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06.03.2021 - 06:000

Comuni: meno soldi dai ricchi ai poveri? Il ‘no’ alza la voce

Perequazione, Covid e taglio provvisorio del contributo di livellamento: tra i beneficiari c'è già chi parla di referendum

È un ‘no’ quasi corale – con l’aggiunta di una riflessione sul possibile lancio di un referendum popolare e/o di un referendum dei Comuni – quello che arriva dal Bellinzonese contro la proposta governativa di ridurre di 5 milioni all’anno per tre anni, dal 2020 al ’22, il contributo di livellamento di cui in Ticino beneficiano annualmente per complessivi 72 milioni gli enti locali meno forti finanziariamente. Una modifica con cui il Consiglio di Stato mira a portare sollievo nelle casse dei Comuni che nell’ambito del sistema perequativo cantonale, improntato al principio di solidarietà, versano annualmente diversi milioni nel fondo di livellamento. Casse comunali che a causa della pandemia stanno subendo seri contraccolpi a seguito dei minori introiti fiscali registrati dalle persone fisiche. Il messaggio governativo è ora sul tavolo della Commissione Gestione del Gran Consiglio che dovrà esprimersi con uno o più rapporti all’indirizzo del parlamento cantonale. L’interrogativo di fondo che spinge più municipi del Bellinzonese a una levata di scudi è: davvero in questo delicato periodo i Comuni ‘paganti’ stanno soffrendo più di quelli ‘beneficiari’, considerato che i primi solitamente hanno maggiori margini di manovra in virtù di risorse più solide e moltiplicatori d’imposta più bassi?

La richiesta dei Comuni messi meglio

Il Ticino – attacca il messaggio elaborato dal Dipartimento istituzioni di Norman Gobbi – sembra essere la regione svizzera più colpita dalla pandemia Covid a livello finanziario avendo chiuso durante la prima ondata tutte le attività non essenziali. Per approntare una strategia di rilancio il Cantone ha istituito l’anno scorso alcuni gruppi di lavoro. Quello denominato ‘istituzioni’ si è occupato anche della perequazione finanziaria: coinvolti, oltre al consigliere di Stato e a funzionari degli Enti locali e della Sezione finanze, i rappresentanti di Biasca, Faido, Locarno, Lugano, Melide, Stabio, Vernate e Capriasca. I Comuni ‘benestanti’ hanno quindi chiesto di valutare misure “atte a sgravare i maggiori Comuni paganti”, ricostruisce il messaggio. Proposta poi presentata in autunno a tutti i Comuni e successivamente messa in consultazione.

Secondo il Bak meno 139 milioni

Secondo le stime dell’istituto di ricerca Bak quest’anno i Comuni ticinesi incasseranno 139 milioni in meno del previsto tra persone fisiche (-103) e giuridiche (-36). “Con le cautele del caso – giunge al dunque il messaggio – sembra al momento ipotizzabile che i Comuni con una maggior proporzione di gettito derivante dalle persone giuridiche, dai liberi professionisti e con importanti quote d'imposta alla fonte potrebbero subire maggiormente l’effetto della crisi, rispetto ai Comuni con un substrato formato prevalentemente da lavoratori dipendenti”. Quindi diminuzione oggi del gettito, che tuttavia mostrerà i suoi effetti sul contributo di livellamento solamente nel 2023 e per la durata di cinque anni, questo a causa dei tempi tecnici di calcolo che considerano la media dell’ultimo lustro del gettito pro-capite partendo dall’ultimo accertato di tre anni prima. In soldoni: tamponare ora per non dover subire oltremodo domani.

‘Mantenere l'attrattiva fiscale’

La misura proposta “intende perciò andare incontro ai Comuni paganti affinché possano mantenere un’attrattiva fiscale che giova a tutto il Cantone, ciò in attesa che le risorse fiscali 2020 entrino nel calcolo del contributo di livellamento ed inizi quindi l’autoregolazione del sistema, o che entri in vigore una nuova perequazione delle risorse come auspicato dal progetto ‘Ticino 2020’ e dagli stessi Comuni”. Scartata la sua implementazione rapida come pure la riduzione del montante da perequare, il gruppo di lavoro ha indicato il terzo scenario ora proposto al Gran Consiglio, opzione che togliendo 5 milioni annui riporta il totale a circa 67 milioni pari a quello distribuito nel 2018. Cinque milioni che rappresentano un taglio del 7%. Conseguenza: “La riduzione viene assorbita quasi esclusivamente dal distretto di Lugano, mentre nel campo dei beneficiari a perderci maggiormente è quello di Bellinzona”, come si evince dalla tabella. Da notare che in occasione del sondaggio hanno preso posizione solo 40 Comuni, e fra i 24 beneficiari dieci (quelli cui viene richiesto un sacrificio minore) si sono detti favorevoli.

