Me and Earl and the Dying Girl
Locarno Festival 68
15.08.2015 - 01:210
Aggiornamento : 11.12.2017 - 18:13

Un grande film in Piazza

Un film che parla di cinema e dolore “Me and Earl and the Dying Girl” di Alfonso Gomez-Rejonha. Ieri ha conquistato la Piazza, prima costringendo a sorridere, poi coinvolgendola nell’immensità di un dolore per una giovane vita che muore.

Arriva da Hollywood, questa love story del 21esimo secolo, una vera lezione di vita, uno sguardo potente sul mondo di oggi, un film che apparentemente costruito nella leggerezza diventa un fiero e potente monito al nostro tempo. Parla dei ragazzi che vanno alle superiori e poi all’università, parla dell’incontro di un ragazzo e una ragazza, lui con un solo amico con cui gira decine di film che prendono in giro il gran cinema autoriale del mondo, lei che si isola dalle compagne perché una leucemia la costringe a una solitaria lotta.

Lui è costretto a farle compagnia, le loro madri sono amiche, lui non nasconde la situazione, non ha voglia di star con una donna. Non si daranno un bacio, ma lui resterà vicino a lei per mesi, la coccolerà, la farà ridere, la consolerà, si sentiranno più vicini di due novelli sposi, ma mai diranno di amarsi, per non perdersi, perché nonostante le menzogne sanno che non avranno futuro. Ma lei risponderà all’amore di lui regalandogli quell’iscrizione all’università che lui aveva perso per seguirla. Non un bacio, ma molto di più in questo amore non detto.

Alfonso Gomez-Rejon, dirige con grande sapienza una danza tragica e la scena in cui lei saluta la vita è straordinaria per tensione e potenza visiva. Lei è interpretata da una bravissima e dolcissima Olivia Cooke, lui Thomas Mann è al suo primo ruolo drammatico e si comporta molto bene, intorno a loro un bel cast per un film che insieme al dolore, racconta il panico di ragazzi che si staccano dalla scuola superiore per affrontare da soli una nuova vita e la dolcezza di un ragazzo e di una ragazza che sanno volersi bene senza barare.

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