04.12.2021 - 05:00
Aggiornamento: 05.12.2021 - 19:25

Un Natale sereno

Albero vero o albero finto?

di Lia Beretta
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Uno stand di candele artigianali presso un mercatino di Natale

Sono tornate. Sì, loro: le melodie scampanellanti, le vetrine glitterate, le bevande alla cannella... il pacchetto completo e infiocchettato delle festività natalizie. Se è difficile resistere alla frenesia del “decoriamo tutto quanto più possibile”, possiamo però provare a sfuggire alle pressioni del consumismo e di una mentalità “usa e getta” così tipica di questo periodo. Perché non provare quest’anno ad abbellire casa con materiali naturali, approfittando della voglia di bricolage per stare nella natura? Il bosco ha tanti tesori da offrire: pigne, rami d’abete, gusci di noce e bacche, che si possono utilizzare per realizzare fantastiche decorazioni. Un esempio sono le lanterne di ghiaccio: basta riempire d’acqua fino a metà una ciotola grande, aggiungere il materiale raccolto nel bosco, fissare nel mezzo un recipiente più piccolo e lasciare il tutto una notte in congelatore. Una volta staccati i recipienti dal ghiaccio, avrete un magnifico portacandele completamente naturale. E perché non decorare anche le piante in giardino con vere leccornie per uccelli, scoiattoli e topini? Mele, carote o palle di semi sono un sostituto originale e gustoso alle classiche bocce di Natale.

Oh Tannenbaum!

Ogni anno ritorna la fatidica domanda: quale sarà il mio albero di Natale questa volta? L’opzione più sostenibile sarebbe quella di non acquistare nulla, ma semmai addobbare le piante che già abbiamo in casa o in giardino. Oppure realizzare un simil-albero con materiali di recupero come cartone, lattine o rami raccolti nella foresta. Ma la maggior parte di noi desidera il classico abete di Natale, perché così impone la tradizione. Sappiate allora che è meglio sceglierne uno vero. Quasi tutti gli alberi artificiali sono realizzati in plastica e metallo (decisamente non biodegradabili) e provengono da paesi asiatici, il che si traduce in migliaia di chilometri percorsi con relative emissioni di gas serra. È stato calcolato che bisognerebbe riutilizzare lo stesso albero sintetico dai 15 ai 38 anni per equiparare l’impronta ambientale di comprarne uno vero ogni anno!

Meglio dunque optare per un albero in carne e ossa (si fa per dire), senza o con le radici. I primi arrivano solitamente da boschi sfruttati per la produzione di legname, nel rispetto di severe norme di gestione forestale. Se non usati come alberi di Natale, verrebbero lasciati a marcire nel bosco oppure usati come legna da ardere, cosa che potrete fare voi stessi una volta passate le festività. Se si sceglie invece un abete in vaso, ossia con le radici, vanno favoriti quelli di produzione locale e coltivati secondo i principi dell’agricoltura biologica. Che sia vivo o tagliato, è comunque importante controllare l’etichetta: le certificazioni FSC e PEFC promuovono una gestione sostenibile delle foreste nel mondo.

Quando l’abito fa il monaco

Prima di tuffarci in uno shopping compulsivo in vista del 24 o 25 dicembre, ecco qualche suggerimento concreto affinché la gioia dello scambio dei regali non vada a scapito dell’ambiente.
1. Quantità: quante volte abbiamo ricevuto qualcosa che in realtà non ci piaceva, non ci serviva o non abbiamo mai usato? Comprare meno cose ma di migliore qualità è una tecnica vincente per ridurre le possibilità che i regali vadano sprecati. 2. Contenuto: perché non limitare il nostro fabbisogno di risorse con un regalo meno tangibile ma di grande valore? Condividere un’esperienza, adottare un albero o un animale a distanza, fare una donazione a un’organizzazione che ci sta a cuore sono solo alcuni esempi di regali etici e sostenibili. 3. Produzione: durante lo shopping, è importante avere un occhio critico riguardo ai materiali e la provenienza degli oggetti in vendita. Meglio assicurarsi che legno e carta siano fatti con materiali riciclati o certificati FSC, evitare oggetti in plastica e optare per cibi e abbigliamento col certificato bio. Se sceglierete commercianti e produttori locali sarete ancora più sostenibili!
4. Pacchetti: i nastri plastificati, le carte da regalo con la stagnola e quelle con i brillantini non sono riciclabili, ma in commercio è facile trovare carte riciclate o certificate FSC. Inoltre, da qualche anno spopolano online molte tecniche di incarto alternative, tra cui il furoshiki: secondo questo metodo tradizionale giapponese, il regalo è elaboratamente avvolto in un tessuto. Chi lo riceve potrà continuare a utilizzare il tessuto o regalarlo a sua volta.

La Gazza

La Gazza era ritenuta comunissima dal primo autore a scrivere degli uccelli del Ticino nel 1860 (Riva: L’Ornitologo Ticinese). All’inizio del Ventesimo secolo sembra però che questa specie fosse divenuta una grande rarità al punto che una singola osservazione o cattura era degna di una pubblicazione. Corti nel suo “Die Vögel des Kantons Tessin” (1945) documenta la comparsa assolutamente occasionale di questo corvide come sembrerebbe dall’assenza del nome dialettale. “Cecca o Pica” sono vocaboli praticamente sconosciuti in Ticino e gli stessi sono probabilmente importati dalla Lombardia. Il termine “Sgàgia” è riferito in modo inequivocabile alla ghiandaia, specie decisamente molto diffusa da Pedrinate a Campo Blenio. Alla metà degli anni 80 del secolo scorso l’areale della Gazza si spingeva al massimo sino a Fino Mornasco (Como). I primi individui comparvero nel Locarnese dopo una liberazione accertata sul Monte Verità (Arcegno). Dopo il 1990 però la presenza della “Pica” diventa a poco a poco una realtà nel Mendrisiotto, progressivamente da Vacallo, Chiasso e Mendrisio. La vera onda espansiva si manifesta all’inizio del nuovo millennio con l’occupazione stabile di parte del Mendrisiotto e successivamente del Luganese.

Negli ultimi anni ha iniziato a riprodursi regolarmente anche nel Locarnese e nel Bellinzonese. Più a nord la presenza è più frammentata. La specie ha una distribuzione spesso a macchia di leopardo rispetto a quella della Cornacchia grigia. Spesso i due corvidi sono spazialmente complementari e in competizione fra loro. L’aiuto dei lettori de laRegione sarà utilissimo per documentare la presenza invernale e quella dei nidi. Tutte le indicazioni su www.ficedula.ch.

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