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22.03.2021 - 06:00
Aggiornamento: 14:27

Centrale di pronto intervento, Seghezzone in pole position

Parte del vasto mappale giubiaschese è già pianificato per accogliere strutture d'interesse pubblico. Si attendono Tram e Dipartimento istituzioni

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L'ampio terreno del Seghezzone a Giubiasco, dove talvolta sostano carovane di nomadi elvetici

La Croce Verde di Bellinzona ha sete di spazio e da alcuni anni medita di poter lasciare la sede situata all’incrocio fra via Rodari e via Zorzi – vicino al centro cittadino ma lontano dagli attuali svincoli autostradali, mentre il nuovo semisvincolo previsto dal 2025 sarebbe a un tiro di schioppo – per una più confacente. E siccome stanno richiedendo più tempo del previsto le due opzioni per altrettanti terreni al vaglio del Municipio cittadino a Giubiasco dove idealmente insediare la prevista nuova Centrale di pronto intervento comune che oltre alla Croce Verde includerebbe anche Pompieri, Protezione civile e Azienda multiservizi, il presidente della Croce Verde Vincenzo Lacalamita torna all’attacco sul terreno agricolo di proprietà del Patriziato di Carasso situato a sud di via Tatti e al confine con l’area occupata dalla Centrale d’allarme cantonale (Cecal) e dalla Polizia scientifica. Terreno che una decina d’anni fa il Patriziato aveva messo a disposizione per uno stadio di calcio, scontrandosi però con le disposizioni pianificatorie già allora restrittive e successivamente divenute ancora meno permissive.

Ipotesi nomadi

Ma andiamo con ordine, partendo da Giubiasco. Il primo terreno su cui ha posato gli occhi il Municipio turrito è situato in via Mondari, di fronte al garage Winteler, al confine con l’autostrada e a mezzo chilometro dallo svincolo di Camorino. Mappale che appartiene all’Ufficio federale delle strade e in origine riservato alle opere viarie del mai realizzato collegamento veloce A2-A13 fra Bellinzonese e Locarnese, il cui progetto è poi stato modificato e il tracciato spostato. Terreno dunque della Confederazione e al quale ambisce la Città, che in base alla procedura sul diritto di prelazione finisce in seconda posizione dopo il Cantone. In effetti il Dipartimento delle istituzioni sta valutando l’opzione di acquisto per creare un’area nomadi, soluzione negli anni mai individuata lungo l’asse autostradale ticinese. 

Già a Pr strutture d'interesse pubblico

Qualora il Cantone desistesse, il diritto di prelazione potrebbe venire esercitato dalla Città. Che ha però già individuato un’alternativa poco lontano, in zona Seghezzone, ampio terreno di proprietà del Consorzio correzione fiume Ticino dove fino a 15 anni fa il Dipartimento istituzioni immaginava d’insediare la Cecal poi invece edificata alle Semine con la Scientifica. Terreno del Seghezzone oggi verde (sul quale sostano alcune volte all’anno carovane di nomadi svizzeri jenish) per il quale l’ex Comune di Giubiasco nel 2015 aveva approvato una variante di Piano regolatore con l’intento di trasformarlo in edificabile destinandolo parzialmente a scopi artigianali e industriali – per trasferirvi alcune attività produttive oggi situate a stretto contatto con la zona abitata – e parzialmente a strutture d’interesse pubblico (Cecal). Variante pianificatoria tuttavia osteggiata dal ricorso di un privato, accolto in prima battuta dal Consiglio di Stato ma solo per la parte riservata alle attività produttive; decisione governativa quindi successivamente impugnata dal Municipio di Bellinzona (dopo l’aggregazione del 2017) con un ricorso al Tribunale amministrativo cantonale, dov’è ancora pendente, cui si chiede di confermare la soluzione mista con contenuti produttivi e pubblici.

Il Pac indica il Seghezzone

Peraltro lo stesso Piano d’azione comunale (Pac), cui il Consiglio comunale cittadino ha dato settimana scorsa il proprio avallo di principio, indica il Seghezzone come sede di infrastrutture d’interesse pubblico, quale appunto la nuova Centrale di pronto intervento comunale. Così almeno lo immagina il Municipio, che in caso di esito positivo davanti al Tram dovrebbe comunque riassegnare il comparto essendo oggi previsto per accogliere la Cecal e non la Centrale di pronto intervento. Un altro punto da chiarire sono i costi di realizzazione previsti: il gruppo di lavoro si è infatti sin qui confrontato con una cifra che supererebbe il livello ritenuto sopportabile, pari a una ventina di milioni, da suddividere fra Città (Pompieri e Amb), Protezione civile e appunto Croce Verde. Il cui presidente Vincenzo Lacalamita, come detto, scalpita. E vede proprio l’ampia porzione verde a sud di via Tatti l’opzione che il Municipio farebbe bene, secondo lui, a prendere in mano ripianificandola, indicando anche la necessità di un collegamento viario diretto con via Tatti ad uso esclusivo dei mezzi di soccorso e da gestire tramite semaforo; strada che il Cantone non ha tuttavia mai inserito nel progetto del semisvincolo, divenuto definitivo due settimane or sono. 

Il ‘no’ già messo nero su bianco

Altro problema: a differenza della parte di Seghezzone già pianificata per strutture d’interesse pubblico, il terreno del Patriziato di Carasso (il cui presidente è peraltro il municipale Mauro Minotti, che è anche membro del Cda della Croce Verde) per diventare edificabile necessiterebbe di venire compensato con altri terreni oggi edificabili e da dezonare trasformandoli in agricoli. Operazione al limite dell’impossibile e che la nuova Legge federale sulla pianificazione del territorio, entrata in vigore nel 2014, rende obbligatoria. E mentre Vincenzo Lacalamita ancora oggi insiste affinché la Città avvii una procedura per il terreno a ridosso di via Tatti, il Municipio già la scorsa estate è stato chiaro nel comunicargli per iscritto che c’è invece davvero poco da fare. Come risulta alla ‘Regione’, in una lettera del 26 giugno 2020 l’Esecutivo gli ha ricordato che il fondo è stato già oggetto in passato di proposte pianificatorie per renderlo edificabile e tutte sono state cassate a più livelli, soprattutto per motivi di ordine paesaggistico, agricolo e di contenibilità del Piano regolatore. L’ultima volta ancora nel 2006 con la chiara indicazione del Tribunale della pianificazione di concretizzarne la pianificazione quale terreno fuori dalla zona edificabile. Non resta che attende dunque la valutazione cantonale su Giubiasco (terreno Ustra) e quella del Tram sul Seghezzone, il cui terreno – dettaglio non trascurabile – costa meno del primo.

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