Bellinzonese
14.05.2018 - 06:000
Aggiornamento 08:45

Tentata strage, spunta un diario del 19enne

Bellinzona: l'allievo della Scc vi avrebbe scritto date e altri elementi. E-mail a una docente il giorno prima dell’arresto: 'Sono un altro'

Si aggiunge un diario agli elementi che inducono gli inquirenti a ritenere realistica l’ipotesi che il 19enne di Bellinzona arrestato giovedì scorso – con l’accusa di atti preparatori di assassinio – fosse pronto a commettere una strage alla Scuola cantonale di commercio di cui era un allievo brillante. Un diario, scritto a mano, nel quale figurerebbero alcune date, fra cui quella di domani, martedì 15 maggio. Come appreso dalla ‘Regione’ quelle pagine – ora al vaglio degli inquirenti insieme a telefono cellulare e computer – potrebbero contenere il piano d’azione previsto nel primo di tre giorni di esami a suo tempo programmati per le terze (anche la sua classe) nell’arco della prossima settimana. Pagine il cui contenuto potrebbe essere in linea con i messaggi Snapchat, che si autocancellano dopo 24 ore, da lui inviati martedì sera scorso a tre allievi suoi amici: li invitava ad allontanarsi dalla scuola subito dopo l’esame mattutino di domani, per non correre il rischio – aggiungeva – di subire qualcosa di brutto.

I destinatari hanno ben presto sottoposto i contenuti ad alcuni docenti, che hanno chiesto l’intervento della Direzione, da cui mercoledì pomeriggio è partita la segnalazione alla Polizia cantonale. La quale ha quindi attivato il proprio Gruppo cantonale per la gestione delle persone minacciose e pericolose. Valutata la situazione, ha fatto scattare le manette la mattina successiva, giovedì.

Kalashnikov autentico

Non è dato per ora sapere se nel diario siano riportati nomi delle persone da colpire (solo docenti o anche allievi?), ma tutto ciò fa ritenere che il 19enne potrebbe aver pianificato con una certa precisione l’irruzione armata nell’istituto. Tuttavia, se intendesse realmente colpire lo dirà l’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore generale Antonio Perugini. A lui e alla Polizia cantonale, nonché al perito psichiatrico che sarà designato prossimamente, il compito di capire il grado di pericolosità partendo da tutti gli elementi raccolti. A cominciare, oltre al diario e ai messaggi Snapchat, anche dalla ventina di armi rinvenute a casa, buona parte delle quali ereditate e alcune comprate, fra cui vecchi moschetti e pistole, ma anche un fucile d’assalto Kalashnikov autentico, forse quello che compare in una foto da lui pubblicata di recente su Instagram. E con esse le munizioni – come riferito sabato dalla Rsi – acquistate proprio martedì scorso nel negozio d’armi in via Dogana a Bellinzona: 50 colpi per una calibro 45 e 100 proiettili ‘parabellum’ adatti a una pistola tedesca non più in produzione da decenni, ma evidentemente funzionante.

Il giudice dei provvedimenti coercitivi ha nel frattempo confermato l’arresto ordinato dal procuratore Perugini; il giovane resterà a disposizione degli inquirenti almeno sino a fine luglio. Subito dopo il fermo è stato trasferito alla Clinica psichiatrica di Mendrisio. Il suo avvocato di fiducia, Luigi Mattei, interpellato dalla redazione spiega di averlo incontrato sabato: «Un primo contatto per conoscerlo, senza entrare nel merito delle accuse». Uno dei compiti degli inquirenti, oltre a scandagliare diario, computer e cellulare, sarà anche verificare la frequentazione degli stand di tiro privati, le attività di tiro svolte, l’acquisto e uso di munizioni nel corso degli anni.

‘Non mi capite’

Un altro elemento d’inchiesta è la posta elettronica, ovvero le e-mail che il 19enne inviava talvolta ai docenti per motivi diversi. Talune, lette a posteriori, potrebbero contenere elementi rivelatori. Come quella spedita proprio mercoledì a una docente in cui comunicava che non si sarebbe recato a lezione nel pomeriggio. Una lettera nella quale esprimeva fastidio nel venire sempre considerato un ottimo allievo. Fra le righe diceva: ‘Non mi capite, sono un altro’. I genitori, nel frattempo interpellati dalla Direzione, hanno spiegato che il figlio stava bene e che non vi erano motivi di preoccuparsi per lui. Una versione che contrasta con quella di chi, a scuola, avrebbe percepito negli ultimi tempi un cambiamento.

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