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22.12.2021 - 14:21
Aggiornamento: 15:53

Botte nell’appartamento di Piazza del Sole, chiesti 3 anni

Alla sbarra un 25enne che secondo l’accusa ha avuto un ruolo attivo nell’aggressione del 2 dicembre 2020. È accusato anche di una trentina di furti

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Rescue Media

È comparso questa mattina alla sbarra il 25enne del Bellinzonese accusato di aggressione e sequestro di persona per l’episodio avvenuto il 2 dicembre 2020 nel suo appartamento in Piazza del Sole. Era mattina presto quando, secondo l’accusa sostenuta dal procuratore pubblico Moreno Capella, il giovane, alterato dal consumo di sostanze stupefacenti e accompagnato da altre due persone, ha partecipato all’aggressione ai danni di un ragazzo che in quel periodo era ospite nel suo appartamento. Raggiunta da calci e pugni, la vittima aveva riportato policontusioni e poliescoriazioni. La lettera di dimissioni dell’Ospedale San Giovanni indicava anche la presenza di ferite lineari da taglio superficiali all’addome. Dopo le botte, i tre avevano chiuso a chiave la porta dell’appartamento dall’esterno, impedendo alla vittima di uscire per 45 minuti fino all’arrivo dei soccorsi. I pompieri avevano dovuto forzare la porta del terrazzo per entrare nell’appartamento. A supporto delle indagini, un video dell’aggressione girato da uno delle altre due persone coinvolte.

Il 25enne, con alle spalle un precedente per rapina e droga, è pure accusato di una lunga serie di furti effettuati in correità con altre persone tra il 2020 e il 2021. Gli accertamenti della polizia avviati all’inizio di febbraio 2021 avevano portato all’arresto di due persone – tra cui l’imputato – nel successivo mese di marzo. Accertamenti scattati dopo una serie di furti senza scasso nelle automobili e dopo che uno dei due giovani si era presentato in una stazione di servizio del Bellinzonese pagando con una tessera rubata utilizzando la modalità contactless (numerose quelle sottratte e utilizzate dall’imputato, unitamente a carte carburante). Nell’atto d’accusa vengono riportati una trentina di colpi, per la maggior parte effettuati nelle macchine (sottratti anche cellulari e altri oggetti). L’imputato ha commesso però anche il furto di 130 piante di canapa Cbd in un’azienda di Sant’Antonino per un valore denunciato di 13’400 franchi, di due motoseghe in un negozio di Sant’Antonino e svariata merce dagli scaffali di negozi di alimentari. «Oggi non ricordo tutti gli episodi. Molti dei furti li ho commessi mentre ero alterato», ha detto in aula l’imputato, il quale non riconosce o non ricorda circa la metà dei colpi riportati nell’atto d’accusa. In totale il 25enne ha sottratto e tentato di sottrarre una refurtiva che ammonta a circa 29’500 franchi, mentre ha utilizzato le carte di credito per un totale di 2’700 franchi. Il 25enne si è detto pentito, maturato e determinato a voler dare una svolta alla sua vita.

L’accusa chiede 3 anni senza opporsi alla condizionale

Al termine della sua requisitoria il pp Capella ha chiesto una pena detentiva di 3 anni senza opporsi a un periodo di prova con la condizionale. «Perché a 25 anni, malgrado un passato tumultuoso, forse una chance la si può ancora meritare», ha detto il magistrato, non volendo però sminuire la colpa dell’imputato, giudicata medio-grave, in particolare per i reati contro l’integrità e la libertà della persona. Quanto all’aggressione, ha detto Capella, «l’imputato l’ha contestata forse fin troppo: ha cercato di dare una sua versione dei fatti, sostenendo che sia intervenuto per dividere. In realtà le immagini del video mostrano il contrario. Ha avuto un ruolo non meno preponderante del complice. L’appartamento era il suo, ha aperto la porta e l’ha chiusa una volta uscito, ha partecipato attivamente all’aggressione, quando la vittima era già a terra». E questo, ha aggiunto il pp, emerge anche dalla testimonianza del complice in sede di interrogatorio. Chiaro il movente secondo la pubblica accusa: «Hanno compiuto una missione punitiva, siccome la sera prima la vittima li aveva a loro dire minacciati con un coltello. Volevano insomma regolare una qualche tendenza. Il movente è dettato dalla volontà di punire, con un’azione organizzata». Il pp, che ha parlato di un ambiente malsano all’interno di questa cerchia di persone, è poi venuto al sequestro di persona: «Aver rinchiuso e bloccato all’interno dell’appartamento, senza dare la possibilità di uscire, anche solo per un periodo superiore ai 15-20 minuti, fa sì che le condizioni del reato siano date». Quanto ai furti, il magistrato ha posto l’enfasi sul fatto che l’imputato abbia ripreso a commetterli anche nel periodo in cui era in uno stato di libertà provvisoria della libertà entrato in vigore dopo l’arresto per i precedenti colpi.

Capella si è detto d’accordo in merito a una pena sospesa, ma a condizione che l’imputato sia obbligato, fin dal primo giorno di scarcerazione, a seguire un percorso controllato che comporti un’occupazione professionale. «Lasciarlo in libertà senza nessun paletto e monitoraggio vuol dire ritrovarci qui tra una decina di mesi con le stesse fattispecie. E sarebbe un fallimento che potrebbe essere definitivo».

La difesa si batte per 14 mesi con la condizionale

Dal canto suo l’avvocato difensore Andrea Sanna, pure lui propenso per l’emanazione di specifiche norme di condotta, ha chiesto una pena detentiva di 14 mesi sospesa con la condizionale per un periodo di 5 anni. Il legale ha ricordato il passato difficile dell’imputato, con una situazione familiare non rosea e i lunghi periodi all’interno di vari istituti fin da quando era bambino. A 15 anni, dopo un apprendistato fallito e una delusione in ambito sportivo, «si è sentito ancor più abbandonato ed entra in contatto con persone sbagliate». Oggi, ha continuato Sanna, «si rende conto che questa può davvero essere l’ultima possibilità. Se verrà concessa la condizionale, vuole dimostrare di essere maturato e di sfruttare l’occasione per prendere in mano la sua vita». Senza voler minimizzare la questione dell’aggressione, la difesa sostiene che il ruolo del 25enne non sia stato particolarmente attivo. «Non era lui ad avere un conto sospeso. Non aveva nessun motivo per punire la persona che ospitava in casa. Il suo ruolo si è limitato ad aprire la porta. Si mette in mezzo per evitare che la situazione degeneri, visto che la vittima aveva diversi coltelli in casa. Il mio cliente riconosce che ha contribuito, ma è anche giusto individuare le giuste responsabilità».

Alla Corte delle Assise criminali presieduta dal giudice Siro Quadri il compito di pronunciarsi. La sentenza è attesa per oggi pomeriggio.

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