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Prove di rilancio per la Zona industriale d'interesse cantonale (Ti-Press)
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29.05.2021 - 05:300

Ziic di Biasca, nuova strategia per attirare aziende

Si pensa a una suddivisione in più spazi dei grandi stabili presenti nella zona industriale. In questo modo le ditte avrebbero più facilità a insediarsi.

Da tempo ci si interroga sul futuro della Zona industriale d’interesse cantonale (Ziic) di Biasca. Un comparto che dispone di vie d’accesso e servizi di prim’ordine ma che non è mai decollato, nonostante non manchino i contatti con ditte interessate a insediarsi. Una situazione che ha indotto gli addetti ai lavori ad attuare una nuova strategia, come spiega alla ‘Regione’ il municipale Joël Rossetti, capo del Dicastero sviluppo economico che tra i vari compiti si concentra sulla gestione della Ziic. L’idea è quella di riconvertire e suddividere in più spazi gli stabili di grandi dimensioni lasciati liberi dalle partenze degli ultimi anni (Airlight Energy Manufacturing Sa, Termogramma, Intervalves ed x Smb rilevata nel 2017 dal gruppo Riganti), al fine di rispondere meglio alle esigenze delle aziende interessante. «Essendo un polo di sviluppo cantonale, puntiamo ad avere insediamenti con un valore aggiunto», afferma Rossetti, indicando l’intenzione di volersi orientare maggiormente verso l’industria legata alle scienze della vita e della biotecnologia. «Non più un industria pesante, legata ad esempio all’acciaieria e allo stoccaggio, ma un cambio di paradigma per attirare aziende per esempio attive in ambito farmaceutico, nutriceutico o anche nel campo della ricerca e sviluppo». Si vuole dunque rinfrescare l’immagine delle Ziic dividendo in più settori gli stabili presenti ma anche puntando sul marketing (in questo senso il municipale giudica molto positiva la recente realizzazione del nuovo sito web Polo di sviluppo economico). La strategia è dunque delineata, anche se ancora da affinare. «Come Comune dobbiamo ancora valutare con che impegno andare in questa direzione. Il contatto con il Cantone e l'Ente regionale di sviluppo non manca. Ci sono poi altri aspetti da approfondire insieme ai proprietari degli stabili». 

Stefano Melera, manager d’area della Ziic, entra maggiormente nel dettaglio: «i contatti con gli imprenditori non mancano, il discorso che stiamo facendo è quello di migliorare l’offerta. Ci sono alcuni grandi stabili (con superficie interne di 3'500/4'000 metri quadri) dismessi da tantissimi anni e costruiti sulla base delle indicazioni delle aziende che si insediavano 20/30 anni fa. Oggi non sono più al passo coi tempi e presentano delle caratteristiche che non vanno più bene». Negli ultimi tempi, spiega Melera, «osserviamo la tendenza di aziende innovative che hanno necessità di spazi più piccoli e non vanno quindi a prendersi un immobile così grande. Con gli strumenti odierni, un’azienda può infatti produrre in spazi più piccoli». Quali saranno i prossimi passi? «Per aumentare l’attrattiva dobbiamo innanzitutto definire un concetto di ristrutturazione. Si pensa per esempio a uno stabile multiservizi, con uffici modulari per ospitare più aziende innovative, inserendo servizi come una sala riunioni o una mensa. Valutazioni andranno fatte sulla ripartizione dei costi degli investimenti, perlopiù interventi mirati senza spendere grandi cifre. 

Attualmente la Ziic conta tra i 200 e i 250 posti di lavoro grazie alla presenza delle ditte Polyeflon, Helsinn e Mediluc, quest’ultima – attiva nella produzione di protesi mediche – trasferitasi recentemente da Bodio. In tempi brevi, informa il municipale Rossetti, dovrebbe instaurarsi anche una ditta nutriceutica. «Se le aziende hanno un valore aggiunto – aggiunge Stefano Melera – c’è anche la possibilità di assorbire i salari e le fluttuazioni di cambio, mentre se si tratta di dite legate alla vecchia economia, alla produzione di materie prime, si fa più fatica». Come detto il focus – ma senza chiudere la porta ad altri settori – sarà su scienze biologiche, medicina, ingegneria, fisica, chimica, farmacologia, ricerca e sviluppo ed energie rinnovabili. 

