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25.10.2021 - 21:27
Aggiornamento: 21:55

Ricerca medica: Bellinzona compra l’ex stabile Irb di via Vela

A larghissima maggioranza (senza Verdi/Mps) votato dal Cc il credito di 6 milioni necessario all’acquisto; 2 li metterà comunque il Cantone

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L’ormai vecchia sede Irb di via Vela 6 passa di proprietà (Ti-Press)

Con 6 milioni di franchi, dai quali dedurne 2 quale contributo cantonale, la Città di Bellinzona a inizio 2022 diventerà proprietaria dello stabile di via Vela 6 nel quale l’Istituto di ricerca in biomedicina (Irb) è cresciuto durante l’ultimo ventennio fino al trasloco oggi in corso nella nuova sede realizzata in via Chiesa. Ad avallare l’acquisto, con 47 sì, 6 no (il gruppo Verdi/Mps) e 2 astenuti (Emilio Scossa-Baggi e Margot Broggini del Ppd), il Consiglio comunale riunito questa sera a Palazzo Civico per concedere il credito chiesto dal Municipio con clausola d’urgenza. Lo stabile di 55 anni, oggi di proprietà della Residenze del Ceresio Sa, richiederà a medio termine un risanamento globale di 6 milioni dopo interventi urgenti per 1,25. Anche a causa di questi oneri, secondo i contrari (il relatore di minoranza Giuseppe Sergi, Mps) l’operazione peserà eccessivamente sulle casse cittadine: da qui l’invito, inascoltato, a proseguire con un contratto di locazione com’è avvenuto dal 2000 fino a oggi con un versamento di un canone annuo di circa mezzo milione. Municipio e maggioranza del Cc difendono invece la bontà della tesi secondo cui è meglio diventare proprietari e incassare l’affitto dai vari gruppi, società, medici Eoc e start-up attivi nel campo della ricerca medica in una Bellinzona che mira a diventare un polo riconosciuto a livello universitario in questo ambito.

Pro e contro

La corelatrice della maggioranza della Commissione Gestione Lisa Boscolo (Sinistra) ha evidenziato la vetustà dello stabile, ma che è debitamente attrezzato per attività di ricerca: «Non sarà subito occupato, ma i nuovi inquilini vi entreranno gradatamente. Si tratta a ogni modo un investimento strategico a favore dei giovani ricercatori che si formano in questo ambito e si avviano verso interessanti professioni nel campo dell’innovazione». Il corelatore Tiziano Zanetti (Plr) ha poi ribadito l’importanza dell’operazione per il rafforzamento del biopolo bellinzonese, confidando che gli annunciati nuovi inquilini confermino veramente le loro intenzioni. Sul fronte opposto il relatore di minoranza Giuseppe Sergi (Verdi/Mps) ha sottolineato che il suo rapporto è stato scritto a quattro mani con il contributo del verde Marco Noi, senza tuttavia il coinvolgimento del Forum Alternativo, come riferito sabato dalla ‘Regione’ intervistando il suo coordinatore Franco Cavalli presidente anche della Fondazione dell’Istituto oncologico di ricerca (Ior) operante a stretto contatto con l’Irb. «Ma questi centri di competenza danno veramente concrete opportunità formative e professionali ai giovani ricercatori?», ha chiesto Sergi affermando che le sue domande poste in Gestione non hanno finora trovato risposte. Quanto allo sviluppo del polo biomedico e biotecnologico turrito «nessuno è contrario. Ma ho dei dubbi, per esempio, che lo stabile gemello sollecitato dallo Ior accanto al nuovo Irb possa veramente inserirsi in questo discorso se si considerano anche le mire relative al comparto Officine e gli importanti oneri prevedibili a carico della Città. Ancor più pensando allo stabile di via Vela, ossia la salata ‘pepa tencia’ capitata in mano al Municipio che non ha voluto considerare altre soluzioni, come mantenerlo in affitto anziché comprarlo». Marco Noi ha chiesto di riflettere sulla reale necessità che la Città si trasformi in operatore immobiliare, facendosi carico di un onere che potrebbe ammontare infine, fra acquisto e lavori, a una decina di milioni: «Il motore biomedico è già debitamente lanciato, perché caricare la Città di altre spese? Non sarebbe forse meglio che fossero Irb e Ior, con la loro nuova associazione comune Bios+, a comprare l’edificio di via Vela 6? Non sarebbe più opportuno investire risorse nel campus, e laddove veramente necessario, anziché in un vecchio stabile?».

‘Da città stanca a dinamica’

A nome del Ppd Paolo Locatelli ha evidenziato alcune riserve: la clausola d’urgenza chiesta dal Municipio e la vetustà dello stabile. «I cui contenuti sono però insisti nel progetto aggregativo, che pone la ricerca biomedica fra i suoi pilastri in un processo di evoluzione dell’intera città. Una nuova Bellinzona che dà visioni virtuose e non si chiude a riccio. Da qui la convinzione che i punti positivi prevalgono nettamente su quelli critici». Martina Nembrini Malacrida (gruppo Unità di sinistra) ha parlato di «nuovo fermento sociale che trasforma Bellinzona da città stanca e immobile a città dinamica, diventando a tutti gli effetti parte del motore economico del cantone». A nome del gruppo Lega/Udc Brenno Martignoni Polti ha parlato di «adesione tiepida e pratica all’opzione del ‘meno peggio’. Perché in caso di non acquisto dovremmo pagare 2 milioni per riportare l’edificio nelle condizioni amministrative originali». «Vogliamo veramente trasformare il Ticino in un cantone di sola ricerca biomedica? Attenti a spingere esclusivamente su un solo settore», ha avvertito Maura Mossi Nembrini (Più donne) suggerendo, quale alternativa, l’inserimento in via Vela 6 di un centro culturale o giovanile.

‘Fra le realtà elvetiche di punta’

Il sindaco Mario Branda ha salutato positivamente il dibattito maturato sul tema e difendendo la necessità dell’acquisto ha respinto la tesi della ‘pepa tencia’: «Mi piace pensare che fra le realtà di ricerca elvetiche di punta ci sia anche Bellinzona, nel campo della salute e della lotta alle malattie, come fanno Irb e Ior. I quali sono una realtà importante per noi, con 230 ricercatori, costituendo anche un sicuro attrattore in questo particolare campo. In via Vela 6 dovrebbero infatti entrare attività diverse, trovandovi una soluzione logistica transitoria in vista del Parco svizzero dell’innovazione tecnologica previsto nel futuro nuovo quartiere Officine. Non nascondiamo l’esistenza di criticità, come la vetustà dell’immobile e gli investimenti richiesti nel corso del tempo. L’urgenza è dettata anche dalle garanzie che attendevamo dai vari partner coinvolti», ossia Fondazione Agire, Usi ed Eoc che soltanto il 24 settembre hanno firmato una lettera d’intenti, tassello imprescindibile nell’intera operazione che il Municipio ha ritenuto necessario per dare avvio al progetto.

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