Nel fatto di sangue successo questa notte in via Mirasole ferito anche un 61enne che versa in gravi condizioni all’ospedale

La Polizia cantonale fornisce alcuni dettagli sul fatto di sangue verificatosi questa notte al terzo piano di una palazzina di via Mirasole 15 a Bellinzona. Erano circa le 3.30 quando sul posto si sono precipitati Polizia cantonale, Polizia comunale e Croce Verde Bellinzona che hanno prestato le prime cure a due persone, una donna e un uomo. Nonostante i tentativi di rianimazione, una 46enne svizzera domiciliata nella regione è deceduta a causa delle gravi ferite riportate, mentre un 61enne italiano pure residente nella regione è stato trasportato in ambulanza in ospedale e versa in gravi condizioni a seguito delle ferite riportate.
Un 24enne svizzero – che stando a nostre informazioni raccolte sul posto sarebbe l'inquilino titolare del piccolo appartamento situato al terzo piano e riconoscibile avendo avuto per tutta la mattinata le tapparelle abbassate – è stato fermato in zona dagli agenti e non ha riportato ferite. Sono in corso accertamenti per stabilire cause e modalità di quanto avvenuto. Sul posto gli specialisti della Scientifica stanno analizzando la situazione e raccogliendo tutti gli elementi utili all'inchiesta coordinata dal procuratore pubblico di picchetto Zaccaria Akbas.
Non si specifica al momento se una o entrambe le vittime fossero imparentate col 24enne e per quale motivo si trovassero a quell'ora nel piccolo appartamento. Da quel poco che trapela, e stando alla testimonianza telefonica da noi raccolta presso un abitante della zona attorno alla caserma dei pompieri prospiciente la palazzina, risulta che in quest'ultima vi sia un intenso e costante ricambio di affittuari. A dare l'allarme è stata un'inquilina della medesima palazzina che alloggia al pianterreno: svegliata dalle urla, ha ben presto allertato la centrale d'allarme. Rispondendo ai giornalisti presenti, ha specificato di non aver udito degli spari e perciò si può presumere che sia stata usata un'arma da taglio. Stando alla Rsi, l'uomo ricoverato presenterebbe difatti una ferita al collo inferta con una lama.
Significativo l’elenco dei precedenti nella nostra regione durante l’ultimo ventennio. Proprio un anno fa, il 26 gennaio 2025, un 27enne ticinese si è tolto la vita dopo aver ucciso a coltellate una 21enne rumena durante un incontro sessuale a pagamento organizzato in un rustico sui Monti di Lodrino. Un altro caso di femminicidio-suicidio risale al 28 marzo, quando un 53enne ha ammazzato l’ex moglie di 44 anni con un’arma da fuoco, usata poi per suicidarsi, lungo l’argine del fiume Ticino a Bellinzona. Un fatto di cronaca analogo, che ha fatto parlare molto, è quello risalente al maggio 2020 quando un ex agente di polizia in pensione è entrato in un bar di Giubiasco armato di pistola e a ha ucciso l'ex moglie, cameriera nel locale, e il suo nuovo compagno, per poi suicidarsi sul posto. Sempre a Bellinzona la sera del 3 luglio 2017 perde la vita un’eritrea di 24 anni, mamma di due bambini, precipitata dal quarto piano di un palazzo in via San Gottardo: a gettarla il marito 39enne, condannato a 18 anni di reclusione ed espulso. Risale al 1° luglio 2011 lo sconvolgente omicidio di via Daro, dove un uomo fu ammazzato e fatto a pezzi con un’ascia dal figliastro 17enne, istigato dalla madre serba pure condannata in Appello (all’ergastolo) ma nel frattempo fuggita nei Balcani dopo essere stata assolta in primo grado dal Tribunale penale cantonale; in quanto minorenne, l’autore materiale fu condannato per assassinio a soli 4 anni di detenzione. Fu invece usato un martello il 24 luglio 2025 a Pratocarasso: a perdere la vita una giovane donna pachistana per mano del marito connazionale condannato a 18 anni di reclusione e rimpatriato dopo aver scontato due terzi della pena. Movente: riteneva inaccettabile lo stile di vita della consorte, che semplicemente voleva integrarsi nel nuovo contesto sociale senza le costrizioni impostele.