Tre Valli

Industria ed edilizia, stabili i posti di lavori

Era febbraio 2020 quando su questo giornale i sindacati Unia e Ocst annunciavano la perdita di trecento posti di lavoro nelle Tre Valli in cinque anni. Un bilancio impietoso che non ha però subito un peggioramento particolarmente significativo a causa del coronavirus. Per quanto riguarda il settore industriale e dell'edilizia, spiega il sindacalista Ocst Claudio Isabella, «le ditte che erano in difficoltà avevano cessato l’attività già prima della pandemia, mentre le poche aziende rimaste, società conosciute e radicate nella regione, sono relativamente solide e nell’ultimo anno e mezzo sono dunque riuscite a cavarsela anche grazie al lavoro ridotto. È chiaro che quando verranno a mancare gli aiuti bisognerà stare attenti alle possibili conseguenze». Ad accusare maggiormente il colpo, continua il vicesegretario regionale di Ocst, è stato il settore alberghiero, della ristorazione, dell’ artigianato e degli eventi, dove «osserviamo la perdita di diversi posti di lavoro, in particolare all'estremo nord delle valli». I dati di aprile 2021 indicano per la Riviera e la Leventina un tasso di disoccupazione pari al 3,4%, mentre va meglio la Valle di Blenio dove il dato si attesta al 2,9%. La media cantonale è del 3,2%; 3,4% quella nazionale. 

Igor Cima, sindacalista di Unia e municipale di Riviera, guarda con interesse al polo tecnologico dell’aviazione di Lodrino. Il suo auspicio è che «arrivino aziende che paghino salari dignitosi, generando così opportunità di lavoro per chi vive nella regione». Per farlo serve però la collaborazione di tutti gli attori coinvolti: Comuni, Cantone ma anche i partner sociali. Infatti pure i sindacati «hanno una rete di conoscenze e informazioni utili che, se considerate, possono evitare l’insediamento di aziende che poi fanno solo disastri». Spostandoci in Alta Leventina, alcuni grandi progetti si stanno sviluppando, come la nuova pista dell’Hcap o il secondo tubo della galleria del San Gottardo e la prevista riqualifica del fondovalle ad Airolo. «È un’occasione da non perdere e che potrebbe permette di riqualificare il personale che ha perso il suo impiego. In particolare per i lavoratori over 50 che fanno ovviamente fatica a trovare altri sbocchi. Lo stato dovrebbe ad esempio dare gli strumenti necessari legati alla formazione professionale per reintegrare queste persone nel mondo del lavoro».

Michele Beffa (Tenconi Sa): ‘Gli ordini in aumento segnalano una ripresa’

Proprio in Alta Leventina la ripresa economica post pandemia è sempre più reale: «Gli ordini sono aumentati del 20% rispetto al 2020 e questo ci dà fiducia per quest’anno», afferma a ‘laRegione’ Michele Beffa, direttore della Tenconi Sa, ditta di Airolo attiva nella metalmeccanica. Un altro segnale di ripresa, che genera però anche qualche difficoltà, è rappresentato dal fatto che da settembre i prezzi delle materie prime «sono saliti in alcuni casi fino 30%». Sono però «piccoli dolori che si patiscono volentieri: ben venga se c’è un aumento temporaneo se questo è sinonimo di ripresa». Anche se la Tenconi Sa sembra aver superato piuttosto indenne il periodo nero della pandemia, l’azienda non ha potuto evitare alcuni licenziamenti. Tuttavia, spiega Beffa, «rientravano nella media delle fluttuazioni naturali degli ultimi dieci anni». Più che altro abbiamo dovuto limitare un po’ le nuove assunzioni». La ditta ha quindi solamente sostituito il personale essenziale che negli ultimi due anni sono andati in pensione, mentre «negli anni precedenti avevamo un po’ più di margine per assumere qualche apprendista in più o persone che facevano capo alla disoccupazione e all’aiuto sociale». Ora la speranza è che la ditta, nell’anno del suo 150° anniversario, possa tornare ad assumere.

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