Samuel Golay
Biasca
25.04.2017 - 07:300

Mozione dei deputati delle Tre Valli per salvare i dipendenti Smb

Una mozione chiede al governo un programma per salvare i dipendenti della Smb L’annuncio della chiusura della ditta Smb Sa di Biasca entro la fine dell’estate ha scatenato la reazione di tutti i granconsiglieri delle Tre Valli che, attraverso una mozione che vede come primo firmatario Raffaele De Rosa (Ppd), chiedono un intervento del governo a difesa dei 41 lavoratori che perderanno il loro impiego. “Entro l’estate andranno persi questi pregiati posti di lavoro, quasi tutti occupati da personale residente in Ticino, e nelle Tre Valli in particolare”, si legge nella mozione interpartitica.

Pur riconoscendo la buona volontà di trovare una soluzione da parte dell’attuale proprietà, delle parti sociali e dell’autorità politica (Comune, Cantone ed Ente regionale per lo sviluppo), i deputati ritengono improbabile che tale scenario possa mutare in pochi mesi e la cessazione graduale e controllata di ogni attività “appare ormai inevitabile”. La richiesta indirizzata al Consiglio di Stato è dunque di attuare un programma specifico e intensivo a supporto del personale, attivando risorse e competenze esistenti (LaborTransfer, Supsi, Urc, Innopark, ecc.), e in stretta collaborazione con le parti sociali. Quale esempio viene citato il caso della Monteforno e dell’operazione Transfer Monteforno.

“In tal modo sarà possibile occuparsi in maniera adeguata e con strumenti efficaci delle persone licenziate in massa, estendendo se del caso questa misura anche ad altre situazioni di chiusure o fallimenti aziendali che hanno colpito di recente le Tre Valli e il cantone in generale”, sottolineano i deputati Raffaele De Rosa, Franco Celio, Simone Ghisla, Nadia Ghisolfi, Walter Gianora, Michele Guerra, Omar Terraneo e Gina La Mantia.

Secondo loro, un provvedimento del genere si giustifica “non solo per il fatto che si tratta di personale altamente specializzato in attività di nicchia e in funzioni molto precise e specialistiche (quindi nel contempo difficilmente ricollocabile) oppure senza particolare formazione (quindi altrettanto difficilmente ricollocabile), ma anche per il fatto che i dipendenti risultano essere quasi tutti residenti e che la fascia di età più rappresentata risulta essere quella dai 50 ai 59 anni, notoriamente quella più fragile, difficile da ricollocare e per la quale si riscontrano i tassi di disoccupazione di lunga durata più elevati”.

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