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07.09.2021 - 05:300
Aggiornamento : 07:35

Per un monte senza tralicci ed elettrosmog

Il Gruppo monte Scareuro nato a difesa del territorio sopra Gorduno sfregiato dagli elettrodotti si costituirà in associazione

Il Gruppo Scareuro che da oltre dieci anni si batte per lo spostamento delle linee ad alta tensione lontano dalle zone abitate presenti sull’omonimo monte di Gorduno, fa un importante passo avanti. Per avere maggior peso politico e visibilità di fronte ai vari interlocutori, a breve si costituirà in associazione. L’assemblea che ne sancirà la nascita si svolgerà mercoledì 15 settembre alle 20 nella sala dell’ex Consiglio comunale di Gorduno (stabile scuole). «L’attenzione verso il nostro territorio, la salute pubblica e la convinzione di poter beneficiare al meglio di queste belle regioni, ci motivano a continuare le nostre rimostranze e il monitoraggio non più come gruppo ma come associazione. Associazione che possa garantire nuova linfa in termini di persone coinvolte e nuova motivazione», scrivono i primi firmatari del gruppo Pietro Minotti e Danilo Pedrazzi.

Il tema degli elettrodotti e delle loro immissioni, le cosiddette radiazioni non ionizzanti, sta da tempo a cuore al gruppo che nella nuova forma associativa vorrebbe partecipare in futuro ai dibattiti sui cambiamenti sul monte e non solo. La volontà dell’associazione è anche di unire le forze e, nel caso specifico, di coinvolgere i Patriziati di Carasso e Gudo quando verranno toccati gli impianti presenti sulla tratta Gorduno-Magadino. A lungo termine invece, l’associazione intende anche battersi per chiedere che le condotte elettriche che attualmente sfregiano la montagna vengano spostate nella galleria tra Gnosca e Sementina quando AlpTransit completerà l’aggiramento di Bellinzona (se ne riparlerà dopo il 2040). Mentre per cercare di mantenere attrattiva la montagna «vero balcone sul Bellinzonese, la Mesolcina e la Riviera, a venti minuti da Bellinzona e raggiungibile in automobile» l’idea è di creare una sinergia con il Patriziato di Gorduno e la Fondazione Alpe Arami. Inoltre, rimarcano Pedrazzi e Minotti, «non mancheremo di monitorare i passi che intenderanno intraprendere Swissgrid e Cantone in futuro». Non da ultimo, rileva Pedrazzi, «dopo la manutenzione delle linee e la sostituzione degli isolatori sui tralicci avvenuta l’anno scorso vogliamo effettuare ancora delle misurazioni di controllo per verificare eventuali migliorie da apportare a favore della salute».

Con la nascita dell’associazione il Gruppo intende disporre ora di nuove forze per un nuovo slancio. Alla sua nascita – viene ricordato «con una certa amarezza» – malgrado gli sforzi per condividere «le nostre riflessioni con le autorità comunali di allora, non siamo riusciti a raccogliere grande attenzione e consenso». I promotori ricordano però di aver sempre cercato di documentare nel migliore dei modi le loro preoccupazioni redigendo un rapporto che tematizzasse nel dettaglio la situazione sui monti riguardo all’attraversamento delle linee ad alta e altissima tensione. «Rapporto dimostratosi uno strumento importante, suscitando l’attenzione e l’interesse degli enti interpellati».

A livello cantonale nell’ambito della prima tappa della soluzione di riordino scaturita dallo “Studio generale per la rete ad altissima tensione in Ticino”, studio avviato da Cantone, Swissgrid, Azienda elettrica ticinese e Ferrovie federali, sarà possibile smantellare 60 chilometri di linee aeree, ciò che consentirà un importante sgravio di paesaggi pregiati. Ora è allo studio la fase 2 che prende in considerazione Riviera, Valle di Blenio e Piano di Magadino. I promotori della futura associazione auspicano che anche per il loro monte possa esserci una prospettiva simile e che Scareuro un giorno possa essere liberato dai tralicci.

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