Rossa
10.11.2017 - 07:300
Aggiornamento : 15.12.2017 - 17:12

Il sindaco di Rossa contro la Rai: 'Stiamo facendo repulisti'

Scorci bucolici alto calanchini, musica country in sottofondo e la voce dell’inviato Rai, il giornalista Paolo Di Giannantonio, che attacca: “Rossa, un paesino del Cantone dei Grigioni in Svizzera. Gran panorama, 124 abitanti appena, molte mucche e un record di società iscritte a Registro di commercio che fa sorgere molti sospetti”. Titolo del servizio, andato in onda venerdì scorso su Rai 1 nella trasmissione di approfondimento ‘TV7’, “Moesano Connection”. Lo stesso leit motiv adottato dal commissario in pensione Fausto Cattaneo (conoscente di Giannantonio) che da anni sta indagando sulle società bucalettere presenti nel Moesano. Intervistato, Cattaneo guardando lo schermo di un computer spiega che nel “paesino sperduto ci sono ben 59 società bucalettere o fantasma. Una ogni due abitanti, una cosa impressionante”. Quanto basta per far saltare la mosca al naso al sindaco Graziano Zanardi che il 31 ottobre, all’albo comunale e sul portale del Comune aveva pubblicato un avviso nel quale fa “alcune precisazioni” dopo quanto emerso durante la trasmissione ‘Falò’ della Rsi andata in onda il 5 ottobre con le stesse cifre (“60 società di cui 40 attive”). Il 31 ottobre è peralto lo stesso giorno in cui l’inviato Rai si trovava nel Moesano per intervistare varie persone. Un servizio, come quello di ‘Falò’, che illustra il problema nel suo complesso. Un problema annoso e per il quale una parte dell’opinione pubblica chiede a gran voce una soluzione alle autorità, perché non accetta più che il proprio territorio possa continuare a fare da base al malaffare e ai fallimenti facili. Autorità cantonali che hanno ammesso l’esistenza di lacune nelle proprie non verifiche.

Esercizio ancora in corso

“Già nel giugno 2016 – si legge nel comunicato di Rossa – il Municipio si è adoperato attivando le verifiche in collaborazione con gli Uffici e la Polizia cantonali. Il servizio di ‘Falò’ aveva evidenziato la presenza di circa 60 società, dato che comprende anche le società sportive, ricreative, individuali, fondazioni, società cancellate, radiate, ecc.”. In soldoni, “a seguito del lavoro eseguito diverse società sono state stralciate con la procedura sommaria. A tutt’oggi (ndr: già quando ‘Falò’ è andato in onda) risultano iscritte 38 società (ndr: ieri erano 37), tra le quali figurano 8 società di sede (ndr: dette anche fittizie o bucalettere), di cui tre sono in fase di stralcio definitivo”. Per le altre e per le nuove “sono sempre in atto le procedure di accertamento in stretta collaborazione con le parti interessate”. L’indicazione “giugno 2016” è riconducibile all’allarme lanciato allora dalle autorità amministrative e di Polizia cantonali incontrando i sindaci moesani.

Sede, l’ex casa comunale

Quanto alle 59 società registrate a Rossa e citate da Cattaneo, verificandole una per una sul Registro di commercio non si può dire che siano tutte fittizie. Ci sono ad esempio alcune ditte locali mentre tre sono cooperative/fondazioni. Quanto Cattaneo mostra sul video è l’elenco che include anche le 22 nel frattempo radiate, cancellate, fallite o trasferitesi: due sono state radiate nel 1983, una nel 1991 e una nel 1997; una ha cessato l’attività nel 1998; sette si sono trasferite nel corso degli anni in Ticino (5) e Oltralpe (2). Quelle cancellate/radiate per fallimento prima del giugno 2016 sono quattro; dopo il giugno 2016, ossia quando il Cantone ha lanciato l’allarme ai Comuni, quelle sciolte, fallite, radiate o cancellate sono sei. Per queste ultime si può dire che la segnalazione del Comune ha portato a conseguenze, mentre come detto altre tre saranno presto radiate. «Nei casi sospetti – specifica il sindaco Zanardi – abbiamo verificato la presenza di referenti qui a Rossa; talvolta più società ‘alloggiavano’ nella stessa casella postale di cui erano titolari alcune fiduciarie». Clamoroso il caso delle società trasferitesi a Rossa dal Ticino negli ultimi anni dichiarando come sede l’ex casa comunale di Augio, una casella postale, oppure indirizzi inesistenti. «Tutto quanto ci è parso anomalo lo abbiamo subito segnalato all’Ufficio del registro di commercio che ha quindi svolto gli approfondimenti di sua competenza, taluni in collaborazione con la Polizia cantonale laddove sembravano sussistere indizi di carattere penale, come in effetti è accaduto».

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