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29.08.2020 - 06:00

Il furgone itinerante The Social Truck ha preso il volo

A Bellinzona prende piede l'iniziativa pensata per coinvolgere i ragazzi, che partecipano sempre più numerosi. Inoltre rispunta l'idea del centro giovanile

di Samantha Ghisla
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È positivo il bilancio dell’avvio del progetto Social Truck voluto dal Dicastero Servizi sociali della Città di Bellinzona. Lo scorso 1° giugno ha infatti segnato il primo anno di attività dei tre previsti per il furgone itinerante. Un’iniziativa dal costo totale di 660mila franchi sostenuta per circa la metà dalla Confederazione e sussidiata anche dal Cantone nella misura di 120mila franchi. I restanti 180mila franchi su tre anni sono a carico della Città, che ha puntato su questo progetto per ovviare alla mancanza di un centro giovanile dopo che negli ultimi anni varie ipotesi erano sfumate.

Dopo una prima fase di preparazione del furgone, lo scorso novembre il mezzo con a bordo due operatori sociali ed educatori ha iniziato a essere operativo sul territorio. Come ricorda il municipale Giorgio Soldini, capodicastero Servizi sociali, lo scopo del progetto è quello di  stimolare e animare i momenti d’incontro tra i giovani, ma anche sostenere la loro creatività e favorire dei ponti con gli abitanti della città. «Sono già stati raccolti buoni frutti finora. Gli operatori del Social Truck hanno anche collaborato con vari enti sul territorio e si sono presentati in alcune scuole. Inoltre da metà gennaio a metà marzo il furgone ha sostato in varie zone, in particolare nei dintorni di Giubiasco e alle Semine, per socializzare e raccogliere proposte dai giovani stessi», spiega Soldini.

Il lockdown ha stimolato la creatività

Da metà marzo anche questo servizio si è trovato ad affrontare i limiti dettati dalla pandemia da coronavirus. «È stato interessante sperimentare la tecnologia su un livello più creativo e interattivo. Si tratta tra l’altro di uno dei nostri obiettivi», spiega da noi contattata la responsabile del progetto Alicia Iglesias, che non nasconde di aver provato preoccupazione all’inizio all’inizio del lockdown. «Invece per noi è stata l’occasione per trovare delle strategie per reinventarci e in questo il coinvolgimento dei ragazzi è stato fondamentale». In quel periodo ogni due settimane veniva organizzata una ‘disco-truck’ in diretta su Instagram durante la quale uno dei giovani faceva il Dj grazie anche agli input musicali provenienti dai coetanei. «Abbiamo visto un’evoluzione di quest’attività, che è arrivata ad avere un'interazione di 30-35 persone», spiega. Due volte alla settimana venivano inoltre organizzati degli incontri virtuali sulla piattaforma Zoom. «Abbiamo pensato assieme ai ragazzi a possibili attività online e ci sono stati in particolare dei momenti di discussione, ma anche supporto per i compiti scolastici». In quel periodo, aggiunge Alicia Iglesias, è emersa in particolare la loro necessità di parlare di quello che stava accadendo, in alcuni casi anche per elaborare il lutto vissuto in famiglia a causa del Covid-19. Non sono mancate nemmeno attività più divertenti come interviste in diretta con le domande dei giovani, ad esempio al cantone del gruppo musicale degli Sgaffy. «C’era il desiderio di sfruttare la tecnologia in forma più attiva e partecipativa. Ma abbiamo anche sfruttato forme più analogiche, ad esempio con degli scambi di lettere cartacee».

‘I giovani hanno bisogno di sentire che la città appartiene anche a loro’

Al di là del periodo di lockdown, sono numerose le attività svolte sia prima che dopo. Soldini cita ad esempio l’organizzazione di un mercatino di Natale in collaborazione con un club di servizio per la raccolta di fondi a scopi sociali, e la settimana bianca organizzata in collaborazione con sci club Alto Malcantone, in cui i ragazzi stessi hanno organizzato le attività dopo sci. In tempi più recenti Iglesias racconta dell’animazione diurna organizzata per bambini di 4-6 anni all’interno della cooperativa Baobab,- «un’esperienza molto costruttiva» - e poi del campeggio di due giorni sui Monti di Gorduno in collaborazione con il Campo Techa e con un foyer della Fondazione Amilcare. Vi sono poi stati anche dei sopralluoghi in piazza Collegiata, luogo in cui i vicini hanno spesso segnalato schiamazzi notturni da parte di giovani che si intrattenevano ai tavoli dei due bar chiusi. «Siamo andati a vedere cosa succedeva e stando a una mia lettura emerge che i giovani hanno bisogno di occupare spazi che non siano chiusi né circoscritti e di sentire che la città appartiene anche a loro», spiega Iglesias. Nel frattempo i due locali pubblici hanno provveduto a ritirare le sedie durante la notte e quindi gli incontri non avvengono più ma vi sono altre zone che catalizzano questi gruppi, come le Semine. In generale, stando al preconsuntivo del primo anno emerge che le attività del Social Truck hanno coinvolto dalle 4 alle 12 persone ogni volta (e le cifre sono in evoluzione) e l’età dei partecipanti è perlopiù compresa tra i 13 e i 16 anni.

Nuovi progetti in arrivo

Ora le attività proseguono e vengono riportate sia sul sito www.thesocialtruck.ch che sulle pagine Facebook e Instagram ma l’idea, aggiunge Iglesias, è di farsi conoscere maggiormente nelle scuole anche grazie alla promozione effettuata dai giovani stessi. Il Dicastero sta però anche valutando altri progetti di politica giovanile. «Oltre a quanto viene già effettuato da The Social Truck in questa direzione, vogliamo implementare ulteriori progetti con ragazzi che vivono situazioni di disagio, ad esempio chi non ha finito le scuole ed è a casa senza lavoro», sottolinea Soldini spiegando che l’idea è in fase di studio. E accanto al furgone itinerante non è nel frattempo finita nel dimenticatoio la possibilità di creare un vero e proprio centro giovanile. «Nel quartiere di Bellinzona ho intravisto un luogo che potrebbe essere idoneo all’insediamento di un centro giovanile», aggiunge il municipale. Bocche cucite per ora su dove sia di preciso; emerge però che si tratta di un luogo di proprietà comunale attualmente affittato con altri contenuti.

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