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Il laboraotrio sotterraneo è costato circa 4 miloni di franchi (Bedretto Lab)
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29.01.2020 - 06:00

Iniziati i primi esperimenti al Bedretto Lab

La Strategia energetica 2050 passa pure dall’Alto Ticino, dove il 'Poli' di Zurigo ha avviato i primi esperimenti in scala per studiare la geotermia.

La Strategia energetica 2050 della Confederazione prevede un notevole aumento della quota di energie rinnovabili. Tra queste vi è pure la geotermia, finalizzata alla produzione di elettricità attraverso l’estrazione del calore dalla crosta terrestre tramite il pompaggio dell’acqua all’interno delle faglie generate nel sottosuolo. Una risorsa promettente, la geotermia, ma che ancora necessita di essere pienamente compresa per evitare problemi come quelli verificatisi nel 2006 in uno stabilimento sperimentale di Basilea, dove l’acqua pompata a 5 chilometri di profondità provocò due terremoti di magnitudo 3,4 e 3,1 sulla scala Richter. Stessa dinamica a San Gallo nel 2013, quando un progetto geotermico in corso provocò una scossa di magnitudo 3,6. Si rende quindi necessario accrescere le conoscenze attraverso lo studio e l’applicazione in scala di tecniche e procedure per estrarre il calore terrestre in maniera efficiente e sicura, così da validare le procedure per un progetto industriale.

Progetti per 20 milioni di franchi

Ciò che il Politecnico di Zurigo, in collaborazione con partner nazionali e internazionali, sta facendo a Ronco Bedretto dal mese di maggio dell’anno scorso, all’interno del Laboratorio sotterraneo realizzato nel cunicolo di servizio lungo 5,2 chilometri che negli anni Settanta servì per la costruzione del tunnel ferroviario del Furka che ancora oggi collega Uri e Vallese. Una galleria dismessa, data in affitto al ‘Poli’ per un periodo di dieci anni dalla Matterhorn Gotthard Bahn. Un cunicolo buio e silente dal 1982, che nelle ultime settimane – dopo i lavori di preparazione da settembre 2018 alla scorsa primavera per un investimento complessivo di 4 milioni – è divenuto a tutti gli effetti un elogio alla tecnologia a disposizione del settore della ricerca.

Nello spazio lungo 100 metri e largo 6 situato a 1,5 chilometri al di sotto della superficie – dopo l’installazione di tutte le necessarie infrastrutture, il collaudo dei dispositivi di sicurezza e la realizzazione di un laboratorio esterno –, dallo scorso luglio il team di scienziati e studenti ha avviato i primi progetti pianificati fino al 2026 per un investimento complessivo di circa 20 milioni di franchi.
Attualmente la squadra composta da una quindicina di persone si sta concentrando sui tre esperimenti con obiettivi complementari. È stato creato un serbatoio profondo per la circolazione dell’acqua, lo stoccaggio e l’estrazione di energia geotermica. L’idea è quella di sperimentarne in scala accumulo ed estrazione. «Tutto procede secondo i piani – afferma entusiasta il professor Domenico Giardini, 61enne bolognese alla guida del Bedretto Lab –. Dopo lo scavo dei primi tre pozzi di monitoraggio fino a 300 metri, sono ora iniziate le prove più grandi, con volumi maggiori di acqua che vengono iniettati nelle faglie attraverso buchi più grossi. Prevediamo di essere pronti nel mese di giugno per dare inizio alla fase di stimolazione idraulica».

Un’eccellenza riconosciuta

Da gennaio 2021 inizierà poi l’esperimento denominato Miss. «Per verificare lo stato di sforzo sulle faglie, capire come vengono generati i terremoti e come questi ultimi si propagano e si arrestano». Un progetto – il primo che prevede iniezioni in scala a oltre 1’000 metri di profondità – per il quale Bedretto Lab ha recentemente ricevuto un importante finanziamento, un cosiddetto Erc Synergy, da parte del Consiglio europeo della ricerca (Erc). Ma l’Erc non è il solo a essersi accorto dell’eccellenza del Bedretto Lab. «C’è grande interesse in Francia, Germania (dove si darà inizio alla realizzazione di un laboratorio simile) e Stati Uniti», l’unica nazione che può vantare un centro come quello dell’Alto Ticino. E le occasioni per collaborare non mancano. «Stiamo infatti valutando la possibilità di sviluppare due progetti insieme al Dipartimento dell’energia statunitense».

Quanto ai movimenti sismici, come assicurato alla popolazione durante l’incontro informativo del settembre 2018, «non abbiamo sinora incontrato nessun problema. In fondo provochiamo microscosse che non raggiungono una magnitudo 1.0. Non sarebbero nemmeno percettibili per chi si trovasse a pochi metri di vicinanza. Figuriamoci dunque in superficie. Le microscosse possono però essere localizzate, permettendoci di capire come si comporta la roccia».

Chiediamo infine a Giardini una riflessione sulla Strategia energetica 2050, per la quale si punta ad avere un tasso di energia geotermica tra il 5 e il 10% della produzione totale: «La Svizzera dovrebbe avere almeno 15 laboratori di punta, in tutti i settori dell’energia. Bisogna infatti avere basi solide su cui prendere le decisioni. Insomma, decidere perché si è visto, capito e dimostrato. E questo lo si fa con la creazione di grandi impianti pilota. La geotermia, grazie anche al contributo che darà questo laboratorio, lo sta facendo, ma sarebbe importantissimo che anche gli altri settori lo facessero». Info sul sito www.bedrettolab.ethz.ch o sulla relativa pagina Instagram.

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