Bellinzona del tutto contraria

Di sicuro non Bellinzona, chiamata a rinunciare annualmente a 1,1 milioni dei 16 incassati (dato 2020). All’apparenza poca cosa, ma che insieme ai 3 milioni che mancheranno a causa della contrazione del gettito, andrà a costituire metà del disavanzo di 8 milioni previsto nel 2021. «Il taglio proposto dal governo, sebbene temporaneo, arriva in un momento delicato», dichiara il municipale Mauro Minotti, capodicastero Finanze: «Bellinzona con l’aggregazione beneficia di un contributo minore rispetto alla somma dei precedenti tredici Comuni. Uno sforzo che già rappresentava da parte nostra un segno di riconoscenza verso i paganti, ma che ora non viene riconosciuto. Facciamo inoltre notare che i Comuni storicamente più ricchi presentano introiti, riserve e moltiplicatori decisamente migliori dei nostri, che consentono loro di fronteggiare con più agio questa fase. Non vogliamo apparire come Calimero, ma confidiamo che il Gran Consiglio consideri adeguatamente queste elementi». Rincara la dose il sindaco: «Poiché il governo ha iniziato a imboccare questa strada ancora prima di conoscere i preventivi comunali 2021 e senza attendere i consuntivi dell’anno scorso, ci chiediamo su quali basi abbia fatto le proprie valutazioni. Stando alle cifre poi emerse – annota Mario Branda – mi sembra di vedere che i Comuni paganti non siano messi peggio di quelli beneficiari. La manovra così come imbastita mira quindi a mantenere bassi certi moltiplicatori, facendo invece pagare la differenza alla popolazione dei Comuni che di base li hanno già più elevati». Confrontato con un disavanzo importante, il Municipio ha dal canto suo avviato una ‘spending review’ il cui esito è atteso per l’autunno: «Intanto ci opporremo al taglio temporaneo del contributo di livellamento», prosegue Branda: «Lo faremo sensibilizzando i deputati e i sindaci del comprensorio maggiormente toccato, che è quello del Bellinzonese e Alto Ticino. Poi, a dipendenza di cosa deciderà il Gran Consiglio, valuteremo se far capo agli strumenti previsti dalla legge, ossia il referendum e il referendum dei Comuni».

‘Soluzione indecente’

Sulla stessa lunghezza d’onda Alberto Pellanda: «Il contributo di livellamento si basa sulla solidarietà, principio che dovrebbe valere proprio in questo momento difficile per tutti i Comuni. Chiederemo ai deputati di riferimento della nostra regione di far leva su questo argomento, che sta alla base della Legge sulla perequazione intercomunale», spiega il sindaco di Riviera, Comune che dal fondo riceve 4,5 milioni all’anno. «In tre anni perderemmo un milione. Una soluzione che reputo indecente, non da ultimo perché ci obbligherebbe a rivedere la nostra politica progettuale per servizi e investimenti».

‘Lo scenario meno pesante’

E Biasca, coinvolta nel gruppo di lavoro che ha elaborato la proposta? Vi ha fatto parte il sindaco Loris Galbusera: «Questa era l’opzione meno pesante delle tre messe sul tavolo, una delle quali prevedeva di togliere 10-15 milioni l’anno, anziché 5. Comunque non siamo contenti. Da parte nostra abbiamo insistito affinché s’implementasse semmai la riforma Ticino 2020, evitando soluzioni provvisorie che rischiano di dividere il cantone in un momento difficile per tutti. Col nostro moltiplicatore al 95% avremo davvero poco margine di manovra, praticamente nullo. In questo senso confido che il Cantone incrementi gli investimenti nelle valli».

La disponibilità di Serravalle

Una voce fuori dal coro Serravalle, il cui taglio corrisponde a 4 punti di moltiplicatore, il terzo più pesante: «Pur non vedendo la riduzione temporanea di buon occhio – rileva il sindaco Luca Bianchetti – l’abbiamo accettata considerando proprio il principio di solidarietà così come esposto nel messaggio governativo. Serravalle dipende parecchio dal fondo di livellamento, e se davvero la modifica proposta non intaccherà gli equilibri a lungo termine, credo che uno sforzo possa essere fatto».

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