Questa rassegna indaga diverse forme e potenziali risposte per farvi fronte. Il trauma: dall’esperienza dirompente di una diagnosi genetica che cambia il futuro individuale e famigliare, a quella della frattura del progetto di coppia, allo stravolgimento portato in un’intera regione da una catastrofe nucleare.
Mirella Manfredi, Neuroscienziata, esperta di meccanismi cerebrali dello humor, Università di Zurigo
Antonio Malgaroli, Psichiatra e neuroscienziato, Università Vita-Salute
San Raffaele, Milano; Università della Svizzera italiana
presentano
Fukushima, Mon Amour
di Doris Dörrie, con Rosalie Thomass, Kaori Momoi, Nami Kamata, Aya Irizuki
Germania, 2016 – durata 104’
E se perdessi tutto ciò che mi è caro?”. È la domanda che pone la giovane tedesca Marie, recatasi nella prefettura di Fukushima per l’organizzazione Clown senza frontiere, al tempo stesso in fuga e alla ricerca di sé dopo il fallimento del proprio matrimonio e un tentativo di suicidio.
In una comunità di alloggi temporanei sorta in seguito alla catastrofe nucleare e sullo sfondo del terremoto di Tōhoku del 2011, la protagonista cerca di ritrovare serenità portando il sorriso a una comunità profondamente traumatizzata. Il fallimento è inevitabile: non ci può essere cura di sé attraverso una messa in scena inautentica di sé.
Eppure, la cura reciproca dai rispettivi traumi emerge come il cuore del racconto, nell’inaspettata relazione tra Marie e l’anziana geisha Satomi, che la porta con sé nella zona interdetta. Lì non possono sottrarsi al confronto con il passato, ma anche con un presente aperto, che prende forma e si trasforma con l’evolversi del loro legame.