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Bellinzonese
27.11.2018 - 06:050

Una luce in fondo al bunker

Camorino: il Cantone sta progettando un centro polivalente per richiedenti l'asilo da 180 posti per rimpiazzare il rifugio sotterraneo della Protezione civile

La politica migratoria continua a far discutere e a dividere, anche in città. Se da una parte il presidio organizzato dal Collettivo R-esistiamo questo fine settimana in piazza Governo ha scatenato la reazione della Lega di Bellinzona, con tanto di interpellanza al Municipio; dall’altra l’Mps denuncia le condizioni in cui vivono i giovani migranti nel rifugio cantonale per richiedenti l’asilo. Le consigliere comunali Angelica Lepori Sergi e Monica Soldini con un’interpellanza chiedono all’esecutivo come reputa le condizioni di vita all’interno del bunker e come si posiziona riguardo alla richiesta di chiusura della struttura avanzata dal collettivo. Non è la prima volta che la struttura di Camorino finisce al centro di proteste: manifestazioni erano andate in scena lo scorso 27 ottobre a Bellinzona (250 persone avevano invocato la chiusura) e il 25 agosto una cinquantina di persone erano scese in strada a denunciare le condizioni all’interno del centro. Pur non essendo una soluzione immediata, apprendiamo che il Cantone ha dato avvio a un importante progetto volto a creare un centro polivalente con 180 posti, a Camorino, che permetterà anche di sostituire il vetusto stabile di Paradiso. Ultimato questo progetto, occorrerà ancora individuare un ulteriore stabile allo scopo di disporre in totale di circa 550 alloggi destinati alla prima fase di accoglienza. Il progetto, promosso dal Dipartimento della sanità e socialità e dal Dipartimento delle istituzioni, sarà finanziato dal Cantone ed è in progettazione, fase per cui è già stato stanziato un credito di 300mila franchi lo scorso agosto dal Consiglio di Stato. A differenza del centro della Protezione civile (Pci) impiegato attualmente, questa nuova struttura verrà edificata in superficie e sorgerà sul sedime adiacente, sul posteggio che si trova accanto all’entrata del bunker.

Ancora tre anni (almeno) sotto terra

Il direttore della Divisione dell’azione sociale e delle famiglie (Dasf) Renato Bernasconi conferma che l’iter procedurale è in corso e che il messaggio con la richiesta del credito di costruzione potrebbe essere presentato la prossima primavera. «Se il parlamento dovesse approvare il credito nei mesi seguenti, a fine 2019 o inizio 2020 si potrebbe poi passare alla fase esecutiva e concludere i lavori nel 2021», spiega il direttore del Dasf. Bernasconi tiene però a sottolineare che si tratta di indicazioni di massima e che i tempi potrebbero essere più lunghi, ad esempio qualora vi fossero ricorsi alla domanda di costruzione. Per almeno tre anni dunque, per i casi di prima accoglienza a Camorino si continuerà a far capo al rifugio attuale gestito dalla Croce Rossa. L’edificio polivalente avrà contenuti diversi rispetto allo spazio sotterraneo, che verrà unicamente impiegato in caso di emergenza, ovvero in situazioni di forte afflusso migratorio. Con l’apporto del nuovo centro si disporrà in totale di 250 posti (il rifugio Pci ne ha 70). Nella nuova struttura, oltre a spazi comuni, refettorio e aule di formazione, sono previste due tipologie di alloggio: quelli collettivi (120 posti) con camere con letti e un refettorio in comune, nonché piccoli appartamenti (60 posti) per la seconda fase di accoglienza, prima di lasciare la struttura. Qualora non vi fosse più l’esigenza d’accogliere i richiedenti l’asilo, gli spazi del centro polivalente potranno essere utilizzati per altri scopi ad uso della popolazione: come fungere da nuovo centro di Protezione civile o alloggio per gruppi nell’ambito di manifestazioni sportive. Dal canto suo, la Città di Bellinzona ha già dato la propria disponibilità al progetto, sarà però necessario procedere a una leggera modifica del Piano regolatore, in modo da specificare la nuova destinazione prevista.

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