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La Corte ha optato per due anni di carcere sospesi con la condizionale
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Bellinzonese
20.07.2021 - 17:360

Truffe online per 120mila franchi, condannato un 31enne

L'uomo, che già scontato 22 mesi di carcere, offriva beni e servizi su piattaforme di vendita facendosi pagare in anticipo ma senza fornire quanto promesso

Senza contare la settantina di tentativi falliti, in almeno 227 casi ha truffato persone e aziende offrendo beni e servizi che poi non forniva, incassando il pagamento in anticipo e utilizzando il denaro per i suoi bisogni e il suo sostentamento. Per ingannare gli acquirenti, il 31enne informatico condannato oggi dalla Corte delle assise correzionali di Bellinzona utilizzava piattaforme di vendita online, alcune da lui appositamente create, proponendo materiale e prestazioni di vario genere: smartphone, tablet, computer, capsule e macchine del caffè, servizi informatici (creazione e gestione di siti web) ma anche corsi di inglese, tedesco e contabilità. L'imputato, cittadino italiano residente nella regione, non ha perso l’occasione di sfruttare la pandemia, vendendo a prezzi favorevoli mascherine, visiere protettive e confezioni di disinfettante mai recapitate. La modalità utilizzata dall'uomo dal 2016 al 2021, che ha richiesto “molto impegno e pianificazione” scrive nell’atto d’accusa il procuratore pubblico Andrea Maria Balerna, gli ha permesso di ottenere un indebito profitto complessivo di almeno 120mila franchi. Solo in rarissime occasioni l'imputato ha effettivamente fornito la merce o i servizi promessi. Nel frattempo, nel corso degli anni, segnalazioni e denunce da parte delle persone truffate richiamavano a più riprese l'attenzione degli inquirenti. 

Lunga la serie dei reati

Al reato di truffa per mestiere aggravata, si somma anche l'appropriazione indebita: circa 50mila i franchi rubati dal 31enne sfruttando la posizione della compagna (già condannata per questi fatti), la quale ha agito in correità sottraendo per più volte centinaia di franchi, lungo un periodo di sei anni, dalla cassa dell'azienda dove lavorava. L’uomo ha inoltre utilizzato la carta di credito della sua azienda, così come quella del padre e della compagna, per effettuare prelevamenti in parte finalizzati a far fronte ai debiti. Ma la lista dei reati non finisce qui: il 31enne è stato infatti giudicato colpevole anche di ripetuta omissione della contabilità dell'azienda, ripetuta appropriazione indebita di imposte alla fonte, cattiva gestione, impiego di stranieri sprovvisti di permesso e ripetuto delitto alla Legge federale sulla previdenza professionale. Per la maggior parte si tratta di reati commessi nel periodo in cui era gerente e socio di una società fallita nel 2018. «Ho avuto diversi problemi che ho sottovalutato. Mi scuso per gli errori che ho commesso. Mi sono trovato nella situazione di non saper gestire me stesso», ha detto l'uomo in aula, patrocinato dall'avvocato Sandra Xavier. Il 31enne ha riconosciuto tutti i capi d’accusa, aggiungendo di voler continuare il percorso psicologico cominciato in carcere. 

Quattro arresti nel giro di tre anni

Negli anni l'imputato si è infatti dimostrato incorreggibile. Dal 2018 è stato arrestato quattro volte. Ha già scontando circa 22 mesi tra carcerazione preventiva ed espiazione anticipata della pena. Ogni volta che è stato rilasciato, nonostante le misure di condotta definite dal magistrato inquirente titolare dell'inchiesta fino al 2020, ha però commesso altri illeciti ed è stato quindi riportato dietro le sbarre per periodi provvisori. L'ultimo arresto – il primo ordinato dal pp Balerna, titolare dell'inchiesta dal 2021 – risale al 27 gennaio scorso dopo che l'uomo aveva utilizzato i dati dell'azienda che lo aveva da poco assunto per comprare merce su una piattaforma online. Il titolare della società lo aveva quindi denunciato. Sul conto del cittadino italiano – che uscirà oggi di prigione – la Corte presieduta dal giudice Amos Pagnamenta ha inflitto una pena detentiva di due anni (da dedursi il periodo di prigione già scontato), sospesa con la condizionale per un periodo di cinque anni. La Corte ha inoltre ordinato l'espulsione della Svizzera per sette anni e il pagamento degli importi indicati dai numerosissimi accusatori privati per un totale di circa 190mila franchi, anche se molto difficilmente l'uomo riuscirà a far fronte a tali spese. Il dibattimento si è svolto con la procedura di rito abbreviato. 

 

 

 

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