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laR
 
02.08.2021 - 18:52
Aggiornamento: 19:15

Gisin commuove Olivone: vita (e miracoli) di una vera atleta

Dominique, ex sciatrice e oro olimpico in discesa a Sochi, si è raccontata durante la serata del Primo Agosto: applauditissima la conferenza multimediale

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La 36enne di Engelberg ha intrattenuto il pubblico per due ore e mezza (foto Giacomo Molinaro)
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La dura vita degli sportivi d’élite: li si vede vincere, perdere, esultare di felicità, piangere di delusione, infortunarsi e sparire per qualche tempo, tornare guariti più forti di prima, oppure meno forti di prima, e prima o poi congedarsi dai riflettori in cerca di un nuovo futuro. Per due ore e mezza la campionessa olimpica di sci Dominique Gisin (oro in discesa nel 2014 ai Giochi di Sochi, oltre a una lunga serie di altri successi) ha tenuto letteralmente incollato alle sedie del Polisport di Olivone il pubblico giunto numeroso la sera del Primo di Agosto per seguire la sua conferenza multimediale ‘A True Athlete’. Che è il titolo anche del libro scritto a quattro mani con la sorella Michelle, anch'essa oro olimpico ottenuto nel 2018 in combinata a PyeongChang. Michelle spesso presente al suo fianco durante le presentazioni pubbliche, ma questa volta assente, messa fuori gioco a causa di una mononucleosi.

Tanti infortuni e il sostegno della famiglia

Già, chi è e cos’è un vero atleta? Nel raccontare la sua lunga carriera agonistica la 36enne di Engelberg, uscita dalle competizioni all’età di 29 anni ma da allora sempre rimasta vicina al circo bianco, ha messo in luce tutte le sfaccettature di una passione prima, e una professione poi, che deve fare i conti con continui su e giù, dovuti nel suo caso soprattutto a diversi infortuni avuti sin da ragazzina che l’hanno tenuta lontana dalle piste a tratti per lunghi periodi. Con l’aiuto di filmati e immagini, li ha esposti dettagliatamente uno per uno: articolazioni, muscoli e testa affidati ai migliori specialisti sono sempre tornati a funzionare a dovere, per permetterle di gareggiare ai livelli più alti; non senza il sostegno di uno psicologo dello sport che dopo averne verificato la determinazione in giovane età, successivamente l’ha aiutata a costruire la forza mentale. Ma non di rado – ha ripetuto Dominique più volte – il percorso è stato un calvario originato da guarigioni non perfette e conseguenti ricadute. Ricordando, sempre col sorriso, i momenti più bui, ha pure evidenziato il grande sostegno assicuratole dai nonni (quelli della famosa, emozionante telefonata fatta subito dopo l’oro a Sochi, divenuta poi uno spot pubblicitario) che l’accoglievano a casa dopo gli interventi chirurgici e l’hanno sempre appoggiata, quando lo sconforto sembrava avere il sopravvento.

Alla ricerca dei limiti

«Per me c’erano sempre un caffè e una fetta di torta», ha raccontato Dominique, ponendo proprio il sostegno datole dalla famiglia fra i punti forti del suo successo. Un ruolo fatto di vicinanza e comprensione, grande passione per lo sci in generale, ma senza invadenza né imposizioni. Fra le ricette elencate per poter raggiungere il successo, nello sport come nella vita in generale, ha incluso la necessità di porsi obiettivi alti e di prepararsi seriamente nelle condizioni più critiche (il nonno la spronava, sin da bambina, a sciare nella nebbia), andando a ricercare gradatamente (anche in base a modelli matematici a lei tanto cari) i limiti ragionevolmente sopportabili affinché corpo e testa siano pronti a rispondere adeguatamente nei momenti che contano. E poi – ha aggiunto l’oggi studentessa di fisica al Politecnico di Zurigo, dove sta preparando un Master, e pilota di aerei – fondamentali sono pure i giusti stimoli che un giovane sportivo d’élite può trovare nella scuola, nella formazione, negli insegnanti. Perché lo sci da solo non può costruirti un’intera vita.

Una spalla discreta per la sorella Michelle

A proposito di sostegno familiare, Dominique ha dedicato una parte della conferenza alla crescita sportiva di Michelle. A come lei – sorella maggiore – abbia potuto accompagnarla, con molta discrezione, individuando nella discesa libera, e nella combinata insieme all’inizialmente preferito slalom speciale, una via possibile per aggiudicarsi l’oro olimpico, com’è infine stato. Un’intensa storia di successo, costruito con tenacia lungo una strada affatto in discesa, che a Olivone ha commosso e strappato molti applausi.

Autorità, salmo e invitati speciali

Applausi riservati in apertura di serata al Corpo musicale olivonese, che ha suonato anche il Salmo svizzero, nonché alle autorità politiche di Blenio, Acquarossa e Serravalle (rispettivamente i sindaci Claudia Boschetti Straub e Odis Barbara De Leoni, e il vicesindaco Fabrizio Giamboni) intervenute per portare i loro saluti alla popolazione. Ha pronunciato l’allocuzione ufficiale l’ex nazionale di calcio (ha indossato la maglia rossocrociata fra il 1974 e l’80) e successivamente psicologo dello sport Lucio Bizzini, bleniese di origini. Sul piatto ha messo «la gioia della vittoria, la tristezza nella sconfitta, ma soprattutto la fierezza di far parte di un mondo sportivo nel quale entusiasmo e fair play sono i valori che ci uniscono al di là delle generazioni, sempre e ancora». Applausi infine anche per gli invitati speciali Marco Gut (presidente TiSki e membro del presidio di Swiss Ski), Mauro Pini (allenatore di Petra Vlhova, vincitrice della Coppa del mondo generale 2020-21), Thomas Stauffer (capo allenatore Swiss Ski settore maschile), Fabio Truaisch (fisioterapista nello staff di Swiss Ski) e Beatrice Scalvedi (ex atleta di Coppa del Mondo).

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