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30.03.2021 - 17:530
Aggiornamento : 18:21

Leventina: un Masterplan anziché il Museo di storia naturale

Compromesso in vista nella commissione parlamentare della Gestione: confermare la sede a Locarno e sostenere meglio lo sviluppo della valle

Sembrano affievolirsi le speranze dei promotori del Museo cantonale di storia naturale a Faido di veder realizzata questa struttura nella località medioleventinese. In seno alla Commissione della Gestione del Gran Consiglio si starebbe infatti ulteriormente rafforzando una maggioranza chiara a favore di Locarno, soluzione sostenuta dal Governo. Tuttavia le pressioni dei sostenitori di Faido non sembrano essere state ignorate. Infatti sui banchi della Gestione vi è un rapporto unico, ma non ancora firmato, che propone una sorta di compromesso: realizzare il museo nella città sul Verbano, chiedendo allo stesso tempo al Consiglio di Stato di «attivare le procedure per lanciare il Masterplan Leventina», conferma a ‘laRegione’ Matteo Quadranti, presidente della commissione. E questo con l'obiettivo di promuovere progetti a favore dello sviluppo economico della regione a medio termine, grazie anche al sostegno finanziario di Cantone e Confederazione. 

Nel rapporto – relatori i locarnesi Fiorenzo Dadò (Ppd) e Nicola Pini (Plr), nonché il leventinese Michele Guerra (Lega) – la commissione della Gestione dovrà esprimersi principalmente sul messaggio governativo che chiede al Gran Consiglio di stanziare un primo credito di 9,5 milioni di franchi per la progettazione del museo (che verrebbe inserito nel comparto di Santa Caterina di Locarno, già di proprietà dello Stato), ai quali dovrebbero poi seguirne altri 36 per la realizzazione. Un progetto che ha però trovato sulla sua strada i sostenitori di Faido: in diverse occasioni hanno fatto notare che la località medioleventinese sarebbe dovuta essere presa maggiormente in considerazione da parte del Cantone, anche in ottica di promozione delle zone periferiche, ritenendola un'ottima opzione quale nuova sede del museo. Posizioni ribadite durante un'audizione avvenuta recentemente davanti alla Gestione da parte delle deputate leventinesi Sara Imelli (Ppd) e Diana Tenconi (Plr) che insieme a Michele Guerra hanno elaborato una mozione – firmata da 27 granconsiglieri – chiedente al Consiglio di Stato una comparazione dettagliata delle due località coinvolgendo anche esperti esterni.

Una ‘Casa delle valli’ con sinergie in Leventina

Nel messaggio governativo si accenna inoltre a un'altra mozione (di Nicola Pini) che chiede di abbinare al museo previsto a Locarno una ‘Casa delle valli’, immaginata per presentare da vari punti di vista la storia passata e presente di importanti realtà discoste del Ticino. In questo caso è emersa l'idea di coinvolgere la Leventina, generando sinergie o promuovendo eventi in valle. Come detto il rapporto non è però ancora stato firmato e quindi il dossier dovrebbe slittare a dopo le elezioni comunali del 18 aprile. In ogni caso sarà verosimilmente sottoscritto «a maggioranza, se non all’unanimità», precisa Quadranti. Insomma, il compromesso raggiunto grazie alla promozione del Masterplan Leventina sembrerebbe trovare ampio sostegno. Anche se non si può escludere a priori che in futuro qualcuno possa lanciare un referendum contro il progetto, una volta approvato dal parlamento.

Sfruttare il potenziale del territorio

Non è la prima volta che si parla di Masterplan Leventina: alla fine dello scorso anno l'Ente regionale per lo sviluppo Bellinzonese e valli aveva indicato che tutti i Municipi del Distretto erano concordi di dotarsi di tale strumento. Ovvero di un piano di sviluppo a medio termine (2030) per la valle, volto a sfruttare il potenziale del territorio e identificare progetti condivisi. Come del resto è già il caso ad esempio in Valle di Blenio, in Valle Onsernone, in Valle Verzasca o in Alta Vallemaggia. Concretamente, di solito in Ticino l'accento viene posto sullo sviluppo turistico coordinato, sulla valorizzazione del paesaggio e sul miglioramento della qualità della vita della popolazione, promuovendo lo sviluppo economico. Questi progetti verrebbero poi sostenuti finanziariamente da Cantone e Confederazione che «possono anche contribuire fino a coprire il 65% dei costi», sottolinea Quadranti. 

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