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Bellinzonese
Morto con la Tesla sul Ceneri, altra vittoria per i familiari
Per la seconda volta il Tf dà loro ragione: ravvisando il rischio d'inquinamento delle prove, ha negato l'accesso agli atti chiesto dal costruttore Usa
10 maggio 2018 sull'autostrada a nord del Monte Ceneri (Rescue Media)
1 Settembre 2021
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Seconda vittoria davanti al Tribunale federale (Tf) per la moglie e i figli dell’imprenditore tedesco morto il 10 maggio 2018 al volante di una Tesla elettrica incendiatasi dopo aver sbandato – in modalità di guida autonoma – in un cantiere autostradale presente nel tratto a nord della galleria del Monte Ceneri. Dopo aver intimato, nel maggio 2019, alla Corte cantonale dei reclami penali (Crp) di far riaprire e approfondire al Ministero pubblico l’inchiesta in precedenza chiusa con decreto di abbandono dall’ex procuratore Antonio Perugini, oggi la massima corte giudiziaria elvetica nega a Tesla l’accesso agli atti chiesto a suo tempo. E questo per evitare il rischio di un eventuale inquinamento delle prove, visto che la procuratrice Petra Canonica Alexakis, subentrata nell'incarto a Perugini, deve ancora effettuare gli interrogatori sollecitati dall’avvocato Paolo Bernasconi legale dei familiari dell’automobilista.

Secondo vedova e figli la colpa è del costruttore

Interrogatori destinati a chiarire il quadro complessivo delle eventuali responsabilità del costruttore statunitense (con le sue filiali in Svizzera e Germania) anche alla luce dei complementi peritali nel frattempo chiesti e ottenuti dalla procuratrice. Quanto ai familiari, che ritengono Tesla unica responsabile del decesso del 48enne imputando al costruttore manchevolezze e difetti di fabbricazione dell'autovettura suscettibili di avere influito sulla dinamica dell'incidente, finora non hanno promosso alcuna causa civile contro il gruppo, né in Germania né altrove, limitandosi a chiedergli di riconoscere in linea di principio un obbligo di risarcimento. Obbligo che Tesla ha respinto già nel settembre 2019, ribadendo però l’interesse a esaminare – ma al momento non potrà farlo – gli atti del procedimento penale. 

Per la Crp rischio trascurabile

Infatti, motiva il Tribunale federale accogliendo il ricorso dei familiari, l'esito del procedimento penale “è suscettibile di avere degli effetti sulle eventuali pretese civili dei ricorrenti e la promozione di una causa giudiziaria non può ragionevolmente essere esclusa”. Dal canto suo la Crp nella decisione sconfessata dal Tf aveva rilevato che gli accertamenti esperiti dall'apertura dell'inchiesta penale fino alla domanda di accesso all’incarto penale formulata nell’agosto 2019 sarebbero di natura tecnica, e che perciò sarebbe trascurabile un rischio d'inquinamento delle prove da parte di Tesla. Sempre la Crp riteneva che la possibilità di Tesla di esaminare gli atti non impedirebbe la conduzione indisturbata del procedimento penale, né ostacolerebbe l'avanzamento dell'inchiesta, come dimostrerebbero gli ulteriori accertamenti istruttori eseguiti dalla procuratrice.

Il pericolo di collusione per ora c'è

A questo riguardo il Tf evidenzia che l'istruzione penale è ancora in corso, “ma non è precisato se si trovi in una fase avanzata o meno. Né è stato chiarito se il magistrato inquirente si sia già pronunciato sulle richieste probatorie”. Che mirano, come detto, a far interrogare dirigenti e tecnici di Tesla. Perciò, annota il Tf, “il rischio di una possibile influenza sulle loro dichiarazioni, in caso di accesso all'incarto, non può essere definitivamente scartato in questa fase della procedura”. Contrariamente a quanto ritenuto dalla Crp, “un pericolo di collusione non poteva quindi essere escluso in caso di trasmissione dell'intero incarto penale a Tesla al momento della pronuncia del giudizio della Crp impugnato”. Giudizio che a mente del Tf viola l’articolo 101 capoverso 3 del Codice di procedura penale – secondo cui i terzi possono esaminare gli atti se fanno valere un interesse scientifico o un altro interesse degno di protezione e se non vi si oppongono interessi pubblici o privati preponderanti – “considerato l'interesse pubblico alla ricerca della verità e allo svolgimento regolare dell'istruzione penale”. Detto con altre parole, “se delle persone dipendenti di Tesla, o a essa legate, dovessero prendere conoscenza dell'incarto penale, le loro dichiarazioni potrebbero esserne influenzate qualora fossero interrogate nel procedimento penale”. 

Proiettata in aria, si è fermata dopo 120 metri

L’incidente aveva fatto scalpore, sia per la dinamica e per la difficoltà di soccorso, sia per le polemiche sorte sul sistema di guida autonoma di Tesla, il cosiddetto Autopilot finito sotto la lente delle autorità statunitensi di regolamentazione stradale intervenute dopo alcuni incidenti prendendo in considerazione 765mila Tesla vendute negli Usa. Sulla dinamica il Tf chiarisce che la Tesla Model S stava circolando in direzione nord sulla corsia di sorpasso all'inizio di un tratto con una segnaletica di cantiere che prevedeva la deviazione, demarcata con linee arancioni, della corsia di sorpasso verso la carreggiata opposta: “Invece di seguire la deviazione, l'autovettura è proseguita diritta, collidendo dapprima con alcuni paletti segnaletici e in seguito con uno spartitraffico del tipo ‘varioguard’. All'impatto con lo spartitraffico, che ha funto da rampa, il veicolo è stato proiettato in aria e si è ribaltato più volte, terminando la corsa sulla carreggiata autostradale opposta a circa 120 metri dal punto di collisione con il primo paletto segnaletico”. Nell'urto con lo spartitraffico “la parte anteriore sinistra del sottoscocca si è lacerata, provocando la combustione delle batterie del veicolo, che si è incendiato”. Il conducente “rimasto privo di conoscenza all'interno dell'abitacolo, è deceduto sul posto”. A questo riguardo l’avvocato dei familiari evidenzia che la guida autonoma con ogni probabilità – ma è l’inchiesta a doverlo stabilire – non ha funzionato a dovere non avendo reagito al cambio di carreggiata imposto dalla gestione del cantiere; e rammenta che qualcuno, giunto per primo sul luogo dell’incidente, ha avvertito una forte scossa elettrica tentando di aprire le portiere dotate di maniglie a scomparsa; successivamente anche i Pompieri di Bellinzona hanno pubblicamente evidenziato le difficoltà negli interventi in presenza di questi tipi di vetture.