tra la promozione turistica e il rispetto del territorio che, non essendo enorme, non può accogliere grandi masse di visitatori. Come trovare questo equilibrio? «Valorizzando i percorsi per la mobilità lenta, come sentieri o piste ciclabili», risponde il direttore. Si andrà dunque a promuovere il Parco quale meta per visitatori a cui piace passeggiare o pedalare nella natura.

‘Ti ho raccolto’ riproposto a settembre

In questo contesto sarà riproposta la Festa del Parco «sicuramente nel mese di settembre». L’evento si chiama ‘Ti ho raccolto nel Parco del Piano’ ed è organizzato con la collaborazione dell’Unione contadini ticinesi (Uct) e dalla Tior Sa, società che distribuisce i prodotti ortofrutticoli. Si tratta di un itinerario da percorrere in bicicletta che permette ai partecipanti di visitare alcune strutture agricole e degustarne i prodotti trasformati da chef conosciuti, così come di far conoscere il Parco nelle proprie peculiarità naturalistiche. Proprio eventi come questo «sono importanti, perché permettono di capire meglio quali sono le problematiche percepite dai diversi attori attivi sul territorio e di trovare soluzioni condivise», conclude Antognini.

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