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laR
 
16.06.2021 - 21:23

Asfaltificio d’Iragna, dalla Comibit un progetto tutto nuovo

Dopo la sentenza del Tram la società ha depositato un'altra domanda edilizia per un impianto più performante dal profilo tecnologico e ambientale

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La Comibit di Sigirino, una delle maggiori società produttrici di miscele bituminose del Ticino attiva sin dal 1971 e composta da vari azionisti attivi nel settore edile, stradale e chimico, torna alla carica con il rinnovo e potenziamento del proprio impianto di Iragna situato in località Piretta, nella zona artigianale-industriale sottomontagna caratterizzata anche da altre attività produttive, fra cui estrazione e lavorazione del granito. In base alla nuova domanda di costruzione pubblicata all’albo comunale di Riviera fino a metà luglio e affiancata dal Rapporto d’impatto ambientale, l’asfaltificio risalente al 1982 verrebbe completamente demolito e sostituito da uno tutto nuovo che permetterebbe di raddoppiare la produzione (quindi non più solo aumentarla di un terzo) passando dalle attuali 30-54’000 tonnellate all’anno a 50-75’000. La Sa propone un impianto “che sia più performante dal punto di vista tecnologico e ambientale” ed elimina “tutte le infrastrutture che andrebbero a collidere con la pianificazione”.

Bocciato da Comune, Governo e Tram

La precedente domanda di costruzione, risalente al 2015, era stata bocciata dall’allora Municipio di Iragna, dal Consiglio di Stato e nel 2019 anche dal Tribunale amministrativo cantonale espressisi su alcune opposizioni: nei primi due casi non accettando che la torre per l’evacuazione dei fumi raggiungesse l’altezza di 38 metri (un palazzo di dieci piani) ossia quasi quattro volte il limite massimo ammesso di dieci metri sancito dalle Norme d'attuazione del Piano regolatore; ravvisando dal canto suo un mancato rispetto della distanza minima dal bosco (10 metri), il Tram aveva invece dato luce verde alla torre applicando la deroga prevista per i corpi tecnici e impianti speciali. Proprio partendo da quella decisione, nel frattempo cresciuta in giudicato in assenza di altri ricorsi, la società sottocenerina ha ripreso in mano il progetto facendo tabula rasa delle precedenti intenzioni in gran parte conservative e sostituendolo con uno tutto nuovo rispettoso degli indici e delle distanze. La Sa ribadisce comunque di voler sviluppare in altezza una parte dell’impianto realizzando la torre di 38 metri “giudicata favorevolmente dal Tram – si legge nella documentazione tecnica – trattandosi di un impianto speciale che non potrebbe essere realizzato altrimenti né installato altrove per mancanza di conformità della zona”. Stando a informazioni in nostro possesso, potrebbero essere almeno due le opposizioni da mettere in conto, una delle quali incentrata sull’odore di catrame che potrebbe venire sentito nelle vicinanze.

Aumenta la parte riciclata

Nel dettaglio, non si procederebbe più alla ristrutturazione della parte produttiva e dello stabile adibito a officina e servizi, nonché al mantenimento di taluni comparti a cielo aperto per il deposito degli inerti. La differenza sostanziale “è la demolizione e rimozione di tutti gli edifici e impianti presenti sul mappale sostituendoli in modo completo con un nuovo impianto”. Si prevede “la realizzazione di un capannone per lo stoccaggio del granulato d’asfalto riciclato, di un’officina e la posa di container prefabbricati adibiti a spogliatoi, uffici, servizi e sala comandi”. Non da ultimo il progetto prevede anche “una sistemazione esterna generale con lo scopo di dare un aspetto più decoroso all’intera attività”. L’impianto attuale, prosegue la relazione tecnica, “seppur ben mantenuto e conforme alle norme vigenti, impiega tecnologie ormai superate”, ciò che complica anche il reperimento di pezzi di ricambio in caso di guasti. “Oltre che essere energeticamente più efficiente”, il nuovo impianto “permetterà di aumentare in modo sostanziale la percentuale di materiale riciclato nelle miscele bituminose, sgravando le discariche e limitandone l’esportazione fuori cantone”. Già oggi il materiale riciclato viene fornito – e in futuro continuerà a esserlo – già lavorato e quindi pronto per essere usato nella produzione delle nuove miscele, ciò che esclude attività di frantumazione sul posto e di conseguenza anche la necessità di adottare un sistema di nebulizzazione e umidificazione, anche considerando che l’area di manovra dei camion sarà completamente asfaltata.

Emissioni, valori ‘rispettati’

Quanto alle emissioni – tema d’interesse per i confinanti – viene assicurato che i valori limite indicati dall’Ordinanza contro l’inquinamento atmosferico “saranno rispettati”. Un sistema di aspirazione “porterà nell’unità filtrante” i fumi generati da una serie di lavorazioni come pure le polveri che si sviluppano nel vaglio, nel miscelatore, nella bilancia degli inerti e nei sili della miscela calda. Inoltre “saranno incapsulate” le parti della torre di miscelazione che generano rumori, come pure i nastri trasportatori.  Il posizionamento delle varie componenti mira “pressoché ad azzerare” la produzione di polvere legata a stoccaggio e movimentazione del granulato”.  Come detto, l’altezza delle varie componenti varierà dai 14 ai 38 metri. L’altezza del camino “serve a disperdere nella maniera più efficiente i fumi nell’atmosfera” e a garantire il flusso del materiale per gravità. La Sa assicura poi che la distanza minima di 10 metri dei manufatti principali dall’area forestale “viene rispettata”, come pure quella di due metri per il piazzale pavimentato. Fra le deroghe richieste, vi sono quella della distanza minima di 40 metri dal fiume Ticino “che viene in buona parte rispettata” a parte un blocco di calcestruzzo sporgente due metri, mentre “tutta la parte del mappale sul lato fiume viene liberata dalle costruzioni esistenti e trasformata in area verde”. Sono infine indicati come rispettati gli indici di occupazione (34,9% anziché il 50% massimo consentito), di edificabilità (3,49 metri cubi per metro quadrato anziché il massimo ammesso di 5) e superficie verde (30,34% anziché il minimo richiesto del 10%). “A differenza di oggi il nuovo impianto sarà posizionato integralmente all’interno della zona artigianale-industriale”, viene infine evidenziato, mentre per limitare l’impatto visivo e paesaggistico “i nuovi capannoni adibiti a deposito sono posizionati il più possibile a ridosso della scarpata”.

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