Il direttore di Suva Ticino Roberto Dotti e il presidente del Cda Gabriele Gendotti (Ti-Press)
Bellinzonese
16.10.2019 - 11:490
Aggiornamento : 14:33

Amianto: le scuse e la voglia di giustizia

Durante la serata pubblica di ieri il direttore dell'agenzia Suva di Bellinzona ha espresso rammarico per gli errori fatti e la comunicazione lacunosa

«Il nostro comunicato uscito tre settimane fa, quello in cui dicevamo che non c’erano state morti a causa dell’amianto, è stato un errore che mi ha fatto arrabbiare e ce ne scusiamo ancora». Roberto Dotti, direttore dell’agenzia Suva di Bellinzona, si è scusato pubblicamente ieri sera all’incontro pubblico organizzato dall’associazione Giù le mani, dalla Commissione del personale delle Officine Ffs di Bellinzona (CoPe) e dai sindacati Sev e Unia con lo scopo di condividere esperienze e allargare il dibattito riguardo ai decessi di alcuni ex operai delle Officine. Dotti ha poi ammesso che un altro errore è stato l’impersonalità nelle lettere inviate ai dipendenti: «È difficile parlare di questi temi, non si vuole generare ansia, ma bisogna trovare il modo giusto, ci stiamo lavorando». All’incontro erano presenti una cinquantina di persone e alcuni ex operai hanno portato le loro testimonianze. In particolare due di loro hanno ricordato quando lavoravano a stretto contatto con la sostanza senza le adeguate protezioni: «E di controlli medici non ne ho fatti», ha osservato uno di questi. Un collega ha ricordato che pure lui aveva avuto contatti con l’amianto, «e ora un po’ di paura c’è». A tal proposito l’avvocato Martin Hablützel dell’Associazione svizzera delle vittime di amianto ha osservato che la decisione della Corte francese di risarcire per il danno da paura, meriterebbe d’essere importata anche qui, perché chi sa d’avere possibilità di ammalarsi vive in uno stato di ansia. L’avvocato ha poi espresso soddisfazione riguardo alla reazione della popolazione ticinese che si sta interrogando su quanto accaduto alle Officine e chiede chiarezza. «Troppo spesso in Svizzera in questi casi non si è voluto approfondire, e la tendenza è di voler risolvere i problemi in modo silenzioso e privato», ha rimarcato.

'È importante mantenere alta la tensione'

Dal canto suo Gianni Frizzo, presidente di Giù le mani, ha ricordato come sia importante parlare dell'argomento: «Siamo stanchi di trattare in modo confidenziale dei temi che riguardano la collettività», ha affermato. «Quando subentra il silenzio si crede che tutto sia sotto controllo, invece è importante mantenere alta la tensione. Qui ognuno deve assumere le proprie responsabilità e bisogna essere umili e trasparenti», ha aggiunto. Ma in Svizzera, come evidenziato da Claudio Carrer, direttore del quindicinale ‘Area’, è molto difficile stabilire la verità giudiziaria e le responsabilità, come anche assicurare giustizia alle vittime. Toccante la testimonianza di Donata Meroni di Biasca, vedova di Marco Meroni, morto lo scorso giugno a causa di un sviluppatosi dopo molti anni di lavoro alle Officine: «Non potevo stare in silenzio, ho vissuto da vicino il decorso della malattia e non è stato facile, ma ora non voglio che mio marito sia morto per niente».

L’appello ai pensionati

Il presidente della CoPe Ivan Cozzaglio ha dal canto suo invitato i pensionati delle Officine che pensano di essere entrati in contatto con l’amianto e non fanno visite mediche o hanno dei dubbi a farsi avanti, contattando l’Ufficio della sicurezza attivo nello stabilimento cittadino dal 1992.

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