La Carp ha condannato un 47enne (prosciolto in primo grado) a 8 mesi con la condizionale per l'aggressione ai danni di una 20enne il 31 dicembre 2022

Si è concluso con una condanna a otto mesi sospesi condizionalmente per un periodo di prova di due anni, la rinuncia all’espulsione e 500 franchi di risarcimento quale torto morale (contro i 2’500 richiesti), il processo davanti alla Corte di appello e revisione penale (Carp) ai danni di un 47enne italiano accusato di coazione sessuale. Un verdetto, quello emesso dalla giudice Manuela Frequin Taminelli (giudici a latere Francesca Cometta Rizzi e Moreno Capella) che ribalta la sentenza di primo grado con la quale l’uomo era stato prosciolto, sentenza contro cui la procuratrice pubblica Chiara Buzzi e l’accusatrice privata avevano interposto ricorso.
Il caso risale al 31 dicembre 2022, quando in un magazzino di Viale Stazione a Bellinzona, una ventenne, impiegata ma licenziata quella mattina stessa nel bar gestito dal 47enne, pure quello in Viale Stazione e a poche decine di metri dal luogo dell’aggressione, era stata palpeggiata e baciata contro la sua volontà dall’ex datore di lavoro. La ragazza, nonostante la brutta notizia ricevuta poche ore prima, si era messa a disposizione per aiutare l’uomo a prelevare una cassa di prosecco con la quale rifornire il bar, ma una volta all’interno del magazzino era stata sottoposta a pesanti e non richieste attenzioni.
La Carp ha ritenuto che le affermazioni della ragazza sono credibili, in quanto lineari, coerenti e costanti. Inoltre, i vari messaggi WhatsApp acquisiti agli atti hanno confermato nel complesso la narrazione della vittima, anche perché i messaggi hanno un valore probatorio importante in quanto spediti contestualmente ai fatti. Al contrario, le spiegazioni dell’imputato sono state ritenute carenti di logica intrinseca, inverosimili e di conseguenza non credibili. In conclusione, la corte ha accertato che i fatti si sono svolti come sostenuto dalla ventenne e riportati dalla procuratrice pubblica nell’atto d’accusa.
Ricordiamo che di fronte alle accuse della giovane, il 47enne aveva sempre negato su tutta la linea e la tesi difensiva, sostenuta dall’avvocato Giuseppe Gianella, aveva fatto perno sul desiderio della ragazza di vendicarsi per l’avvenuto licenziamento. Grande rilevanza probatoria hanno poi assunto le chat che la ragazza aveva intrattenuto con amiche e colleghe e che secondo l’accusa provavano la credibilità della vittima, secondo la difesa dimostravano esattamente il contrario. Alla fine, la Carp ha ritenuto che quei messaggi rappresentassero un’ulteriore conferma dell’avvenuta coazione sessuale.