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Antica faggeta in Valle di Lodano © Filippo Rampazzi
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12.10.2020 - 08:000
Aggiornamento : 14:43

Una riserva candidata UNESCO

Vi presentiamo il re della faggeta

La Riserva forestale delle Valli di Lodano, Busai e Soladino, in Vallemaggia, potrebbe presto diventare Patrimonio mondiale dell’Unesco grazie alle sue antiche faggete. La candidatura è stata ufficialmente depositata dalla Svizzera presso il Centro del Patrimonio mondiale dell’Unesco a inizio 2020. Il WWF, in qualità di membro del Gruppo di lavoro “riserve forestali”, ha sostenuto la candidatura durante la visita dell’esperto dell’Iucn incaricato di valutare il progetto. Il grande valore naturalistico della riserva, unito al grado di protezione già garantito, assicura ottime chance di successo.

Ma cerchiamo di conoscere meglio queste faggete grazie a Francesco Maggi, responsabile della Sezione del WWF Svizzera italiana: «La prima volta che sono transitato dalla Valle di Lodano era la metà degli anni Novanta e stavo battendo le valli attorno al Pizzo Cramalina per i censimenti del secondo atlante degli uccelli nidificanti della Svizzera. Anche se la mia attenzione era tutta presa dai fagiani di monte, dai picchi neri, dalle civette capogrosso e tante altre specie della ricca avifauna della regione, i maestosi faggi secolari di questa valle mi hanno affascinato sin da subito. Più volte sono rimasto in contemplazione di autentici monumenti della natura miracolosamente scampati all’intenso sfruttamento del bosco». Così, dieci anni dopo, quando l’incarto della riserva forestale della Valle di Lodano è arrivato sul tavolo del gruppo di lavoro cantonale riserve forestali, Francesco Maggi non ha avuto dubbi sul valore e l’importanza di tutelare questa valle. Così come per la recente proposta di ampliare la riserva alle limitrofe Valli di Busai e Soladino, che i più conoscono per la presenza del lago d’Alzasca e l’omonima capanna.

L’area complessiva della riserva forestale delle Valli di Lodano, Busai e Soladino si estende su oltre 3’000 ettari. La presenza delle faggete (oltre il 30% delle superfici boscate) è l’elemento che più caratterizza le valli, ma sono pure degni di nota i boschi di abete bianco, ormai divenuto raro, e i lariceti. Oltre il limite del bosco, le praterie alpine contribuiscono ad impreziosire la già cospicua biodiversità. L’elevato gradiente altimetrico, si passa dai 340 m.s.m. di Lodano ai 2’322 m.s.m. del Pizzo Cramalina, genera una varietà di condizioni climatiche e di ambienti alla base della grande ricchezza di specie presenti. Inoltre, rende la zona impervia e di difficile accesso, salvaguardandone la tranquillità e il carattere prevalentemente selvaggio.

I contenuti naturalistici di queste valli erano poco noti e per questo motivo il Patriziato di Lodano, che nel 2010 ha istituito la prima riserva forestale della Vallemaggia, e il Centro Natura Vallemaggia hanno promosso una serie di approfondimenti. Nella Valle di Lodano sono state censite 49 specie di farfalle (di cui 8 nella lista rossa), 42 specie di formiche (8 nella lista rossa), 36 specie di insetti xylofagi (tra cui la Rosalia alpina e il raro Plagionotus detritus, specie legata alle vecchie querce), 45 specie di uccelli, 22 di mammiferi (di cui 8 specie di pipistrelli). Uno studio in collaborazione con il Museo di storia naturale di Lugano ha permesso di censire 180 specie di funghi (di cui 7 nella lista rossa). La notevole diversità di ambiente si riflette anche sulla ricchezza della flora. Nell’estate 2012 sono state censite 240 specie vegetali, di cui 2 specie di orchidee protette (orchidea macchiata di Fuchs e orchidea candida).

