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Per un pugno di schede

I tatticismi incoerenti in politica trovano spazio in Ticino, con i socialisti che auspicano l'alleanza con il partito Comunista, su posizioni pro-Putin

In sintesi:
  • Qua siamo addirittura oltre alla fine delle ideologie
  • Quel che resta del Pc, lillipuziano e filoputiniano
  • Non sempre in politica 1+1 fa 2
Al voto non si comanda
(Keystone)
31 maggio 2023
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La progressiva disaffezione dalla politica, misurabile un po’ ovunque nel calo della partecipazione alle elezioni, si iscrive in quella perdita di senso che nel mondo liquido postmoderno, analizzato con tanto acume dal sociologo Zygmunt Bauman, si manifesta anche con crescente cinismo se non con aperto sarcasmo.

Tra i tanti fattori che spiegano il disincanto generale possiamo annoverare la mancanza di credibilità della classe dirigente (tra le stravaganze primeggiano il “meno tasse e più soldi per tutti” o la celebrazione del ridotto nazionale sullo sfondo delle fanfare che intonano la nota tiritera “possiamo fare a meno dell’Europa”).

A volte la politica si riduce a tatticismi incoerenti, a miserande manovre (in Italia la recente diatriba Calenda-Renzi) in cui la posta in palio ideologica è più o meno simile a quella di una partita di calcetto tra scapoli e ammogliati promossa dalla locale cassa di risparmio. La proclamata e spesso decantata “fine delle ideologie” è la maschera che indossa la politica quando si svilisce a una fredda dimensione opportunistica.


Keystone
Zygmunt Bauman, papà del mondo liquido

Sintomatico, seppur nel ristretto ambito ticinese, l’auspicio della direzione del Partito Socialista di stringere un’alleanza con il Partito Comunista in vista delle prossime elezioni federali. Partito Lilliput (attorno all’1% delle schede) certo, ma perché non raschiare bene, fino in fondo all’urna? Qualche scheda in più non può far male; oltretutto “condividiamo gran parte delle posizioni” secondo le parole di un militante riportate nel resoconto del parlamentino socialista riunitosi la scorsa settimana. Ah ecco. Qualcosa deve esserci sfuggito.

Perché noi pensavamo che i socialisti fossero inorriditi dall’aggressione all’Ucraina, che la condannassero senza scusanti. Che insorgessero contro l’uccisione di giornalisti, l’avvelenamento di oppositori in Russia o Bielorussia. Che fossero per la democrazia e lo stato di diritto, per l’Europa; ci sembrava pure di aver letto che si fossero schierati contro i lobbisti e a favore della legge sul CO2. Beninteso, il Pc ha tutti i diritti di fare dei copia-incolla dai programmi della destra radicale e nessuno in democrazia vieta alla sua curva di inneggiare a Putin e a tutte le distopie orwelliane, o di accendere ceri sotto le gigantografie di qualche grande leader.


Ti-Press
Massimiliano Ay, segretario del Partito comunista svizzero

In discussione è l’incoerenza, quella che intorbidisce la politica. Si esclude un’alleanza con chi “ci manca di rispetto” (Mps), ma al tempo stesso la si promuove con chi proclama valori totalmente antitetici. Se ne deduce, per proprietà transitiva, che la guerra in Europa, il disprezzo per le più elementari regole della convivenza, sarebbero solo un dettaglio agli occhi di potenziali rappresentanti al parlamento di una Nazione. I tatticismi non sempre funzionano (qualcuno si ricorderà forse dell’effetto non proprio desiderato dell’alleanza contro natura tra Plr e Ppd, quattro anni fa). Non è detto che uno più uno in politica faccia necessariamente due.

Le strategie precotte e riscaldate (“squadra che vince non si cambia” secondo la formula del co-presidente del Ps ticinese. Nel frattempo però in Europa pare sia successo qualcosa…) non sempre sortiscono gli effetti sperati. Tuttavia la questione non può ridursi a un mero calcolo da pizzicagnoli. Riguarda la coerenza e il valore, etico in primis, che si vuole dare alla politica. Senza i quali il disincanto, la disaffezione, il cinismo non faranno che crescere.

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