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Tre club e una passione
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04.06.2016 - 15:19
Aggiornamento : 15.12.2017 - 17:10

Game, set & match. Tanti match 

di Sabrina Melchionda

Ai Campionati svizzeri juniores a Bellinzona, Giubiasco e Locarno sono attesi oltre 500 giovani

Si sta avviando la macchina organizzativa per le edizioni 2017 e 2018, forse anche 2019. Torna in Ticino il meglio delle racchette di domani.

«Cosa significa organizzare i Campionati svizzeri juniores? Non lo so ancora, credo che lo scopriremo presto!». Il buon umore non manca e comunque non si potrà fare peggio del pur blasonato Roland Garros, alle prese quest’anno con parecchi grattacapi a causa della pioggia e bersaglio di ironie degli internauti. Giubiasco, Bellinzona e Locarno non sono Parigi, eppure non avranno bisogno dell’aiuto che il “WimbledonRoof” – il tetto di Wimbledon che su Twitter cinguetta proverbiale humour inglese – non ha esitato a proporre al ‘fratello di Slam’ francese, il solo dei quattro maggiori tornei al mondo ancora sprovvisto di copertura. «In caso di maltempo – conferma Fabrizio Delcò, presidente del comitato organizzativo – si potrà giocare all’interno: abbiamo a disposizione 11 campi tra Locarno, Sementina e Ascona». L’idea di riportare la competizione in Ticino è nata l’anno scorso in seno all’Associazione regionale tennis Ticino (Artt), dallo slancio del presidente Giuseppe Canova e di Riccardo Margaroli. L’evento – confermato gli scorsi giorni da Swiss Tennis – si svolgerà dal 1° al 9 luglio 2017 a Bellinzona, Giubiasco e Locarno e si ripeterà nel 2018; la convenzione stipulata con la Federazione svizzera prevede l’opzione per una terza edizione. Una bella sfida per gli organizzatori, «ma soprattutto un’occasione per i nostri giovani: guardare una di queste partite è come assistere a una lezione». E di partite ve ne saranno molte poiché da qualche anno la sede dei Campionati svizzeri ospita anche le qualificazioni «alle quali partecipano 48 giocatori in ogni tabellone: U12, U14, U16, U18 maschile e femminile». Al torneo principale accedono direttamente i migliori 16 giocatori svizzeri di ogni categoria, più gli 8 usciti dalle qualificazioni. In totale oltre 500 giovani. Numeri di tutto rispetto, che si fanno ancor più importanti tenendo conto degli accompagnatori. «Tra genitori e allenatori, si stima che in una settimana tra Bellinzonese e Locarnese arriveranno duemila persone. Un appuntamento di rilievo anche per il turismo».
Unico dei tre centri con 8 campi – condizione posta da Swiss Tennis –, Bellinzona ospiterà semifinali (venerdì) e finali (sabato); i quarti si giocheranno a Bellinzona e Giubiasco (giovedì); turni precedenti del tabellone principale e qualificazioni anche a Locarno. La Federazione svizzera non ha invece accettato Bodio come quarta sede: «Peccato, il club si era messo a disposizione con entusiasmo. Ma la località è troppo lontana da Locarno, ciò creerebbe difficoltà agli allenatori che seguono i più giovani». L’appuntamento è per juniores, ma la macchina organizzativa è da ‘grandi’. Swiss Tennis gestisce gli aspetti tecnici (allestimento tabelloni; arbitri ufficiali); il resto – infrastrutture, accoglienza giocatori, vitto e alloggio, eventuali eventi collaterali, pubblicazione programma ufficiale, premi, servizio medico e di fisioterapia – è di competenza del comitato organizzativo. Che, oltre a Delcò, è composto da un membro Swiss Tennis, due Artt, tre rappresentanti dei club, un responsabile di segretariato e finanze. Come supporto gli saranno affiancati due gruppi che si occuperanno di sponsoring e relazioni con la stampa. I costi si stimano a 40-50mila franchi per edizione «a carico del comitato organizzativo; sui club non peserà nulla». Metà del budget è coperto da Swiss Tennis e con le tasse d’iscrizione. Per l’altra metà si cercano sostenitori: «Con uno sponsor principale stiamo concludendo un accordo».

 

Non solo Roger Federer, il ‘pulcino’ che iniziò a vincere a Bellinzona

Il più famoso, manco a dirlo, è Roger Federer. Oggi icona planetaria, considerato il tennis fatto persona, da giovane già mostrava di saperci più che fare con la racchetta. Prima di trovare il posto per 17 trofei dello Slam, in bacheca aveva messo i titoli di campione svizzero in tutte le categorie: Under 12 (estate e inverno 1993), U14 (estate 1995), U16 (estate e inverno 1996), U18 (estate e inverno 1998). Ma c’è anche chi, come Stan Wawrinka, ha saputo conquistare le vette mondiali senza essere stato, a suo tempo, il migliore. Due percorsi diversi per due campioni diversi ma uniti dall’appartenenza a un olimpo sportivo destinato a pochi eletti. Con le loro gesta hanno ‘viziato’ anche il più distratto dei tifosi e fatto esultare non pochi tra coloro per cui top spin e slice restano oggetti misteriosi. Campioni che hanno piazzato l’asticella così alta da far sembrare tutto il resto quasi scontato. Ma chiunque torni a casa con le calze sporche di terra rossa la domenica sa bene che scontata non è nemmeno la partitella con l’amico, figuriamoci scalare le classifiche nazionali. Lo sanno bene i genitori dei ragazzini che – chi sognando l’eleganza di Federer, chi il rovescio di Stan, chi Rafa quello mai domo – si mettono alla prova torneo dopo torneo. Sanno, quei genitori, quanto impegno, tempo, sforzo, lavoro richieda il tennis; e quanto sia difficile emergere. Ciò che, con due calcoli approssimativi su proporzione tra numero di praticanti e ‘numeri uno’, può facilmente intuire anche chi non mastica palline. I Campionati svizzeri juniores sono una vetrina privilegiata sul meglio del tennis giovanile elvetico, sentire dal vivo il rumore di una pallina colpita perfettamente, ammirare traiettorie che paiono disegnate. L’ultima volta a Sud delle Alpi fu dal 2004 al 2006 a Locarno. Ed è in Ticino, a Bellinzona, che Roger Federer divenne campione per la prima volta: era il 1993, era un ‘pulcino’ di 12 anni. Nel 1990 a Morbio s’impose Martina Hingis (U14). Ticinesi sono due campionesse in carica: Susan Bandecchi U18, Emma Penné U12. L’appuntamento è dunque succulento per il pubblico, che si spera numeroso; «è importante per il movimento tennistico cantonale e i nostri atleti, che potranno giocare in casa».

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