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13.11.2021 - 05:30

Tutti i fili tessuti da Arlena

La 32enne è titolare dell’atelier Zaharìa in piazza Nosetto a Bellinzona. Una passione e la scoperta del suo antico legame con la tessitura

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Elizabeth La Rosa
Arlena al telaio

«Per realizzare questo tessuto sto usando un filo di canapa che è stata coltivata e filata in Ticino cento anni fa». Lo dice piena di entusiasmo Arlena Ton, titolare dell’atelier negozio Zaharìa in piazza Nosetto a Bellinzona, mentre fa passare la navetta tra i fili del suo telaio e già immagina il risultato finale. Soffitto affrescato, mobili antichi in legno, un pavimento scricchiolante, entrare nell’atelier è come entrare in un altro mondo, affascinante e suggestivo. Il gatto rosso di Arlena, di nome blu, si aggira sornione tra tessuti e gomitoli, è educato, non fa danni. E a noi sembra di essere in un accogliente salotto di casa, una bella casa settecentesca. La titolare, 32enne, lavora a Bellinzona da alcuni anni, prima in via Dogana e ora da sei mesi in piazza Nosetto.

Una giovane intraprendente, che ha iniziato vendendo alcuni suoi prodotti ai mercatini e poi si è messa in proprio, in un settore non facile al giorno d’oggi in cui impazzano i siti online che propongono vestiti a basso costo. «In effetti me lo avevano sconsigliato tutti. Sembrava una cosa da matti aprire un negozio di tessitura e vivere di quello. Eppure… eccomi qui», sorride Arlena. I sacrifici non mancano, oltre alle otto ore quotidiane che trascorre al telaio e a servire i clienti, alla sera si dedica alla sartoria e poi ci sono i social e il sito da aggiornare, la contabilità e il marketing. I social sono stati per anni la vetrina di Arlena, che le ha permesso di farsi conoscere e di far conoscere le sue creazioni soprattutto quando non aveva un negozio. Oltre a ciò la 32enne riesce anche a trovare il tempo per coltivare le altre sue passioni, l’unihockey e il rally, due attività che le permettono di sfogarsi e ricaricarsi. Altra sua passione è riordinare e riarredare le case e a volte la chiamano a domicilio per occuparsene. Rispetto a dieci anni fa, la nostra interlocutrice nota che oggi c’è più interesse verso l’artigianato e le cose fatte a mano in generale. Una sensibilità crescente anche fra i giovani, che sempre più hanno una coscienza ecologica e lottano contro lo spreco. Con alcuni allievi di scuola media Arlena ha realizzato alcuni piccoli tessuti partendo da ciò che trovavano in casa, come una stringa o un sacchetto di plastica. Ora Arlena vorrebbe proporre alle scuole elementari della zona di visitare l’atelier «è bellissimo mostrare il mio lavoro ai bambini, loro in un oggetto fatto a mano che si crea poco a poco vedono la magia. Se vogliamo che questo mestiere vada avanti è nostro compito avvicinare i giovani a ciò che facciamo, sono loro il nostro futuro e devo dire che i riscontri che ho avuto finora da parte loro sono molto positivi».

Arlena lavora molto con materiali recuperati, quando frequentava ancora gli studi al Centro scolastico per le industrie artistiche (Csia) aveva addirittura realizzato un tessuto con un filo da pesca, un altro con i sacchetti di plastica tagliati a striscioline.

Lotta allo spreco

«In tutte le mie creazioni c’è una prima fase di progettazione, scelgo il materiale e che tipo di intreccio usare in base al tipo di tessuto desiderato, più resistente o più morbido. Cerco di ottimizzare ogni millimetro di filo e stoffa e infatti non ho praticamente mai scarti», ci dice. Arlena è consapevole che i suoi prodotti hanno un certo prezzo, per questo cerca di renderli molto versatili e l’invito è quello di acquistare consapevolmente «è importante riflettere prima di comprare, capire se un determinato colore rientra nel proprio stile e non è dettato dalla moda, questo per evitare di non indossare più il capo dopo qualche tempo». L’intervistata recupera anche materiali che le portano i clienti stessi, come rocche, bottoni e cerniere magari trovati nella soffitta della nonna. L’ispirazione non manca alla tessitrice, cerca di realizzare ciò che nei negozi non si trova e prende spunto dalle esigenze dei suoi clienti. Al telaio Arlena immagina sempre diverse varianti di ciò che sta facendo e i primi momenti di un nuovo e diverso lavoro sono per lei davvero magici: «riesco a vedere subito l’effetto e a immaginare il risultato. In quei momenti entro in un altro mondo e certe volte non so più nemmeno che giorno è e che ore sono».

Le radici e la scoperta

Arlena è nata a Cervenia, un piccolo paesino a sud della Romania, è stata adottata all’età di un anno da una famiglia svizzera residente in Ticino. Nel 2013 decide di mettersi alla ricerca della sua famiglia e pubblica su Facebook una foto di lei neonata tra le braccia di sua madre e il suo nome di origine. Due anni dopo viene contattata da sua zia e incontra parte dei familiari. Con sua grande sorpresa scopre che mamma e nonna facevano lo stesso mestiere. «Immaginavo che potessero essere contadine o che lavorassero in fabbrica, ma mai avrei pensato all’artigianato e men che meno alla tessitura». Il feeling con il telaio lo ha quindi nel sangue e in lei la passione per la tessitura nasce presto: all’età di cinque anni, in vacanza in Egitto con la sua famiglia adottiva, vedendo un uomo che tesseva un arazzo ne rimane folgorata. Oggi il nome del suo atelier è Zaharìa come il suo cognome di origine; una scelta che spiega e collega tutto come un lungo e resistente filo invisibile.

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