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30.06.2020 - 06:150
Aggiornamento : 12:37

Per prati ricchi di farfalle come ai vecchi tempi

Grazie al sostegno di 25mila franchi da parte di Innocent, il Parco del Piano di Magadino sostiene i contadini che scelgono metodi a favore della biodiversità

"Anni fa c'erano molte più farfalle". È un pensiero che si fa strada in molte persone che passeggiano alla scoperta del territorio ed effettivamente gli esperti lo confermano: nel corso dei decenni la varietà e la quantità di questi lepidotteri è diminuita. In Europa le farfalle si sarebbero addirittura dimezzate negli ultimi 30 anni. Va proprio nella direzione di veder ritornare a volare nei prati del Parco del Piano di Magadino specie quasi scomparse il progetto sostenuto dall'azienda produttrice di succhi di frutta Innocent, che con 25mila franchi permetterà all'omonima Fondazione del Parco del Piano e a Wwf di promuovere la biodiversità creando quindi l'habitat ideale per le farfalle.

Un progetto a favore della biodiversità

"Si tratta di un ulteriore tassello del Progetto di interconnessione delle superfici per la biodiversità in agricoltura avviato nel 2002", spiega alla 'Regione' Francesco Maggi, responsabile di Wwf Svizzera italiana e membro di comitato della Fondazione Parco del Piano di Magadino. Tale progetto, sottolinea, ha come obiettivo la creazione di un reticolo ecologico lungo tutta l'area del piano grazie alla collaborazione dei contadini, con l'obiettivo più vasto di favorire una serie di specie animali e in particolare di uccelli, di insetti ortotteri e di farfalle. Tra le misure messe in pratica finora Maggi cita lo sfalcio dei prati. "Se da una parte i contadini vogliono tagliare l'erba molto spesso per poter disporre di fieno più tenero per i propri animali, dal nostro punto di vista è preferibile che l'erba cresca di più in modo da permettere ai fiori annuali di avere il tempo di fiorire e garantire quindi continuità al loro ciclo vitale. "È proprio per una gestione troppo intensiva dello sfalcio che i prati si sono impoveriti di fiori e di conseguenza attirano meno farfalle", spiega il responsabile del Wwf.

Per ovviare a questo problema il progetto di interconnessione ha incentivato gli agricoltori a procedere con lo sfalcio a mosaico, ovvero tagliando in tempi alternati le varie parti dei loro terreni. "Grazie a questa modalità - aggiunge il consulente scientifico del progetto Tiziano Maddalena, titolare della ditta Maddalena & Associati di Gordevio - si favoriscono non solo le farfalle ma anche altre specie animali, come ad esempio il grillo campestre che non ha più rifugio dai predatori se tutti i prati vengono falciati contemporaneamente".

Un contributo per non usare più le lame rotanti

Il credito di 25mila franchi servirà per dare un contribuito agli agricoltori che si convertiranno a un metodo di falciatura meno invasivo. "Una volta venivano usate le barre falcianti, un metodo più lento delle attuali lame rotanti. Il fieno veniva fatto essiccare al suolo prima essere raccolto, dando così la possibilità ai semi dei fiori di cadere e rimanere nel terreno", spiega Francesco Maggi. Ciò non succede se dopo aver tagliato l'erba si procede subito alla formazione di rotoballe plastificate. "E oltretutto al loro interno ci finiscono anche gli animali che sono riusciti a sopravvivere alle lame", aggiunge. 

Da qui l'incentivo finanziario di 400 franchi per ogni ettaro di terreno trattato con le barre rotanti. Una metodologia che dovrebbe far aumentare la varietà di fiori e di conseguenza le farfalle. "Rispetto ai dati di 50-60 anni fa ci sono meno farfalle sul Piano di Magadino. Non sono scomparse del tutto ma si sono allontanate a causa di prati troppo concimati o sfalci troppo frequenti. Di fatto le si possono trovare sui versanti ma nelle zone agricoli si vedono solo di passaggio, non si sono ancora insediate", fa notare il consulente scientifico.  Tra le specie a cui punta il progetto, Maddalena cita ad esempio la galatea, una farfalla bianca e nera che siamo soliti vedere in montagna.

'Primo finanziamento importante'

Al momento sono 8 i contadini che hanno aderito per un totale di circa 20-21 ettari. "Per loro si tratta di un investimento importante per cambiare il macchinario ma a lungo termine può essere redditizio grazie agli incentivi", conclude Maddalena. Un incontro con i contadini previsto negli scorsi mesi è saltato a causa della pandemia ed è stato spostato ad agosto. "L'anno scorso avevamo un budget limitato. Ora grazie al nuovo finanziamento speriamo di trovare anche altri agricoltori che aderiranno così da aumentare la superficie", dice Maggi sottolineando che si tratta del primo finanziamento esterno di una certa importanza a favore del Parco del Piano di Maganico. A cui ne ha fatto seguito un secondo - concretizzato proprio negli scorsi giorni - relativo alla gestione dei biotopi. A tale scopo da parte della fondazione Blue Planet sono stati stanziati 80mila franchi. 

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