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10.10.2019 - 17:06
Aggiornamento: 18:31

La Gcf contesta le accuse di Unia

La ditta che ha lavorato sul cantiere AlpTransit del Ceneri punta il dito contro i modi del sindacato che rifiuta di discutere "in un contesto istituzionale"

a cura de laRegione
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foto Facebook

La Generale Costruzioni ferroviarie (Gcf) di Roma replica al comunicato odierno diramato dal sindacato Unia Ticino contestando “decisamente le accuse formulate nei suoi confronti". La ditta italiana che ha lavorato sul cantiere AlpTransit del Ceneri nell'ambito di un consorzio spiega che le accuse di Unia sono senza fondamento. Il sindacato, ricordiamo, riferiva del clima di minacce e di pressioni vissuto da un ex dipendente di tale azienda provenienti indirettamente dal "suo ex datore di lavoro" affinché egli ritirasse la denuncia sulle irregolarità sul cantiere. Riferiva anche di 3,5 milioni di franchi di mancati pagamenti nella busta paga dei lavoratori.

"A tutt’oggi – sottolinea la Gcf – e occorre ribadirlo con forza, il ministero pubblico ha sentito diverse persone, collaboratori ed ex collaboratori di Gcf in particolare, ma nessuna accusa nei confronti di dirigenti societari è stata ritenuta valida". L'azienda di Roma aggiunge di essere da mesi in contatto con le autorità penali, "collaborando pienamente con le stesse" e "avendo consegnato importante materiale probatorio". 

La Gcf si discosta in particolare dal "modo di agire di Unia, che vuole spostare qualunque forma di discussione sulla stampa, rifiutando di discutere delle questioni aperte in un contesto istituzionale o professionale". E aggiunge: "L’uscita mediatica di oggi dimostra che Unia non ha fiducia nell’autorità penale e nella capacità di quest’ultima di giungere ad una soluzione equa, essendosi accorta di quanto traballanti siano le proprie censure di natura penale invocate".

La ditta sottolinea che Unia rifiuta il confronto da mesi e ribadisce ancora oggi la propria disponibilità ad incontrare rappresentanti del sindacato "in modo da gestire in modo professionale le questioni aperte, soprattutto nell’interesse degli operai". Un aspetto che abbiamo sottoposto al sindacalista di Unia Igor Cima, il quale conferma le richieste di confronto pervenute da parte dell'azienda. "Ma noi riteniamo importante, per non compromettere gli aspetti penali, che dapprima la magistratura porti a termine l’inchiesta e definisca gli eventuali capi d’accusa nei confronti dell’azienda. Una volta chiusa l'inchiesta siamo disponibili a confrontarci con la ditta per prevedere il recupero di quanto spetta ai lavoratori: secondo nostre stime circa 40-45mila franchi per ciascun operaio", risponde Cima alla 'Regione'.

Da noi interpellato il Ministero pubblico del Canton Ticino si limita a comunicare che gli accertamenti in seno all'inchiesta proseguono e la situazione segnalata da Unia è nota e oggetto di valutazioni.

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