Le Valli di Busai e Soladino sono ancora meno conosciute dal profilo faunistico, ma già gli elementi contenuti nelle varie banche dati indicano una ricchezza persino superiore alla Valle di Lodano, ad esempio 92 specie di farfalle, 46 specie di insetti xylofagi, 84 specie di uccelli e 25 specie di mammiferi. Ancora meno studiati sono i funghi e la flora che però annovera cinque piante di particolare interesse naturalistico: l’aglio angoloso, la Bardana lanuta, la rarissima Festuca annua, la Temerice alpina e il Lino delle fate piumoso. La recente istituzione della riserva forestale (2020) aiuterà a colmare le lacune.

Per scoprire la Valle di Lodano sono proposti 4 itinerari, difficoltà T2, due percorribili in un giorno, mentre gli altri due richiedono il pernottamento all’Alp da Canaa (www.valledilodano.ch). Sulla piazza di Lodano si trova un piccolo infopoint. Per la Valle di Soladino, il punto di ristoro e pernottamento è garantito dalla capanna Alzasca, di proprietà del CAS.

Il WWF si congratula con i Patriziati di Lodano, Giumaglio e Someo, il Comune di Maggia, l’Ufficio forestale del VII circondario e l’Antenna Vallemaggia per l’impegno profuso nella tutela di questo territorio che potrebbe diventare patrimonio dell’umanità.

Il re della faggeta

Il cerambice del faggio (Rosalia alpina) è un coleottero noto per la particolare colorazione nera e blu e per i ciuffi neri presenti sui segmenti delle antenne. La colorazione si addice perfettamente a mimetizzarsi nel suo ambiente preferito: le faggete. Il suo nome latino è fuorviante in quanto la specie è diffusa anche al di fuori delle Alpi, nelle faggete europee, dai Cantabrici fino al Caucaso. Grazie alla lunghezza del corpo che può arrivare fino a 40 mm, è tra i rappresentanti più grandi dell’ordine dei coleotteri. Purtroppo, la specie ha subito dei crolli drammatici delle popolazioni laddove i boschi di faggio sono sfruttati intensamente per soddisfare la richiesta di legna da ardere o per l’assenza di legno morto in piedi o al suolo.

La meravigliosa colorazione della Rosalia alpina si rivela solo sotto una lente d’ingrandimento. In linea di principio, il coleottero è di colore nero. La maggior parte del corpo è ricoperta da un fitto tomento, composto da peli molto fini, azzurri, grigi blu e blu scuro. Anche le macchie nere sul dorso e sulle elitre sono coperte di tomento, costituito da peli neri fini e densi che conferiscono alle macchie il loro aspetto vellutato. L’enorme variabilità ha portato anche alla descrizione e alla designazione di oltre cento sottospecie. Tra le variabili più appariscenti, ma anche le più rare, ci sono forme estreme come la Rosalia alpina a. unicolor, che è di colore blu chiaro, e la Rosalia alpina a. croissandeaui, che è quasi totalmente nera. Inoltre, ci sono forme con una colorazione rosa pallido invece che blu.

Nell’Europa centrale, la Rosalia alpina preferisce le faggete primordiali sui pendii esposti a sud o a ovest, dalla regione montana a quella subalpina fino ai 1’500 m.s.m. Gli adulti sono attivi da fine giugno ai primi di settembre. In Europa centrale la specie si sviluppa nei boschi di faggio maturi, esposti al sole, molto raramente negli acereti o nei boschi di latifoglie miste. Gli alberi morti o in decomposizione esposti al sole, i rami morti o le zone danneggiate in alberi altrimenti sani sono adatti al loro sviluppo. Tali condizioni si trovano normalmente nel legno morto in piedi, che può essere popolato per un lungo periodo di tempo, fino a dieci anni.

La specie è protetta dall’allegato II della Convenzione di Berna e gode di protezione in tutta Europa. Ciò significa che è severamente vietato catturare, uccidere, possedere o commerciare individui o parti di essi, così come i loro stadi di sviluppo. Anche le popolazioni esistenti e i loro habitat godono di una rigorosa protezione. La riserva forestale delle Valle di Lodano, Busai e Soladino costituisce un valido esempio di tutela di questa specie e del suo habitat.

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