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Renato Dotta (Re Rabadan) con Brenno Martignoni Polti, Re del Carnevale Lingera di Roveredo
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Bellinzona e Roveredo: i regnanti Renato Dotta (Rabadan) e Brenno Martignoni Polti (Lingera) riflettono sulla vita senza maschera e con la mascherina

Giù la maschera e su la mascherina. In un contesto crescente di ‘società del dovere e meno del piacere’ dovuto al quotidiano martellare su restrizioni e vincoli pandemici imposti dalle autorità per proteggere tutte le fasce della popolazione, anche l’annullamento dei carnevali per due/tre anni consecutivi (a dipendenza della località) rischia di appesantire ulteriormente la già elevata stanchezza generale e l’accresciuta conflittualità in seno alle varie componenti della società civile. In questo clima di negatività a oltranza e in assenza dei bagordi carnascialeschi subisce un ulteriore duro colpo l’importante componente dello svago, della libertà, del rilassamento, della leggerezza psicologica. Ne sono convinti e lo vanno ripetendo specialisti e sociologi e con essi anche, senza addentrarsi nella psicologia spicciola, chi il carnevale lo vive in prima persona ufficialmente nelle vesti di Re. Che è un compito di rappresentanza non da poco, affermano in coro Renato Dotta e Brenno Martignoni Polti, i volti più popolari dei carnevali Rabadan di Bellinzona e Lingera di Roveredo.

‘Una volta all’anno è lecito far pazzie’

«Specialmente nel tessuto sociale legato all’età verde, ai giovani e agli adolescenti, il perdurare di questo stato d’emergenza sta lasciando il segno, e non mi riferisco al lato prettamente sanitario», attacca Re Brenno. «Sono privati di quello che concorre in modo incisivo al loro sviluppo libero e spensierato, proprio dell’universo giovanile». In linea generale «penso alle piccole cose. Ritrovi informali, occasioni di confronto al termine delle lezioni e nei fine settimana, uscite scolastiche. Insomma, tutto quello stare insieme che forma il carattere». Ovviamente anche il carnevale – ne è certo Martignoni Polti – appartiene a questa dimensione: «L’antico detto recita ‘Semel in anno, licet insanire’. Una volta all’anno è lecito far pazzie. Il fatto che il carnevale non possa trovare svolgimento non è indolore e ha ripercussioni sull’ordine sociale e sulle menti più vulnerabili. Siamo tutti un po’ più tristi e a farne le spese, per taluni, è anche la gioia di vivere. E anche per chi il carnevale non lo apprezza troppo o lo frequenta saltuariamente, si tratta di una dimensione che manca. Ne sono persuaso. Perché è uno degli appuntamenti canonici che aiutano a scandire l’anno e a creare ambiente, specialmente nei paesi. Ma nella stessa Città di Bellinzona ricordo quanto è sempre attesa la cerimonia inaugurale del giovedì sera, anche da parte di chi il Rabadan poi non lo vive intensamente. Quando ero sindaco, era per me un’occasione unica per toccare con ironia dei temi anche importanti della capitale».

‘La dimensione del lavorare bene’

A cascata, aggiunge Re Brenno, l’annullamento genera conseguenze negative su quelle società locali che organizzando tendine e buvette incamerano risorse finanziarie vitali per dare slancio alle loro consuete attività, la maggior parte delle volte proposte a favore delle nuove generazioni: «Oltre al divertimento puro il carnevale, troppo spesso abbinato erroneamente agli eccessi, incoraggia anche una grande motivazione collettiva a lavorare bene. Confido che l’ulteriore pausa forzata non finisca per far perdere questa preziosa dimensione». Tornando ai ‘benefici del carnevale’ Martignoni Polti evidenzia anche «la gioia che vediamo negli occhi degli allievi e degli anziani quando si organizza un evento loro dedicato». Ovunque in Ticino e Mesolcina «anche la semplice visita dei regnanti a scuola e nelle case per anziani diventa un evento partecipativo. Senza parlare poi della forte motivazione che muove i carristi, i gruppi e le guggen nell’organizzare anno dopo anno le loro attesissime performances, rinnovandosi sempre. Bisognerà vigilare affinché non venga meno il loro entusiasmo».

‘Resistere allo scoramento’

Dalla capitale gli fa eco Renato Dotta. Andando a toccare i temi dello svago e della leggerezza psicologica, Re Rabadan esorta il popolo del carnevale e la gente comune a «non perdere l’interesse per il mondo esterno. In questo non facile contesto generale di quarantene e isolamento lo scoramento è una tentazione. E mi rendo conto che in non poche persone rischia di prendere il sopravvento la tentazione di lasciarsi andare, cedere allo sconforto e cadere nel pozzo della solitudine». Sebbene le occasioni d’incontro, socializzazione e divertimento siano al momento limitate o annullate, «è importante ricordare che vivere significa saper resistere allo scoramento provocato da momenti e periodi difficili. Tutti noi abbiamo una grande fortuna, che a volte non ci viene in mente perché si è costretti ad affrontare altre priorità quotidiane; la fortuna di avere delle passioni. Loro ci sono sempre e anche negli attimi di sconforto non ti abbandonano mai». L’errore più grande, aggiunge e conclude Renato Dotta, «sarebbe rinunciarvi per sempre. E la sconfitta peggiore lo scoraggiamento». Da qui l’invito a «continuare a pensare alle serate in maschera, alle risottate nelle piazze, ai cortei e alla lunga lista di eventi collaterali come un’occasione di incontro tanto desiderata che merita di essere vissuta anche in futuro tutti insieme. Sono certo che ritorneremo. E che saremo più forti di prima riassaporando in tutta la sua essenza il magico mondo del carnevale!».

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