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laR
 
26.05.2021 - 05:30
Aggiornamento : 19:42

A Bellinzona ‘bene le Velostrassen, ma occhio alle precedenze’

L'Ata annuncia uno studio per migliorare la ciclomobilità turrita. Il vicepresidente invita a soppesare pregi e nuovi rischi delle strade ciclabili

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«C’è ancora molta strada da fare a Bellinzona per rendere qualitativamente buona l’offerta di ciclomobilità». Ne è convinta l’Associazione traffico e ambiente (Ata) che sta elaborando uno studio dedicato specificatamente alla situazione viaria turrita, con tanto di proposte concrete da sottoporre alle autorità cittadine il prossimo autunno. «Durante gli ultimi anni si sono visti dei miglioramenti – premette Bruno Storni, vicepresidente Ata, consigliere nazionale e da una vita attivo in questo ambito – ma la situazione è ancora distante dall'essere ritenuta soddisfacente. Inoltre il significativo aumento delle vendite di biciclette elettriche sta evidenziando le pecche di una rete ciclabile, non solo bellinzonese ma di tutto il Ticino, che è indietro anni luce rispetto alla Svizzera interna. Dovremo pedalare parecchio per recuperare il terreno perso. E se pensiamo a Bellinzona, alla sua conformazione in gran parte pianeggiante, ma includendo anche le fasce collinari facilmente affrontabili con le e-bike, crediamo che la ciclomobilità possa davvero rappresentare una soluzione al crescente traffico viario. Bisogna però fare di più e meglio e noi arriveremo con proposte volte in primis a risolvere gli attuali problemi di discontinuità generata dalla mancanza di collegamenti fra un tratto di corsia ciclabile, o di ciclopista, e gli altri».

Oltralpe ‘la mentalità giusta’

Lo studio Ata, aggiunge Bruno Storni, comprenderà anche le cosiddette ‘strade ciclabili’, note Oltralpe come ‘Velostrassen’, ossia tratti di strada che attraversano quartieri abitati con limite di velocità a 30 km/h e lungo i quali le biciclette hanno la precedenza sui veicoli a motore. I Verdi di Bellinzona in un’interpellanza presentata la scorsa settimana hanno chiesto al Municipio di valutarne l’introduzione in un alcuni tratti, come per esempio lungo via Ghiringhelli dalla nuova passerella sulla cantonale, zona Saleggina, fino al centro cittadino. Potrebbe essere una soluzione valida? «Alcune città svizzerotedesche e romande – risponde Bruno Storni – già alcuni anni fa hanno introdotto le Velostrassen a titolo sperimentale in assenza di base legale. Terminata la fase test, mi risulta che non siano state smantellate. Vuol dire che l’esperimento sembra essere riuscito e che la soluzione potrà essere estesa». A giocare un ruolo determinante è stata anche la mentalità dei nostri confederati, «più sensibile della nostra verso le due ruote a trazione umana, visto che in linea generale i conducenti rispettano la segnaletica e danno la precedenza alle biciclette», utilizzata sia per i brevi spostamenti quotidiani sia per trasportare merce e anche più bambini contemporaneamente alloggiati a bordo di cargo-bike. «La strada ciclabile – annota infatti Storni – è il tipico esempio di come a fare la differenza sia il rispetto degli automobilisti verso gli altri utenti. Mi riferisco alla modifica della precedenza da destra, che per legge viene imposta nelle strade di quartiere con limite di 30 all’ora, ma non più, da questo 1° gennaio, qualora la strada di quartiere diventi una Velostrasse. Qui infatti la precedenza da destra scompare e chi entra da strade laterali deve rallentare, o fermarsi, lasciando la precedenza a chi transita sulla strada ciclabile. Un cambio di paradigma che può nascondere qualche rischio, sul quale è opportuno soffermarsi per non fare passi falsi». Il rischio deriva proprio dal concedere la precedenza, negli incroci, a chi transita lungo la Velostrasse: «Inclusi quindi, si badi bene, agli stessi automobilisti che potrebbero così sentirsi in diritto di viaggiare più speditamente. Insomma, una situazione che paradossalmente rischia di creare più problemi di quanti ne risolva. Questo mi spinge a dire che non in tutti i quartieri con limite di 30 km/h tale soluzione potrebbe comportare dei vantaggi per la ciclomobilità. Ogni ‘caso’ andrebbe ponderato singolarmente».

Conducenti da sensibilizzare

L’esempio di via Ghiringhelli è emblematico, aggiunge Storni, «indicando come già attualmente questo tratto di strada consenta di avvicinarsi al centro storico con un sufficiente livello di sicurezza», sebbene non siano rari i transiti di auto ben oltre i 30 km/h e qualche volta la totale inosservanza della precedenza da destra; senza contare i conducenti di vetture che transitano sui marciapiedi, nei punti più stretti, non avendo l’accortezza/pazienza di lasciar passare il veicolo che giunge in senso opposto. Proprio partendo da queste situazioni i Verdi, ricordiamo, sollecitano più impegno delle autorità cittadine nel sensibilizzare i conducenti dei veicoli a motore a favore della componente più indifesa. «Lo stesso dicasi per eventuali strade ciclabili che dovessero venire implementate», conclude Bruno Storni: «Come detto, esse implicano un cambio di mentalità che andrebbe adeguatamente stimolato». 

Dieci rapide soluzioni

Tornando alle proposte per la ciclomobilità, esattamente un anno fa quattro bellinzonesi (Gian Paolo Torricelli, Nicola Colombo, Antonio Mottini e Claire Fischer) avevano sottoposto al Municipio dieci rapide soluzioni per migliorarla. Un atteggiamento proattivo apprezzato allora dal municipale Simone Gianini, capodicastero Territorio e mobilità. Proposte sottoposte ai servizi comunali e cantonali per una prima analisi sui tratti di rispettiva competenza. Un piatto destinato ad arricchirsi ulteriormente il prossimo autunno con la nuova carrellata di ricette targate Ata.

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