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26.10.2017 - 08:390
Aggiornamento : 11.12.2017 - 18:21

Caso Argo 1: il Dss, l'agente va sospeso

La mail è di settimana scorsa. Mercoledì 18. Ed è indirizzata al direttore della Securitas Stefano Moro. Mittente Renato Bernasconi, capo al Dipartimento sanità e socialità della Divisione dell’azione sociale e delle famiglie. “Egregio Sig. Moro, caro Stefano, come anticipatoti verbalmente, a seguito delle informazioni apprese dai media, a titolo cautelativo ti chiediamo di non voler impiegare presso la PCI di Camorino il vostro agente Sig. (segue il nome) al fine di tutelare l’integrità delle informazioni a carattere confidenziale che riguardano gli ospiti presenti nei centri. Ti ringrazio di prenderne buona nota. Un cordiale saluto Renato Bernasconi”. Righe che contraddicono quanto ha riferito lo stesso Bernasconi martedì alla ‘Regione’, interpellato dal nostro giornale dopo aver appreso che l’agenzia privata di sicurezza aveva sollevato momentaneamente l’agente dal lavoro di sorveglianza al Centro d’accoglienza per richiedenti l’asilo di Camorino (vedi l’edizione di ieri). Centro dove in precedenza aveva operato la Argo 1, la ditta cui nel 2014 il Dss aveva affidato con un mandato diretto, senza la necessaria risoluzione governativa e in violazione della legge sulle commesse pubbliche, il controllo di strutture che ospitavano profughi.“Mi risulta che, a seguito delle informazioni apprese dalla stampa, Securitas abbia preso la decisione di non più impiegare temporaneamente e a titolo cautelativo l’agente presso il Centro richiedenti l’asilo di Camorino. La stessa è stata da me condivisa”: così aveva dichiarato, nero su bianco, l’alto funzionario. Secondo Bernasconi, sarebbe stata insomma la ditta ad attivarsi per prima e autonomamente nei confronti del proprio collaboratore, già dipendente della Argo 1, alla luce dell’articolo, uscito proprio il 18, sul ‘Corriere del Ticino’ intitolato “Argo 1, la sicurezza e gli infiltrati targati Unia”. Il messaggio di posta elettronica scritto da Bernasconi medesimo racconta però un’altra storia. E cioè che a muoversi per primo è stato il Dipartimento sanità e socia- lità diretto dal popolare democratico Paolo Beltraminelli del quale Bernasconi dirige dall’ottobre 2016 la Divisione dell’azione sociale, dopo essere stato alla testa della Sezione delle finanze del Dipartimento finanze ed economia. La mail al direttore della Securitas è stata mandata da Bernasconi in copia a

Carmela Fiorini, la responsabile al Dss del servizio richiedenti l’asilo al centro di una procedura disciplinare avviata dal governo in relazione alle due cene offerte a Bormio nell’ottobre 2014 a lei e al suo compagno Fiorenzo Dadò, all’epoca capogruppo del Ppd, dall’allora responsabile operativo della Argo 1 Marco Sansonetti. Ieri intanto il collaboratore della Securitas – affiliato al sindacato Unia e definito dal ‘Cdt’ nel servizio pubblicato il 18 “la mente” che avrebbe procacciato “documentazione nella ditta diretta da Marco Sansonetti” – è stato reintegrato. Al rientro dalle vacanze, riprenderà servizio a Camorino. «Sì, stamane (ieri per chi legge, ndr) abbiamo valutato gli elementi a nostra conoscenza per accorgerci che nulla giustifica un allontanamento o altri provvedimenti», spiega alla ‘Regione’ il direttore di Securitas Moro. Ieri, nel motivare la decisione di sospenderlo dall’incarico, Securitas si appellava alla “riservatezza” messa in dubbio dall’articolo del ‘Cdt’. «Veniva accusato di aver trafugato dati. Ho quindi verificato con Unia, che mi ha garantito che gli unici dati trasmessi sono relativi al suo rapporto di lavoro, nient’altro che andasse a ledere il rapporto di fiducia con il precedente datore di lavoro o la privacy di altri». È stata la notte a portare consiglio? «La pubblicazione del vostro articolo ci ha spinti ad arrivarne a una: noi in mano non abbiamo nulla. Se il ‘Cdt’ ha altro, si faccia avanti. Oppure smentisca». La valutazione è stata di Securitas? «Sì, poi l’ho trasmessa al cliente, ovvero il Dss. Che non ha avuto niente da obiettare».

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