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09.08.2018 - 06:00
Aggiornamento: 09:30
di Katiuscia Cidali

Ombre e afa calano sul centro

Nostro reportage al rifugio cantonale per richiedenti l’asilo di Camorino gestito dalla Croce Rossa

Il caldo è soffocante. Fuori il sole batte sull’asfalto, dentro l’aria è pesante. La temperatura all’esterno è quella che ci ha accompagnato in questi giorni di canicola, quella all’interno del bunker del centro cantonale per richiedenti l’asilo di Camorino la supera di un paio di gradi, raggiungendo i 32. Negli scorsi giorni un gruppo di cittadini, oltre al caldo nella struttura, ha denunciato le condizioni del centro, di proprietà della Protezione civile e gestito dalla Croce Rossa, in cui alloggiano cinquanta uomini. Tra i principali problemi indicati: l’infestazione da cimici da letto, l’insufficiente aerazione degli spazi, il cibo scaduto e la scarsa pulizia. Per vedere con i nostri occhi come stanno le cose ci rechiamo sul posto senza preavviso e chiediamo di entrare. Ad accoglierci due agenti della ditta Securitas e Vinko Stabile, assistente coordinatore della struttura. Ci vietano l’accesso; insistiamo.

Fanno una telefonata, ma niente da fare. Su un biglietto ci viene consegnato però il numero della direttrice della sezione ticinese della Croce Rossa Josiane Ricci. O si ottiene il suo via libera o non si entra. Usciamo dal bunker per prendere aria (sì, all’esterno) e per telefonare.

Permesso accordato: entriamo nei dormitori, camerate da 16 letti. Vinko Stabile ci spiega che sono stati sostituiti tutti i materassi e cuscini e che sono già stati eseguiti due interventi di disinfestazione per eliminare le cimici, mentre un terzo è stato effettuato ieri. Fino al secondo intervento però gli insetti erano ancora presenti e con i loro ‘attacchi’ rendevano le calde notti ancora più insopportabili. Un ospite ci mostra decine di punture sulle braccia: «Sono giorni che non dormo per il caldo e le cimici». Parliamo con altri utenti che confermano il problema, alcuni si dicono provati dalla mancanza di sonno. Vicino ai letti a castello vediamo un termometro: la colonnina segna 32 gradi. Nel frattempo veniamo raggiunti dalla direttrice sezionale della Croce Rossa e da Carmela Fiorini, responsabile al Dipartimento sanità e socialità del Servizio richiedenti l’asilo. Poniamo alla loro attenzione il problema del caldo e chiediamo come mai non vengano usati dei climatizzatori ma solo alcuni ventilatori. «Dobbiamo rispondere alle norme a cui sottostà la struttura di proprietà della Protezione civile, tra cui anche il divieto di sovraccaricare l’impianto elettrico», afferma Ricci, specificando che in collaborazione con il Consorzio sono state attuate tutte le misure al fine di ottenere il massimo rendimento dell’impianto. «Ma più di così non si può fare». Stando a quanto ci viene spiegato, non vi sarebbero inoltre norme che possano decretare l’inagibilità di una struttura per temperature troppo alte. La Delegazione consortile, presieduta da Stefano Mossi, si riunirà il 21 agosto e fra i temi discuterà anche la questione relativa all’impianto d’aerazione.

Insetti: ‘Stiamo facendo il possibile’

Quanto alle cimici la direttrice si dice dispiaciuta per la situazione, aggravata dalle temperature, e informa sulle diverse misure messe in atto per risolvere il problema. «Sono state rilevate solo in una camerata, non in tutta la struttura», precisa, spiegando che inoltre un servizio sanitario offre sostegno agli ospiti. Quanto alle criticità relative al cibo, Ricci spiega che la Croce Rossa si avvale del servizio di refezione delle mense scolastiche cantonali. «Gli ospiti non hanno mai segnalato problemi in questo senso: il cibo arriva fresco tutti i giorni e in quantità adeguata». Nel tempo, ci viene spiegato, sono comunque stati fatti degli aggiustamenti per gusti e intolleranze. Una foto inviata alle redazioni dal gruppo di cittadini mostrava anche una doccia molto sporca. Quando visitiamo la struttura le cinque docce sono pulite. Ricci spiega che vengono pulite sistematicamente: «Nell’acqua c’è però un residuo di calcare che fa sì che rimangano delle macchie». Dal canto suo Stabile fa notare che con il caldo vengono fatte fino a 160 docce al giorno. Il limite indicativo di permanenza degli ospiti nella struttura è di tre mesi, potrebbe però essere maggiore a seconda della disponibilità di posti nelle altre strutture e dallo statuto dei richiedenti l’asilo. Il periodo nel centro della Pci è solitamente limitato a pochi mesi. «È una struttura che i richiedenti l’asilo rifiutano ­– annota Ricci –, ma si lavora con quanto è disponibile. Da anni si cercano altre soluzioni, ma non è facile: un centro per richiedenti l’asilo non lo vuole nessuno».

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